Prestissimo, ovvero la musica classica giovane

In Eventi, Prima Pagina by Matteo Camogliano0 Comments

Spotify, Itunes, Soundcloud, sono alcune delle più note app utilizzate quotidianamente dai giovani, e non solo, per ascoltare musica. La velocità con cui oggi possiamo accedere all’ascolto di qualsiasi genere musicale, se paragonata a vent’anni fa quando la musica per essere ascoltata doveva ancora essere acquistata in forma fisica, fosse questa quella di un CD, di una musicassetta o più indietro ancora un vinile, è davvero impressionante. Per non parlare di quando, poco più di un secolo fa, la musica poteva essere ascoltata quasi esclusivamente attraverso l’esperienza diretta, dal vivo.
È evidente che questo cambiamento nell’ industria della musica non è solo un fattore economico e tecnologico, ma una vera e propria rivoluzione sociale. La nostra vita ormai è invasa dalla musica, in qualsiasi ambiente e contesto, quasi in un rapporto di dipendenza, quasi a voler riempire ad ogni costo un silenzio assordante, un silenzio che non siamo più capaci di gestire ed ascoltare. Di pari passo con il boom del mercato e del consumo ossessivo ed utilitaristico della musica va, come spesso accade, la progressiva perdita di valore artistico e culturale della merce in questione, almeno in parte. Non finiamo di ascoltare la nuova hit dell’estate che zac! subito una nuova ne prende il posto, e così via in una fugace rincorsa dietro al mutare delle stagioni e dei gusti degli acquirenti.

Mondi a confronto

Prestissimo. È curioso come questa parola, utilizzata nell’agogica musicale per indicare un andamento decisamente spedito, assuma in seguito a questa breve riflessione iniziale il carattere di una moderna vox media.
Essa si sposa benissimo con il carattere del ragazzo o uomo moderno, che scorre la propria libreria multimediale in modo affannato fino a trovare la canzone desiderata, ma poi annoiato non la lascia terminare e passa alla successiva. La nostra società tecnologica del resto, pur avendo guadagnato in progresso, affidabilità, efficienza e velocità, ha perso un’importante virtù: la pazienza. Lo si vede nei più giovani come negli adulti, osservando la loro frenesia sui social network, al lavoro, nel traffico.
Prestissimo rimanda però, nella sua citata accezione musicale, a tutta un’altra sfera semantica, quella di un mondo perduto, il mondo della grazia dei modi e dei movimenti, della danza e del corteggiamento, dell’inchiostro sulla carta e del lento procedere delle carrozze: il mondo dei secoli tra Seicento e Ottocento. Insomma, se da un lato della medaglia vi è l’irrequietezza contemporanea, dall’altro vi sono proprio la pazienza e la (sana) lentezza dei tempi che furono.

Un festival “giovane”

Prestissimo è il nome del festival patrocinato dall’Accademia Filarmonica Romana, in collaborazione con Arte2o Eventi, alla sua prima edizione, e si presenta come un festival non convenzionale, che coniuga cultura, passione e dedizione, le importanti e storiche istituzioni e le fresche energie dei giovani.
Il titolo del neonato Festival romano richiama così una sorta di dicotomia tra antico e moderno, passato e presente, con tutti i contrasti che ne conseguono.
Questa antitesi ha la sua sintesi nella passione coltivata da moltissimi ragazzi e ragazze, uomini e donne di ogni età e provenienza, innamorati follemente della musica. La loro virtù principale è proprio la pazienza, verso un amante che detesta la fretta ed esige i suoi tempi. La pazienza di imparare a suonare uno strumento, la pazienza di sacrificare il tempo e le energie per uno scopo più alto, la pazienza di studiare un pezzo partendo da un tempo molto adagio, per poi arrivare, grazie all’assiduo esercizio, ad eseguirlo prestissimo ed in modo musicalmente ineccepibile.
Protagonisti assoluti sono dunque alcuni dei migliori talenti usciti dalle più importanti scuole di musica dell’ambiente romano, come il Conservatorio e l’Accademia di Santa Cecilia.
L’aspetto innovativo della rassegna è l’accostamento degli eventi concertistici ad una serie di incontri “talk” con gli stessi artisti, che vogliono avere non solo funzione introduttiva ed esplicativa, ma anche e soprattutto essere occasione di confronto e comprensione con i musicisti in quanto persone, prima ancora che professionisti.

Il filosofo ottocentesco Feuerbach affermava, in relazione ad una riflessione di tipo etico ed antropologico, ma anticipando di circa due secoli le campagne pubblicitarie contro i fast food, “l’uomo è ciò che mangia”, in lingua tedesca “der Mensch ist was er isst”, brillante gioco di parole data la somiglianza tra “ist” (terza persona singolare del verbo “essere”) e “isst” (terza persona singolare del verbo “mangiare”). Si potrebbe utilizzare questa massima in senso musicale, affermando “l’uomo è la musica che ascolta”, e proporre dunque un’alternativa alla “fast music” commerciale, così come lo slow food e i prodotti a km zero sono l’alternativa salutista ed eticamente corretta alle multinazionali dell’alimentazione. Il tutto con una novità non da poco: a curare e ad animare la manifestazione saranno i giovani, contro il più tipico e triste dei cliché che vuole le sale da concerto piene solo di teste candide.

