Glenn Gould

Glenn Gould lettore-narratore di Sibelius

In Compositori, Musica e Altri Mondi by Matteo Poiani0 Comments

Potrebbe sembrare molto strano che Glenn Gould abbia scritto a proposito di Jean Sibelius ma è assai meno, o assai più, bizzarro di quanto sembri. Nel volume L’ala del turbine intelligente sono raccolti (alcuni) suoi scritti sulla musica che spaziano da Bach a Stockhausen, da Mozart a Schönberg. Gould conosceva affatto la musica, anche quella a lui contemporanea, e non ritirava di fronte alle sfide impervie. Trascrizioni fantastiche sono quelle di Wagner, in particolare L’idillio di Sigrifido, composto da Wagner nel Natale del 1870 per un ensemble di tredici strumenti in onore del compleanno di sua moglie, Cosima Liszt-Wagner. Questa composizione non fu solo trascritta, ma fu anche eseguita da Gould nella sua versione originale wagneriana e fu registrata nel settembre del 1982, un mese prima di morire. Sempre qualche mese prima della morte – alla fatidica età di cinquant’anni, dopo la quale aveva promesso di smettere di suonare – in una sala di registrazione dispersa nel nulla su uno Yamaha a mezza coda si mise a suonare per tutta la notte le sue trascrizioni di tutte le opere di Richard Strauss. Per quest’ultimo Gould scrisse varie pagine, tutte molto interessanti: si spazia da aspetti biografici ad analisi precise di opere come Enoch Arden e poi giudizi complessivi su tutta la sua attività da compositore. Di Strauss, Gould ci lasciò anche delle registrazioni, mostrando il virtuosismo che invece andava sempre più a nascondere con i rallentamenti quasi ossessivi che lo tormentavano in guisa di una maggiore – forse troppo profonda – introspezione nel brano. Leggere la musica contemporanea per Gould è necessità artistica, respiro musicale. Ma, come tutto il resto, “leggere” prende in lui un significato ossessivo, e dunque diventa studio e analisi, critica e controcritica, amore e odio, uomini vs. animali. Non c’è nulla che tenga all’analisi di Glenn Gould, il suo svolazzare su ogni musica gli rende analisi che hanno una profondità armonica e formale non indifferente, come capita con il concerto di Schönberg, ripreso più volte in sé stesso e poi in comparazione con i concerti di Mozart, oppure con Hindemith, da lui registrato (oltre che amato), oppure ancora la musica sovietica e gli approfondimenti su Prokof’ev e Skrjabin, per non parlare delle critiche al mondo dei compositori, come il suo affondo a Boulez per il scandaloso articolo Schoenberg est mort. Insomma, quando pensiamo a Glenn Gould, possiamo – e dobbiamo – pensare ad un uomo che è del tutto lontano dal mondo, un uomo misogino che ama solo i suoi cani e la sua puzzola, un uomo che non suona più in pubblico ma solo in privato e ogni tanto registrando compact disc, con incluso l’assedio e la fatica aberrante dei tecnici del suono.
Ovviamente tra tutte queste stranezze non poteva mancare la registrazione delle opere pianistiche di Jean Sibelius, avvenuta nel 1977. Se Sibelius, e non a torto, è conosciuto per le sue opere sinfoniche tardo romantiche, in particolare la seconda sinfonia e il concerto per violino, Gould deve concentrarsi sulle opere meno conosciute, cioè quelle per pianoforte. L’atteggiamento non snobistico di Gould fa sì che la sua attenzione si sia focalizzata sulle opere cadute nell’oblio. Nel catalogo ci sono opere minori, come moltissime bagatelle, ma anche tantissime Romanze senza parole e anche una Sonata. La qualità di Sibelius come compositore per pianoforte si può vedere in contrasto al sinfonico tardo romantico. In un’epoca di predominio dell’orchestra, pensata come medium della vera musica, non si cimenta in un pianoforte che la eguagli, ma piuttosto nel contrario, cioè all’essenziale. La sua scrittura è asciutta, il suo contrappunto sobrio pre-classico. Non si ricerca una trama sonora altra da portare sul pianoforte, ma una musica per pianoforte. Nelle sonatine, composte durante le ardite sperimentazioni formali della Quarta sinfonia, vengono risaltati i rapporti armonici con una regolarità architettonica affatto semplice e priva di ampi sviluppi interni. In questa semplicità Gould mostra al lettore le insidie interne, gli eterni ritardi delle esposizioni armoniche di Sibelius, gli sviluppi dal sapore mozartiano che puntano direttamente alla ripresa. In questa sobrietà si cercano gli enigmi, si vogliono scovare le riprese degli antichi (Haydn, Mozart, Beethoven,…) aggiungendo quel tocco di curiosità a tutto ciò che appare semplice.

La curiosità di Glenn Gould è per il repertorio, quello minore post-romantico, da tutti ignorato, ma che nasconde enigmi ancora oggi interessanti per noi.

Come si è accennato nell’introduzione, Gould lavorò assai anche su Strauss. Tim Page nella curatela pone gli scritti di Strauss e di Sibelius vicini, così da tenere unito quell’amore di Gould per il “conservatorismo relativo” della prima metà del novecento. Richard Strauss non è del tutto estraneo a Sibelius, e c’è un motivo perché entrambi furono studiati da Glenn Gould. Innanzitutto a Strauss vengono dedicati più scritti, più attenzione almeno nella riflessione teorica, mentre a Sibelius vengono dedicate poche pagine e registrazioni molto tardive. Quasi coetanei, ebbero la loro fortuna dopo la Prima Guerra Mondiale, con la première del Rosenkavalier e la stesura della Quarta Sinfonia. Negli anni seguenti però presero due strade differenti: mentre Sibelius scelse il silenzio (quasi trentennale), Strauss optò per una scrittura spiccatamente antimodernista. Ma non fu del tutto così, in fin dei conti quest’ultimo “embraced indirection, the manipulation of fragments, the construction of memory, and the primacy of irony and resignation, strategies located both in the artificiality of music’s material and its susceptibility to connections and analogies with the linguistic, mentre Sibelius “in his maturity appropriated a constructive modernist architectural model for writing music”.
Il loro approccio verso il futuro era completamente diverso e quegli enigmi che Sibelius vedeva nella vita furono presi da Gould nelle piccole pagine pianistiche, e furono portati ai suoi, folli, lettori.

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Matteo Poiani