L'Empio Punito

L’Empio Punito, la rinascita di un’opera

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Grazie ad una collaborazione tra Reate Festival, Accademia Filarmonica Romana, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro di Roma e Fondazione Alberto Sordi, l’Empio Punito di Alessandro Melani è tornato a Roma dopo più di 350 anni. Prima di questa nuova impresa, le poche riproposizioni dell’opera di Melani erano state effettuate in forma di concerto, ma mai in Italia. Già questo dà una misura dell’importanza dell’operazione condotta dal Reate Festival, capace di suscitare un sincero interesse per la riscoperta di un’opera che, pur non avendo posto tra i capolavori immortali della storia della musica, offre certamente uno spaccato stilistico illuminante sulla realtà del barocco romano intorno alla metà del diciassettesimo secolo. La vicenda, basata sulle storie narrate nel Burlador de Sevilla, comun denominatore con il più celebre Dissoluto Punito ossia Don Giovanni, è ambientata tra i monti della Macedonia. Le somiglianze con il capolavoro del salisburghese, a livello di trama, sono evidenti, ma altrettanto chiare sono le differenze sia negli intenti che nella resa drammatica della vicenda, ma questo non priva di valore il lavoro di Melani, che tra le altre cose è divenuto celebre come prima resa operistica del soggetto del Don Giovanni.

La musica

Ad interpretare la partitura è l’Ensemble Barocco del Reate Festival, guidato da Alessandro Quarta, uno specialista del repertorio del periodo. Per quanto il suo gesto non sia alla vista particolarmente fluido, il risultato è sempre soddisfacente, riuscendo a levigare le rare asperità che la partitura presenta. Il suo accompagnamento al continuo nei recitativi è, per l’appunto, un accompagnamento: mai sopra le righe, ma sempre vivace ed abile nel tenere musicalmente le redini dell’azione. Il lavoro di ricamo del direttore si riflette anche sulla performance dell’ensemble, che restituisce un suono sempre denso ma ben amalgamato con il canto e l’azione scenica, fatte salve poche piccole sbavature che non intaccano la performance nell’insieme. Particolarmente brillanti sono le performance degli archi nei passaggi in pizzicato: la direzione di Quarta riesce a rendere la sezione capace al tempo stesso di essere elegante ed un po’ frivola, come consequenziale contrappunto alla vicenda e allo stile compositivo di Melani.

Empio Punito

La Regia

La regia di questa prima resa in tempi moderni è stata affidata all’estro di Cesare Scarton, navigato regista formatosi nel Conservatorio di Santa Cecilia avente alle spalle un’esperienza corposa con il repertorio barocco. La prima scena ci presenta un contesto “balneare”: i cantanti sono vestiti in costumi da spiaggia e si mostrano spensierati. L’ambientazione serve ad introdurre il personaggio di Acrimante, che il libretto vuole sopravvissuto di un naufragio assieme al suo fido servitore Bibi. I due trovano accoglienza presso la corte del Re macedone Atrace, la cui reggia farà da scenografia al resto della vicenda. La scena è sempre molto “piena”, con il palcoscenico fornito di pannelli e blocchi che di volta in volta spostati o riordinati diversamente creano una vivace illusione scenica, anche grazie al contributo di un sapiente gioco cromatico di luci. Probabilmente la scelta più vincente dal punto di vista dell’impatto visivo è quella del Convitato di Pietra, che si mostra in una sagoma vuota dalle sembianze umane, creata dall’avvicinamento di due pannelli. Questa scelta riesce a bilanciare le carenze della musica di Melani, che invece non rende al meglio il senso del dramma legato all’apparizione ultraterrena; o meglio, probabilmente svolge un lavoro perfettamente adeguato per il tempo in cui fu creata, ma lascia piuttosto freddi quanti abbiano incontrato il Don Giovanni mozartiano. L’insieme nel suo complesso è comunque molto soddisfacente. All’apparato scenografico intelligentemente minimale fa poi da contraltare la sontuosità del piccolo teatro Romano, che fornisce un contesto veramente appropriato per una rappresentazione di questo genere.

Gli interpreti

Il cast di questa produzione è composto in maggioranza da giovani, la maggior parte dei quali in una fase di avvio della propria carriera, puntellati da nomi già affermati in alcuni dei ruoli più delicati. C’è da dire che un titolo del genere è un banco di prova decisamente impegnativo, sia per l’assenza pressoché totale di riferimenti che per l’esigente regia di Scarton. Tra le voci più celebri spiccano quella di Riccardo Pisani, tenore, nel ruolo Tidemo e del Convitato di Pietra, e quella di Mauro Borgioni, che ha impersonato Acrimante, entrambi specialisti del repertorio seicentesco. Dal punto di vista della presenza scenica invece merita una menzione d’onore Giacomo Nanni, che rende alla perfezione il suo ruolo di servo opportunista e scapestrato, oltre che nel canto, con una mimica divertente e riuscendo a rendere i piccoli straordinari che gli vengono demandati con grande naturalezza. Nella parte femminile del cast si sono distinte Sabrina Cortese, nel ruolo di Atamira, Michela Guarrera, nel ruolo di Ipomene, e Maria Elena Pepi, una sorta di jolly impiegata in più ruoli solo teoricamente “minori”. Una menzione speciale la merita infine Alessio Tosi, interprete en travesti della parte di Delfa, oltre che per una performance canore assolutamente all’altezza, per la naturalezza con cui si è mosso e dimenato per tutto il palco con un tacco decisamente impegnativo.

L'Empio punito

Il Reate Festival è una manifestazione che da sempre privilegia il senso della riscoperta di grandi opere del passato, che siano semplicemente cadute nel dimenticatoio o addirittura completamente obliate. La fortuna di questa operazione sta non solo nel riscontro di pubblico, che appariva sinceramente entusiasta, ma anche nell’onda lunga che può generare per permettere un allargamento della nostra conoscenza del repertorio barocco, inquadrandolo in una prospettiva storica ma al tempo stesso rendendolo, con accortezza, più prossimo al nostro gusto moderno.

Filippo Simonelli

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Filippo Simonelli

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Studente di composizione al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, chitarrista di formazione. Laureato in Scienze Politiche con tanta voglia di scrivere, direttore di Quinte Parallele.