Tormento ed estasi: Francesca Di Molfetta al Tempietto

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C‘è un canale sotterraneo che collega la Fantasia in Do Minore KV 475 e la Sonata in Do Minore KV 457 di W. A. Mozart, con la Fantasia in Do Maggiore Op. 17 di R. Schumann e con il Momento musicale in Mi Minore Op. 16 n. 4 di S. Rachmaninov.
Comune a tutte queste opere è infatti un’atmosfera sonora intima, individuale e allo stesso tempo tormentata e irrequieta.
Mettere in luce i tratti che avvicinano queste composizioni, provenienti da tre secoli diversi, è quanto è stato fatto dalla giovane pianista Francesca Di Molfetta durante il suo recital romano per i “Concerti del Tempietto”.

Sfruttando la Fantasia di Mozart come preambolo per la successiva Sonata, la pianista getta un ponte, già insito nella comune tonalità, tra questi due capitoli insoliti del repertorio pianistico mozartiano.
A brillare, nell’esecuzione di Francesca Di Molfetta, è l’espressività musicale, effetto risultante dalla scelta di un tempo lento e meditativo.
Nonostante la giovane età (classe 2001), dal tocco della pianista emerge — qualche volta in nuce altre volte in modo più vistoso — un carattere interpretativo già formato e approfondito; esso si attua tramite scelte sapienti di colore e di dinamica, di collegamenti interni, di uso del pedale e di uniformità sintattica del materiale musicale.
Giova inoltre un approccio talvolta moderno e spudorato come nel secondo tempo della Fantasia schumanniana: di fronte all’andamento puntato e sincopato, ai limiti dello swingato, del movimento c’è anche chi, nel pubblico, ridacchia divertito.

Ma è nei momenti lenti che appare chiaramente la personalità di Francesca Di Molfetta: ciò avviene ad esempio in quel “paradiso inseguito” del secondo movimento della sonata mozartiana o ancora nell’ultimo tempo di Schumann.
Il tocco, proveniente rispettivamente dalla tempestosa Coda del primo movimento e dal sardonico secondo tempo della Fantasia in Do, si adatta al contenuto musicale e si ripiega su se stesso in un atteggiamento riflessivo e meditabondo.
Un altro momento particolarmente rilevante dal punto di vista dell’interpretazione è l’apertura del pezzo di Schumann: la frenesia delle quartine veloci iniziali che fanno da contrappunto al lamento del canto vengono eseguite dall’artista con una potenza espressiva notevole che si spegne solo con l’ultima nota del brano.
Così anche in Rachmaninov e in uno dei suoi Momenti più celebri. Le mani della pianista milanese accarezzano il pianoforte e l’esecuzione strappa numerosi applausi al pubblico.

D’altronde Di Molfetta è già avvezza a misurarsi con in pubblico, come si può leggere dalla sua scheda biografica: nel 2015 ha eseguito la Rapsodia In blue di Gershwin a Bacau in Romania con l’orchestra Filarmonica  ‘’M. Jora’’ diretta da Ovidiu Balan; sempre nello stesso anno si esibisce al Teatro Sociale di Como, Spazio Concertiamo Milano Bicocca, Suonando in Pubblico a Casa delle Note.
A ciò si aggiungono anche numerosi premi tra cui ricordiamo i primi posti in rassegne come la “Allievi Musicisti delle Groane”, il Concorso “Città di Tradate”, il Concorso “Sara Preatoni” e il “Premio Antonio Bertolini”

 

Matteo Macinanti

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