Andrea Molteni tra Bach, Beethoven, Chopin e Debussy

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Un’altra serata ai concerti del Tempietto in collaborazione con l’Associazione Pianofriends di Milano.  Protagonista del concerto stavolta è stato il pianista Andrea Molteni, con un programma che spazia nel tempo ma che dalla profondità è accomunato.
Apre il concerto il Preludio e Fuga in Do# minore BWV849 dal Clavicembalo Ben Temperato, vol. 1, di Johann Sebastian Bach.
Un preludio profondo, solenne, quasi sacro eseguito da Andrea Molteni in maniera forse volutamente fredda e distaccata, per non disturbare la sacralità della composizione o forse cautamente fredda e distaccata perché aprire un recital con Bach non è per deboli di cuore.
Segue la fuga, complicata e intricata, a 5 voci, suonata a un tempo rilassato ma che ha permesso al giovane Andrea di riuscire a mettere in risalto ogni voce di soggeto, controsoggetto e divertimento di fuga, con la giusta importanza, senza tralasciare i dettagli, bilanciando bene il peso di tutte le dita, articolando bene ogni nota. Un piccolo dispiacere per le terze piccarde sia a fine preludio che a fine fuga che non hanno brillato della luce che meritavano.
Segue l’intensa Sonata op. 110 di Ludwig van Beethoven.
“Quanto alla seconda Sonata in La bemolle, ho stabilito di dedicarla a qualcuno e presto le farò avere i particolari in proposito.” Aveva scritto il compositore.
Ma in nessuna edizione si è mai trovata questa dedica. Si pensa quindi che Beethoven volle dedicarla a sé stesso, e forse anche per questo ha un carattere molto nuovo, particolare e personale rispetto alle altre. In tutta la sonata si sono percepiti dei contrasti dinamici eccellenti, dai forti profondi al pianissimo quasi impercettibile, come per Bach il pianista è riuscito a bilanciare il peso delle dita e far risaltare le armonie veramente importanti, non scontate, particolari.
I 12 Studi di Fryderyk Chopin op. 10 mettono a dura prova ogni esecutore. Fatti di virtuosismo, misto a cantabilità, misto a prodezze tecniche non indifferenti. Forse questa la parte  migliore della serata e del recital, perché Andrea Molteni, scaricata un po’ di tensione nel mare di note ha dato prova delle sue abilità tecniche e virtuosistiche, senza mostrare apparentemente nessuno sforzo, con leggerezza di tocco e di intenzioni.
Meritati applausi tra i 12 studi (appena concluso il quarto, il sesto e il settimo) smorzano la tensione accumulata, e con un contento sorriso di soddisfazione e di ringraziamento il giovane Andrea si appresta ad andare avanti. Nonostante alla fine la stanchezza sia riuscita a farsi sentire, creando qualche impercettibile momento di imprecisione, la resa dei 12 studi è stata sorprendente, la tensione musicale intrinseca nella composizione e l’energia richiesta dal virtuosismo non sono mai calate, sempre al massimo fino alla fine.
La serata si chiude con i fuochi d’artificio, in tutti i sensi. Infatti ultimo brano della serata, bis escluso, è stato Feux d’artifice dal secondo libro di Preludi di Claude Debussy. Rendere l’idea di una situazione o di un’immagine grazie alla musica era l’intento di Debussy, ed è stato l’intento di Molteni che grazie al suo tocco leggero ma con un equilibrio profondo, pesato e intenso tra le varie sonorità e tra le varie armonie è riuscito a far emergere i più particolari dei dettagli, tutte le luci e i colori dei fuochi d’artificio.

Nel complesso il giovane talento riesce a far emergere le intenzioni musicali giuste, le armonie inaspettate e particolari, a far ascoltare l’idea che un ascoltatore più esperto ha di una composizione, conoscendo gli autori e la loro storia. La pecca è stata magari nel fatto di non entrare appieno nella storia della musica che ha scelto di eseguire, rendendo la sua presenza un po’ distaccata, data la giovanissima età è una cosa più che giustificata, anche considerando il rispetto dovuto e necessario nei confronti degli autori eseguiti, che sono mostri sacri della storia della musica e del pianoforte in primis.

Michela Marchiana 

About the Author

Michela Marchiana

Sono nata a Roma nel 1995. Ho iniziato a studiare il violino all'età di 12 anni. Frequento la facoltà di Musicologia presso La Sapienza e sono diplomata in violino presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. La risposta alla fatidica domanda "Qual è la tua musica preferita?" purtroppo (o per fortuna!) per me non esiste. Mi sono avvicinata al mondo della musica grazie ai miei genitori (non musicisti ma appassionati a tutto tondo) che mi hanno cresciuta a suon di cantautorato italiano misto a rock misto a reggae misto a (strano ma vero) Barbiere di Siviglia e Traviata. Successivamente, iniziato a studiare il violino sotto la guida di un'Insegnante con la "i" maiuscola, ho iniziato a scoprire il mondo dell'orchestra sinfonica e dei gruppi da camera. Dunque, se proprio dovessi dare una risposta sul genere di musica preferito (nell'ambito della musica classica), direi che preferisco la musica da camera, con un amore sconfinato nei confronti del Quartetto. Compositori preferiti? Nessuno dai, a parte la gigantografia di Ludovico in camera.