Un secolo e mezzo e non sentirlo: l’eterna giovinezza del bel Danubio blu

In Musica Sinfonica by Giulia Cucciarelli0 Comments

“Ho diretto Sul bel Danubio blu: ora posso morire felice!” , così ha scherzato il direttore d’orchestra più popolare del momento, il venezuelano Gustavo Dudamel, durante le prove del recente Concerto di Capodanno con la Wiener Philarmoniker.

An der schönen blauen Donau op. 314, per noi meglio noto come Sul bel Danubio blu di Johann Strauss jr, il valzer che tutti hanno ballato almeno una volta, anche solo con la mente, celebra quest’anno il suo 150° anniversario, e lo fa in piena salute.

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Tradizionalmente uno dei bis alla sala dorata del Musikverein di Vienna, è uno dei brani fissi del Concerto: la prassi vuole che alle prime note del celebre valzer il pubblico faccia partire un lungo applauso a cui seguono gli auguri degli orchestrali; ogni anno, da tanti anni, non inizia gennaio in armonia se non si ascolta il direttore d’orchestra pronunciare “Die Wiener Philharmoniker und ich wünschen ihnen Prosit Neujahr!” , prima di chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalle note leggere del valzer più famoso del pianeta: ed è in quel momento che sembra tutto facile, anche i dodici mesi a venire.

La sua melodia rimanda a scenari fiabeschi, stanze barocche, atmosfere che probabilmente esistevano solo nelle sale da ballo della Vienna ottocentesca.Nonostante fosse figlio d’arte, Johann Strauss figlio dovette lottare molto per assecondare il suo talento.

Il padre, celebre compositore e direttore d’orchestra, il cui nome sarà per sempre associato alla Radetzky-Marsch op.228, quella con cui il pubblico si diverte a scandire il tempo con le mani, lo voleva bancario. Fu la madre Anna ad aiutarlo ad aggirare il divieto del padre, e Johann jr prese lezioni di musica proprio dal primo violino dell’orchestra di suo padre, Franz Amon.

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Si dice che quando il padre lo seppe, scaraventò a terra il violino del figlio e lo mandò in pezzi, e ad andare in pezzi fu anche il matrimonio tra Johann Strauss padre e Anna Streim. La strada era in salita, ma ne valse la pena, se col tempo ottenne una fama e un prestigio tali da incoronarlo signore indiscusso della musica da ballo.

Già dopo le prime esibizioni pubbliche, nel 1844, la sua popolarità fu tale che nonostante il timore di offendere Strauss padre, numerosi locali si contendevano la sua presenza alle serate danzanti. Il posto lasciato vacante da Joseph Lanner, uno dei padri fondatori del valzer viennese, era destinato proprio a lui, e questo portò l’umorista Franz Wiest a scrivere: “Buona notte, Lanner! Buona sera Strauss padre! Buon giorno, Strauss figlio!”

Alla metà degli anni ’50 dell’Ottocento, l’importante critico musicale Eduard Hanslick lo definì “il miglior compositore di valzer contemporaneo”Nel 1866 il direttore del prestigioso Wiener Männergesang-Verein, ovvero l’Associazione corale maschile di Vienna, scrisse a Strauss jr di comporre per il suo coro, dopo il rifiuto dell’anno precedente per i troppi impegni. Si trattava proprio di Sul bel Danubio blu, ma per l’autore era la prima opera cantata, e la prima esecuzione, il 13 febbraio 1867, fu un fiasco. Il testo era stato affidato ad un amico d’infanzia, funzionario della Polizia, e le parole dovevano esortare gli austriaci a festeggiare il carnevale nonostante la situazione politica non fosse delle migliori.

Fu durante l’Esposizione universale di Parigi del 1867, in occasione di una cena offerta al personale del Figaro, che fu eseguita la versione orchestrale, e arrivò il primo trionfo, addirittura con venti bis di seguito. Il tema del primo valzer, con un disegno agile e morbido, è presente dall’introduzione alla coda finale; la durata dell’esecuzione è di circa 9 minuti e mezzo e il rischio di ripetitività è scongiurato dai numerosi cambiamenti di tonalità da un valzer all’altro.

I valzer composti da Johann Strauss figlio non sono certo pochi, né senza fama, ma la magia di An der schonen blauen Donau è rimasta unica, resa eterna anche dalle numerose opere cinematografiche che hanno adottato il brano nella colonna sonora: 2001 Odissea nello spazio del 1968 e Titanic del 1997, per citare i più celebri. E poco importa se il titolo presta il fianco alle battute di spirito dei turisti sull’effettivo colore delle acque del fiume: Sul bel Danubio blu festeggerà ancora molti compleanni, perché il pubblico lo ama e con l’amore, si sa, non si invecchia.

Giulia Cucciarelli

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