L’abbraccio universale di Lenny

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Non è semplice tracciare in breve le numerose qualità di un uomo dalla personalità così sfaccettata, capace di riflettere nel proprio lavoro molteplici traguardi interiori e una continua ricerca estetica.

Nel profilo poliedrico del direttore d’orchestra acclamato in tutto il mondo, dell’uomo coltissimo, del pianista e del compositore di successo, pulsa costantemente il talento innato del divulgatore e del pedagogo che si fa gioia incontenibile nella condivisione, parametro fondamentale della sua dimensione artistica.

Ecco come Leonard Bernstein venne descritto in un’intervista da John Mauceri, uno dei suoi più cari collaboratori:

Come musicista è stato senza dubbio uno dei grandi direttori d’orchestra del Ventesimo secolo, ma è stato prima di tutto un grande maestro, poiché considerava le sue esecuzioni come un modo di spiegare, di portare alla luce che cosa veramente fosse la musica che stava dirigendo. Karajan, per esempio, non era affatto interessato a chiarire, a risolvere il mistero della musica; anzi amava il mistero, e nel suo modo di fare musica si trova sempre un certo grado di ambiguità. Bernstein cercava il modo migliore per dimostrare, per fare capire, e in questo senso le sue scelte musicali erano quelle di un pedagogo. Lavorava moltissimo con i giovani, e ci sono migliaia di ragazzi e ragazze che hanno studiato o suonato con lui: è grazie a loro che questa eredità è tuttora così viva nel mondo.

C’è qualcosa di profondamente nuovo nel suo modo di esprimersi. La sua capacità di affrontare e mescolare stili e linguaggi più diversi, di umanizzare tutto ciò che lo interessava artisticamente lo rende artefice di un dialogo continuo con il suo fruitore e il mondo che lo circonda.

È limitante cercare di descrivere e celebrare la grandezza dell’artista isolandone i diversi aspetti di una formazione tutta americana, della personalità così eclettica, inquieta, malinconica, controversa, a volte fraintesa per i suoi entusiasmi adolescenziali. La sua vita è segnata dai ritmi di un’attività frenetica e compulsiva, dai continui innamoramenti, dalla famiglia, dalla bisessualità e dalla voglia irrefrenabile di capire il mondo.

Nel suo repertorio c’è l’interesse per ogni epoca e genere musicale, ci sono Haydn, Beethoven, Stravinsky, Sibelius, Shostakovic, Ives, Copland, molti compositori contemporanei e Gustav Mahler al quale si sentiva più empaticamente legato dall’affinità di chi crea e interpreta, dirige ed esegue: è ancora di riferimento il ciclo completo delle sinfonie che Bernstein registrò negli anni Sessanta.

Questa è un’anteprima del saggio di Nicola Guerini, in versione integrale sul nostro prossimo numero “100 anni di Leonard Bernstein” disponibile qui

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