Perché i musicisti dovrebbero essere grati a Piero Angela?

In Musica e Altri Mondi by Filippo Simonelli0 Comments

“Quando ero piccolo avevo iniziato a studiare il pianoforte. Dopo aver iniziato volentieri, le lezioni erano diventate sempre più noiose e la mia insegnante era pedante. Arrivai al punto di rinchiudermi in bagno per scappare dalle sue grinfie. […]”

A Piero Angela non piaceva fare musica?

Potrebbe sembrare la frase di un qualsiasi bambino svogliato, o meglio di un adulto che ricorda uno studio più o meno piacevole di uno strumento musicale. Ma se quell’adulto fosse Piero Angela?

Alla presentazione del libro “Lo spartito del Mondo” di Giovanni Bietti, Piero Angela, ospite d’onore dell’Accademia Filarmonica Romana, ha raccontato anche il suo primo incontro con la musica. Tra i vari aneddoti che ha raccontato c’era anche l’incipit di questo pezzo, che suona decisamente bizzarro per chi conosca l’amore che poi lo stesso divulgatore ha sviluppato per la musica, nonché le capacità resistite al passare del tempo.

Certo, il racconto continua. Dopo la fase della clausura nel bagno, pressoché corrispondente agli anni della seconda guerra mondiale, il giovane Piero iniziò a guardare con occhio diverso gli 88 tasti del pianoforte, spinto da un nuovo impulso, quello jazzistico. Armato di pazienza e magari con qualche reminiscenza dell’Hanon, riuscì a far entrare nelle sue mani quegli “standard” che tanto lo appassionavano e che gli permisero di approcciare la musica d’insieme nei sottoscala e nei locali di Torino.
Ma la storia non finisce qui, come è facile immaginare: contento ma non soddisfatto del tutto per il livello raggiunto Angela, oramai sulle soglie della laurea in ingegneria, decide di tornare dalla sua vecchia insegnante (sì, proprio quella da cui si nascondeva), per rimettersi diligentemente allo studio di Bach. Pur con la consapevolezza di essere oramai fuori tempo massimo Piero ha lavorato arrivando fino al diploma di compimento inferiore. E proprio Bach in fondo se l’è portato appresso a lungo. Chi può dimenticare la versione dell’Aria sulla Quarta Corda degli Swingle Singers?
Ebbene, da oggi il più classico dei SuperQuark ha un gemello musicale, in seconda serata. SuperQuark musica, un percorso trasversale tra le musiche colte non attraverso la storia della musica o degli interpreti, ma raccontando vita, evoluzione e miracoli degli strumenti musicali. E la storica sigla da adesso è affiancata da una versione simile del Wachet Auf bachiano. What else?

Il senso di Super Quark Musica

Con le premesse di sopra premesse, non sorprende che la musica abbia avuto un posto di riguardo nei decenni di onorato servizio di Super Quark. Ci sono state già in passato puntate dedicate alla musica, speciali ed approfondimenti, addirittura un documentario a puntate su Mozart, quasi una serie di Netflix ante litteram. Stavolta però è qualcosa di diverso. Non è più soltanto uno spezzone o una parte di un progetto più grande ed interamente dedicato al tema. Certamente si potrebbe obiettare che la stessa Rai offre un panorama piuttosto ricco e con una solida tradizione su Radio 3 e Rai 5, ma purtroppo è una eguaglianza che non regge la prova dei fatti.
Può valere l’illusione alimentata dalla bolla dei musicisti con cui magari siamo a contatto più di frequente che trasmissioni come Suite o le Lezioni di Musica siano il pane quotidiano di tutti, ma i dati di ascolto (linkati sopra sopra i nomi dei rispettivi canali) sono decisamente impietosi da questo punto di vista.

Ora, detto questo, arriviamo al vero valore aggiunto di questo progetto, nell’opinione di chi scrive. Ci si lamenta spesso, anche su queste pagine, della mancanza di divulgazione musicale in Italia, dello scarso pubblico dei concerti e della connotazione demografica di questo che apparentemente lascia poche speranze. Eppure ci sono personaggi popolari, e non divulgatori musicali di professione o musicisti, che decidono di rimestare nelle loro passioni di lunga data e di mettersi in gioco per dar vita ad un prodotto interamente dedicato al mondo della musica. Ci sembra davvero una cosa da poco?

Certo, il programma è in seconda serata e tutto sommato non è neppure sufficientemente lungo per le ambizioni che lo nutrono, ma la divulgazione gentile, garbata ed elegante di Piero Angela al servizio di una materia di nicchia e immancabilmente autoreferenziale come quella musicale può solo portare benefici. A chi è un accanito seguace di tutte le trasmissioni di Quark e dintorni non sarà poi certamente sfuggito il riciclo di alcuni filmati d’epoca, sempre pregevoli nella qualità ma magari poco adatti perché pensati per un altro programma ed un altro format. Senza dubbio si può fare di più e magari c’è anche qualche piccola imprecisione, qualche semplificazione eccessiva che fa storcere il naso ai musicanti più spocchiosi (categoria che comprende anche chi scrive, ad onor del vero); se proprio volessimo anche qualche concessione o meglio qualche ammiccamento un po’ kitsch, ma si tratta sempre opinioni personali ed indimostrabili.
Resta il fatto che un progetto del genere nato da nulla se non il fervore intellettuale e la capacità di un appassionato di lunga data non può che far ben sperare. Magari i dati dello Share daranno un ulteriore segnale positivo, un incentivo a rischiare e ad osare di più.
E se, come recita il mantra decisamente popolare su Facebook, si obbedisse a Piero Angela, magari potremmo trovare presto dei nuovi ascoltatori che vadano oltre alla sola Aria sulla Quarta Corda.

Filippo Simonelli

 

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Filippo Simonelli

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Chitarrista di formazione. Devoto a Johannes Brahms, ho sviluppato col tempo una passione per la musica britannica e per Aaron Copland. Mentre ero alle prese con una laurea in Relazioni Internazionali ho deciso di fondare Quinte Parallele.