Prestissimo,la festa della musica giovane

Il programma

Concretamente, il festival si articolerà in tre giorni, dal 26 al 28 Giugno, con un Talk per ognuno di essi ed un totale di nove concerti, nella fascia oraria serale dalle 19 alle 22, ed avrà luogo nei bellissimi ambienti quali sono la sala Casella, la sala Affreschi ed i Giardini dell’Accademia Filarmonica Romana.

La giornata inaugurale prevede un Talk avente come tema principale il rapporto tra le istituzioni ed i giovani, presieduto da importanti nomi legati ai maggiori enti coinvolti: Michele Dall’Ongaro, presidente dell’accademia Nazionale di S. Cecilia, Andrea Lucchesini, già direttore dell’Accademia Filarmonica Romana, Roberto Giuliani, direttore in carica del Conservatorio di S. Cecilia in Roma e Nicola Sani, responsabile del comitato dell’Istituto Universitario dei Concerti dell’università La Sapienza.
Subito si inizia con tanta musica: protagonisti sono i giovani e le corde, siano esse quelle pizzicate della chitarra (Flavio Nati, “6Corde nel 9Cento”) quelle sfregate della viola o quelle percosse del pianoforte (Ludovica Vincenti e Matteo Rocchi, “Sulle corde”). Chiude la serata una divertente ed appassionante sfida pianistica “Mozart-Salieri 2.0” tra Gesualdo Coggi e Massimo Spada.

Il secondo giorno prosegue nel solco scavato dal primo, proponendo un incontro con Alessandro Carbonare, primo clarinetta dell’orchesta dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia e padrino del festival, e Gian Marco Ciampa, giovane chitarrista d’eccellenza proveniente dal medesimo Conservatorio, il cui dialogo rappresenta quello di due generazioni e dunque si soffermerà sugli aspetti dell’essere musicista ieri, oggi e domani.
L’offerta musicale, sempre al centro dell’attenzione, è nuovamente molto ricca, si passa da “Respiri”, un inedito duo flauto-fisarmonica (Bianca Fiorito e Samuele Telari), al quartetto Caravaggio (Federico Piccotti, violino -Matteo Mizera, viola – Daniele Mizera, violoncello – Bernat Català, pianoforte) che propone musiche di Mahler, Dvorak, Català, per poi finire con “Clarinotte” in cui si esibisce il trio di clarinetti guidato dallo stesso padrino del festival (Alessandro Carbonare, Luca Cipriano, Perla Cormani).

La terza ed ultima giornata conclude in grande stile il festival, proponendo come protagonisti gli archi in diverse formazioni: in “Strumenti dalla spazio” il Trio improvviso (Andrea Macko, violino – Ambra Chiara Michelangeli, viola – Flavia Massimo, violoncello) inusualmente accompagnato dal ritmo dell’ hang (Luca Bertelli) propone versioni inedite di musiche da Bach a Morricone, a De Andrè e Gazzè; in “Tardo romantica” si torna alla coppia più solida della musica cameristica, violino e pianoforte (Ivos Magoni e Giulia Loperfido) che dialogano grazie a Brahms e Prokofiev. Si spazia anche sulla musica antica suonata con strumenti originali dall’ensemble I Bassifondi (Simone Vallerotonda, tiorba, chitarra e direzione musicale – Stefano Todarello, colascione e chitarra battente – Gabriele Miracle, percussioni), in “Alfabeto Falso” con musiche di Carbonchi, Kapsberger, Piccinini, Valdambrini.
Non può mancare il Talk giornaliero, incentrato sulle problematiche del fare e divulgare la musica (colta) oggi, nonché sulle aspettative e speranze per il futuro, con l’aiuto di Francesco Antonioni, compositore contemporaneo.

Seminare passione

L’intento complessivo del festival è quello di avvicinare il pubblico, giovani ed adulti, al mondo della musica comunemente chiamata “classica”, per far capire come in realtà sia molto più di questo, per rompere quella cortina di pregiudizio che spesso preclude questo genere a molti, con la volontà di mostrare, facendo musica ed ascoltandola, che tra le note si nasconde innanzitutto gioia e vitalità.
Spesso, a detta di molti artisti, l’amore per questo genere nasce casualmente, quasi in modo distratto, come una scintilla che cade sul pagliericcio e divampa in un incendio, quando si assiste per la prima volta o in modo non impegnato ad un concerto dal vivo e poi, inspiegabilmente, ci si ritrova a farlo sempre più frequentemente, fino a non poterne più fare a meno. Le parole a volte non bastano per spiegare questo tipo di avvenimenti, ma la musica non ne ha bisogno, come disse Richard Wagner essa «inizia dove finisce il potere della parola».
Questa è la speranza, seminare il terreno, sia esso più o meno arido, per poter ottenere il massimo raccolto.

Matteo Camogliano

About the Author

Matteo Camogliano

Studio violoncello in Conservatorio a Cuneo e Lettere moderne all'Università degli studi di Torino. Musicalmente sono eclettico e amante di molti generi. Venero mostri sacri come Mahler, Wagner e Beethoven.