Michele Chinellato ai concerti del Tempietto

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All’ottava serata della rassegna Pianofriends è il turno del genovese Michele Chinellato, con una serata stavolta completamente dedicata a quattro “giganti” del pianismo ottocentesco, con brani sicuramente molto frequentati nei repertori concertistici ma comunque interpretati con grande rispetto e attenzione dal giovane pianista.

Si comincia con la celeberrima Sonata n.17 di Beethoven, La tempesta, introdotta da forti contrasti di colore, con un accordo arpeggiato in La maggiore a cui segue una rapida e brusca cascatella di crome che si dirigono verso la tonalità della composizione (Re minore). Forse non sempre è stata resa questa natura contrastata della sonata, che procede all’inizio in maniera quasi improvvisata, incerta, e di cui l’interprete non rende sempre la fragilità intrinseca. Ma si tratta comunque di una prova incredibile per l’esecutore, che lascia tutti senza fiato al momento dell’Adagio, accompagnato dai persistenti tremuli del basso, quasi come dei timpani, mentre la mano destra esprime tutta la cantabilità liederistica del brano.

Il secondo autore in questo percorso è, come nell’appuntamento precedente, Robert Schumann, con la Novellette op.21 n.8. Si tratta di brani di grandissima ricchezza ritmica e armonica, tipiche dello Schumann del primo periodo, scisso nella sua personalità come nella sua musica, proseguendo il discorso di contrasti enunciato con la sonata beethoveniana, Ma se nel maestro di Bonn si ha dialogo, qui gli accostamenti sono bruschi, fra gravità e scherzo, ritmi solenni e puntati, e bisogna dire che Chinellato dimostra di aver compreso alla perfezione queste due anime, esprimendo nel secondo Trio la leggerezza dei ritmi puntati e vivaci del tema, per poi passare con naturalezza alla delicatezza struggente del cantabile e tornare al tema iniziale con grande versatilità.

I protagonisti della seconda sezione del concerto sono i due grandi virtuosi del pianoforte par exellence, Chopin e Liszt.

Ad aprire le danze infatti è il Notturno op. 48 n. 1, che inizia con una marcia melodicamente e ritmicamente complessa, per poi proseguire con un corale composto da numerosi accordi arpeggiati, che si complica sempre di più con ottave in terzina che richiedono sicuramente un’energia non indifferente, ma che il pianista riesce a padroneggiare senza oscurare la natura dolente e passionale del brano. Si prosegue con la Polacca op. 53, ovvero l’Eroica, brano ormai stampato nella mente dell’ascoltatore per l’utilizzo in film, pubblicità, animazioni, ma la cui fama non ne oscura certo la bellezza; nonostante la parte più riconoscibile sia quella tematica il brano è caratterizzato da una grande vastità armonica e stilistica, che impegnano il pianista nella sezione del Trio, che presenta un’ostinato di quartine in ottava che richiedono un enorme impegno fisico. Va riconosciuto perciò il merito a Chinellato di non far soffocare l’interpretazione sotto lo sfoggio virtuosistico, discorso anche valido per i due brani che concludono il concerto.

L’ambiente di una foresta e i suoi sospiri fanno da sfondo al brano Waldesrauschen, il primo degli studi sinfonici di Liszt, che con i suoi arpeggi veloci della mano destra sembra anticipare il Ravel di Ondine, in un discorso di piena mimesi naturalistica di immagini e suoni provenienti da un bosco; all’inizio dolce vengono contrapposte immagini più violente di virtuosismo effettistico, per poi tornare alla tranquillità delle sestine iniziali.

In coda, Chinellato termina il concerto con il celebre Mephisto Waltz n.1, inizialmente pensato per orchestra, ma poi arrangiato per pianoforte. Il fascino del Faust aveva già portato Liszt a scrivere la Faust-Symphonie, ma anche nel materiale pianistico il compositore ungherese trova gli strumenti stereotipici della rappresentazione diabolica in musica, in un tripudio di trilli e ottave, melodie seducenti che trascinano l’ascoltatore in un’esecuzione eccellente, che ci conferma il talento del pianista, superando completamente le piccole incertezze dell’incipit.

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Enrico Truffi