Bruckner

L’incompiutezza della Nona Sinfonia di Bruckner tra misticismo e storicismo

In Compositori by Matteo Macinanti0 Comments

Germania anno 1939
«Bruckner è stato destinato a rendere reale il sovrannaturale, a rivelare il divino nel nostro mondo umano».
Così si esprimeva, pochi mesi prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il direttore della Internationale Bruckner-Gesellschaft, Wilhelm Furtwängler, nel tenere la sua concione sul compositore di Ansfelden.
Anton Bruckner era morto più di quaranta anni prima lasciando incompiuto il suo opus ultimum, la Nona Sinfonia, a proposito della quale aveva scritto:

“Ho già dedicato delle sinfonie a due Maestà, il povero Re Ludovico e il nostro illustre Imperatore, in quanto le riconosco come le più alte maestà terrestri. Ora dedico il mio ultimo lavoro alla Maestà delle Maestà, il mio caro Signore, e spero che mi conceda tempo sufficiente per completarlo e accettare con misericordia il mio dono”

Sfortunatamente questo tempo sufficiente non venne concesso, e così la Nona rimase orfana di compositore e mutilata dell’ultimo movimento.
La consacrazione ufficiale dell’ultimo lavoro di Bruckner avvenne tuttavia diverse decine d’anni dopo, in un periodo coincidente con l’ascesa del Terzo Reich e del suo Cancelliere, Adolf Hitler.
Il Führer non aveva mai nascosto la sua predilezione per il compositore: oltre a condividere la comune provenienza da due città austriache di provincia, entrambi dovettero confrontarsi con le difficoltà a misurarsi e ad integrarsi con l’establishment culturale, l’uno da pittore e l’altro da compositore.
Così come la sua Austria, anche Bruckner negli anni ’30 subì il proprio Anschluss: è del 1937 la cerimonia di installazione del busto del compositore all’interno del Walhalla, il pantheon tedesco voluto da Ludovico I a Ratisbona per commemorare i grandi uomini della patria.
Nel suo discorso celebrativo, il Ministro della Propaganda del Terzo Reich, Joseph Goebbels, affermava:

Hitler e Bruckner

Hitler posa una ghirlanda di fiori davanti al busto di Bruckner.

“Mein Führer,
oggi ci siamo riuniti insieme a Voi, in questo luogo sacro per onorare uno dei più grandi maestri della musica tedesca. […] Il popolo tedesco si sente chiamato in causa per contemplare con gratitudine questo genio che, come Beethoven prima di lui, ha lasciato a noi e al mondo un’eredità artistica di nove imponenti sinfonie e che appartiene ai tesori più fieri della nostra cultura musicale nazionale.”

Oltre a tale insediamento regale, effetti di questa appropriazione del compositore da parte del regime nazista furono l’assegnazione della prima medaglia d’onore della Bruckner-Gesellschaft a Hitler stesso e, fatto culturalmente più rilevante, la decisione da parte del Governo di finanziare la Società bruckneriana con un sussidio annuale per la prima edizione critica della Gesamstausgabe, l’opera completa delle composizioni di Bruckner.
Come ha efficacemente documentato Benjamin Korstvedt, il rapporto del regime con il compositore austriaco si attuava anche con la rappresentazione di Bruckner come eroe ariano e attraverso l’identificazione della sua musica con una spiritualità mitica e ormai perduta. Nell’Introduzione alla biografia del compositore scritta da Robert Haas, curatore della prima edizione, si può leggere:

“Nell’era delle macchine e del materialismo [la musica di Bruckner] contiene il pieno potere primordiale del misticismo tedesco”.

Anche lo stesso Goebbels, nel discorso già citato, aveva individuato la “quasi mistica connessione con la natura” che legava Bruckner alla “grande patria tedesca” .L’accostamento tra il compositore e la sfera mistica non era un caso; come afferma Bryan Gilliam, “l’immagine del Bruckner devoto come «mistico visionario» fu sfruttata in seguito alla rottura delle relazione tra Berlino e il Vaticano nel 1936. Il Nazionalsocialismo aveva infatti formulato una nuova confessione religiosa denominata Gottgläubig (credenza in Dio) che riconosceva l’identità nazionalista tedesca come una religione essa stessa.”
Tale credo venne poi denunciato nella celebre enciclica del 1937 Mit brennender Sorge di Papa Pio XI. Il Pontefice, preoccupato dalla situazione religiosa tedesca, arrivava infatti a dire che:

“chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti. Né è tale chi, seguendo una sedicente concezione precristiana dell’antico germanesimo, pone in luogo del Dio personale il fato tetro e impersonale, rinnegando la sapienza divina e la sua provvidenza […] Un simile uomo non può pretendere di essere annoverato fra i veri credenti.”

La componente “cattolica” del compositore dalla incrollabile fede romana fu di fatto epurata e le Sinfonie di Bruckner divennero così il linguaggio della “heil’ge deutsche Kunst”, la sacra arte tedesca: “la sua è un’anima radicata direttamente in Dio e nel Volk; il Dio invocato in un Adagio bruckneriano è quello della mistica medievale tedesca, non necessariamente quello della chiesa” (Karl Grunsky).
È in quest’ottica che si può andare a riprendere il discorso di Furtwängler citato in apertura. Dopo aver chiaramente affermato che “[Bruckner] non operava per l’oggi; nella sua arte, pensava soltanto all’eternità, e per l’eternità ha creato”, il celebre direttore d’orchestra proseguiva così:

“Fosse per il travaglio della lotta contro i demoni oppure per l’empito di una celeste trasfigurazione, tutto il pensiero e il sentire di quest’uomo erano ardentemente orientati verso il divino, in lui e sopra di lui. In fondo, più che un musicista, era in realtà un epigono di quei mistici tedeschi, come Meister Eckhardt”.

E infine si chiedeva:

“Che cosa c’è da meravigliarsi se egli fu sempre un estraneo in questa vita terrena, se fu incapace di comprenderla, perché privo d’interesse nei suoi confronti?”

Sarà ora necessario pertanto approcciarsi alla Nona Sinfonia con la lente suggeritaci da Furtwängler, in modo tale da attraversare quel ponte, da lui edificato, tra due mondi così — almeno apparentemente — lontani come la mistica speculativa del XIII secolo e il misticismo musicale di Bruckner.

Matteo Macinanti


Questa è solo un’anteprima dell’articolo su Bruckner, pubblicato in “Storie Incompiute“, il numero di Quinte Parallele uscito a Dicembre 2018. Per scoprirne di più, clicca qui.

About the Author

Matteo Macinanti

Romano di nascita e per passione. A 8/9 anni ho ascoltato per la prima volta Giovanni Sebastiano Ruscello e da quel dì non ho più ho smesso di essere musicopatico. Sono diplomato in Clarinetto al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e studio Musicologia a Roma e a Parigi.