Mikko Franck, Il Finlandese Volante

In Interviste by Filippo Simonelli0 Comments

L’Accademia Sibelius di Helsinki è una delle istituzioni musicali più autorevoli di tutta l’Europa del Nord. Lì si sono formate generazioni di compositori, direttori e strumentisti che seguendo le orme del musicista di Haameenlinna hanno portato per il mondo il nome della musica finlandese. Tra i talenti sbocciati nell’Accademia c’è quello di Mikko Franck, oggi direttore d’orchestra tra i più acclamati e richiesti in Europa e nel mondo. Violinista di formazione, ha trovato la via della direzione quasi per caso a 16 anni. Una prova offerta agli studenti della sua classe di violino, due minuti sul podio con una sinfonia di Haydn che furono sufficienti a folgorare Jorma Panula, uno dei principali insegnanti dell’Accademia, che lo prese come suo pupillo.

Nonostante queste premesse ben auguranti, la carriera di Franck non è stata semplice. Chi ha visto almeno una sua registrazione od ha assistito ad un suo concerto, sa che dirige da seduto fin dagli esordi, scegliendo di alzarsi solo nei momenti di maggiore tensione della musica. Un infortunio di gioventù giocando a pallone, seguito da un’operazione mal eseguita, l’hanno costretto a questa soluzione per via dei dolori alla schiena. Ma i lunghi periodi in ospedale sono serviti a far maturare il suo pensiero musicale e le sue scelte di repertorio. In un’intervista del 2004, quando era ancora un astro nascente della direzione, raccontava di come la partitura della Sinfonia Patetica lo avesse accompagnato per tutta la degenza, ed ora è diventata uno dei suoi cavalli di battaglia.

Attorno all’ultima opera di Tchaikovskij e ad un forte nucleo finlandese, ha costruito un repertorio estremamente variegato: “Da quando ho iniziato a dirigere è sempre stato fondamentale avere un repertorio molto ampio sia nella musica sinfonica che nell’opera. Penso che questo mi abbia aiutato sia ad imparare gran parte di quello che so, ad arricchire la mia qualità e soprattutto continua a soddisfare la mia continua curiosità di conoscere ed incontrare nuova musica.
E questo vale anche al di fuori dello studio da registrazione o della sala da concerto: “Non si tratta solo di musica classica in senso stretto: quando sono a casa ascolto tutto fuorché la classica, non si può lavorare sempre!

Ripensando al suo percorso, lascia trapelare una certa soddisfazione: “Se potessi dare un consiglio al me stesso di vent’anni fa, mi direi di essere aperto e curioso a tutte le proposte, cosa che per fortuna sono riuscito a fare abbastanza bene con il tempo. Quello che non è mai cambiato è l’approccio al mio lavoro: amo fare musica, amo fare musica d’insieme con altre persone. E queste non sono cose da sottovalutare. Naturalmente sono cresciuto molto dal punto di vista dell’esperienza, del repertorio: aver lavorato con così tante orchestre in tutto il mondo mi ha insegnato ad adattare il mio metodo alle necessità di ciascuna di esse, a cominciare dal comunicare in maniera chiara anche imparando nuove lingue, perché no! Credo che il lavoro principale di un direttore d’orchestra sia quello di tirare fuori il massimo da ciascun musicista, e anche questo conta.

La titanica partitura dell’Olandese Volante lo attende sul leggio: ogni tanto le rivolge lo sguardo, ma è tutt’altro che spaventato. Dopo lunghi mesi di preparazione e studio la musica wagneriana è diventata quasi docile. “Sono sempre stato abituato a lavorare così. Abbiamo programmato questa rappresentazione con l’Accademia di Santa Cecilia da più di un anno, e sono giorni che non penso ad altro che non sia questo povero olandese! Magari ci sarebbero dei paragoni e dei parallelismi interessanti con altre opere, ma solo con la concentrazione più assoluta su un solo pezzo riesco ad assicurarmi di dare il meglio.

Ha affrontato la sfida wagneriana, in programma a Roma nella settimana dal 25 al 30 marzo, con una grande determinazione. Oramai Franck è di casa a Roma, dove torna spesso in qualità di direttore ospite principale, ma non cessa comunque di sorprendersi. “Avevo già sperimentato la qualità dell’Orchestra dell’Accademia, ma sono rimasto soprattutto sorpreso dal livello del coro. Finalmente con questa produzione ho avuto modo di lavorare faccia a faccia con loro, ed è stata una grande esperienza. In generale mettere in scena un’Opera Concertante è un esperimento interessante. Credo che ci siano più possibilità per il pubblico di costruire la propria sceneggiatura immaginaria partendo solo dalla musica, che di per sé offre già moltissimi dettagli.” L’Olandese Volante non è mai stato eseguito prima d’ora dall’Accademia, lasciando una bella responsabilità nelle mani del direttore finlandese. L’opzione concertante offre delle grandi possibilità interpretative, ma al tempo stesso pone un grande interrogativo: come rendere chiaro il carattere di ciascun personaggio?

In tutte le sue opere, ma in particolare in questa, Wagner ha rappresentato perfettamente in musica gli stati d’animo e i sentimenti dei suoi personaggi. La presenza costante del mare sia nella trama che quasi come personaggio a sé stante, aiuta a dare un filo conduttore per permettere di seguire al meglio la narrazione anche senza un supporto scenico. Ogni personaggio ha un tratto specifico nella musica. L’uso wagneriano dell’orchestra e dei motivi in fondo è funzionale anche per questo.

L’Olandese è solo uno dei tanti momenti della carriera di Franck. Una carriera costruita su musica che spazia tra i secoli, gli stili e i continenti. Ma con un occhio di riguardo per la casa natale, la Finlandia: “Ho lavorato molto a lungo con Einojuhani Rautavaara, che purtroppo è scomparso un paio d’anni fa. Era un mio riferimento musicale, uno dei miei compositori preferiti di sempre ed anche un amico stretto. Per fortuna ci ha lasciato tantissima musica, ed anche qualcosa di inedito che avrò l’onore di presentare l’anno prossimo a Parigi (si tratta di una Fantasia per violino ed orchestra, con solista Hillary Hahn, ndr).”

Anche la Francia, in cui vive e lavora da molti anni, è diventata quasi una seconda casa. “Lavorando molto in Francia ho avuto modo anche di promuovere molto la musica francese, ma spero presto di potermi occupare di nuovo del repertorio finlandese con un occhio per le giovani generazioni.” Anche il futuro riserva progetti importanti, ma bisogna fare le cose per gradi. Con una agenda così fitta, potrebbe sembrare che ci sia poco spazio per i progetti a lungo termine: “I progetti nel futuro ci sono, e sono molti, a cominciare dalla prossima settimana: sarò a Parigi, a dirigere un concerto con musiche di Dutilleux, Martinu e Respighi, e poi una full immersion nel Requiem di Berlioz. Un pezzo mai affrontato, sarà una grossa sfida.” Accanto a questo repertorio più “convenzionale”, c’è un’attenzione particolare per la musica contemporanea. Franck ha aperto spesso le sue stagioni con musica di Dutilleux, o lo stesso Rautavaara. Ma sulla musica contemporanea, almeno per ora, sospende il giudizio: “È difficile parlare di quale sia il sentiero per la musica classica contemporanea, perché quando si parla di contemporanea si mettono insieme tantissimi stili ed idee estetiche differenti. Personalmente la musica è principalmente una questione di emozioni. Non sono una persona cerebrale, e spesso non mi trovo molto a mio agio con musiche che hanno molto di matematico e poco di emozioni e sentimenti.” Eppure un occhio di riguardo per il futuro e per le giovani generazioni Franck lo ha sempre tenuto. E non solo dal punto di vista strettamente musicale. Due anni fa ha indirizzato una cospicua donazione all’Università Metropolia di Helsinki per le attività culturali. E due mesi fa è stato nominato Goodwill Ambassador per l’Unicef.

Mikko Franck in missione con l’UNICEF in Benin, 2018

Anche questo può aiutare a costruire la musica e il pubblico del futuro, assieme ad un lavoro quotidiano di studio e divulgazione: “Ci sono molte persone che esitano ad affacciarsi al mondo della musica classica. Dicono di non capire, di non cogliere il senso. Credo che non sia questo il punto. Non bisogna per forza capire tutto e subito: non sono uno scienziato, eppure continuo ad apprezzare le passeggiate nelle foreste senza conoscere nel dettaglio il DNA di tutte le piante o le strutture degli alberi. Credo che un discorso simile si possa fare anche per la musica classica: noi (musicisti) siamo qui per tutti quelli che si vogliono mettere in gioco ed apprezzare la musica classica, anche chi non è abituato ma magari vuole darle una possibilità. L’unico rischio è che alla fine si innamorino davvero della musica ed inizino ad andare ad ogni concerto.

Filippo Simonelli

About the Author

Filippo Simonelli

Facebook Twitter

Chitarrista di formazione. Devoto a Johannes Brahms, ho sviluppato col tempo una passione per la musica britannica e per Aaron Copland. Mentre ero alle prese con una laurea in Relazioni Internazionali ho deciso di fondare Quinte Parallele.