Bach, Händel e la maledizione di John Taylor

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Primo esponente di una illustre discendenza di medici, John Taylor era, a detta delle cronache del tempo, “una rara combinazione fra un uomo di seria scienza e un ciarlatano nella pratica quotidiana”. Eppure, ciarlatano o no che fosse, si permise il lusso di trascorrere un’esistenza più che mai agiata, fatta di importanti guadagni e fastosi soggiorni nelle capitali europee più in voga. John Taylor, che di professione faceva l’oculista, non passò tuttavia alla storia per le proprie abilità, bensì per i nefasti errori da lui compiuti: il Fato volle che sotto i suoi ferri passarono a pochi anni di distanza due dei più grandi compositori della storia della musica, Johann Sebastian Bach e Georg Friedrich Händel.

Nato nel 1703 a Norwich da una famiglia già affermata di medici, John Taylor fu avviato da giovanissimo alla medesima professione. Prima apprendista a Londra, poi studente a Parigi e laureato a Basilea, Liegi e Colonia, il giovane Taylor si rifiutò tuttavia di svolgere la propria professione in maniera accademica, preferendo un’attività itinerante di città in città da un capo all’altro del continente. Se da un lato tale scelta gli valse fama e notorietà in ogni paese, d’altro canto ciò contribuì a diffondere anche la voce che John Taylor altro non fosse che un ciarlatano da quattro soldi poco affidabile e spesso addirittura disonesto.

Tali voci nascevano dalla particolare metodologia che l’oculista inglese adottava tanto durante le proprie operazioni che in generale nel proprio peregrinare per l’Europa. Si narra che Taylor eseguisse i propri interventi senza anestesia e con strumenti alquanto rudimentali e non certo sterilizzati, puntando più sull’effetto ottico delle proprie azioni che sull’effettiva sicurezza dell’atto e del suo risultato. Consigliando caldamente ai propri pazienti di rimanere bendati per qualche giorno a seguito dell’intervento, egli si dileguava con il guadagno ottenuto, spostandosi verso una nuova piazza prima che la propria fama o le lamentele degli insoddisfatti potessero precederlo. Era tuttavia innegabile, sulla base dei numerosi trattati da lui scritti e studi da lui condotti, che John Taylor possedesse conoscenze e capacità che pochi altri colleghi in tutta Europa potevano vantare, fatto che gli permetteva comunque di continuare ad operare con larga fiducia.

E così, mentre Johann Sebastian Bach deliziava i fedeli di Lipsia e Georg Friedrich Händel faceva girare il proprio nome tra i migliori teatri d’Inghilterra, John Taylor perseguiva una carriera tutt’altro che onesta, ignaro dell’incontro che di lì a poco avrebbe avuto con le due sopracitate celebrità. E’ il 1750 e la miopia che da sempre ha indebolito la vista del genio di Eisenach va peggiorando: le settimane passano e alla difficoltà a vedere si unisce un forte dolore agli occhi, quando, nei primi giorni di marzo, è di passaggio a Lipsia un luminare del campo, tale John Taylor. La carrozza del medico inglese è dirottata a casa Bach e in poche analisi si decide di procedere con una rischiosa operazione, che ha luogo il 28 marzo. Non riuscita, è replicata il 7 del mese successivo. Ancora di risultato incerto, non viene ripetuta. Semplice intuire il perchè: John Taylor non è più a Lipsia.

Johann Sebastian Bach non riacquista più la vista, morendo pochi mesi dopo per una batteriemia probabilmente causata proprio dalle infezioni patite durante gli interventi chirurgici agli occhi. Poco più di un anno dopo, John Taylor si trova a Londra. Curiosamente, anche Georg Friedrich Händel è appena ritornato a Londra. Ancor più curiosamente, il compositore tedesco vi è giunto quasi cieco, a causa del peggiorare progressivo di una cataratta a lui legata ormai da anni. L’incontro tra i due è una formalità e in breve i ferri dell’inglese sfiorano il cristallino del Caro Sassone. E in men che non si dica, il danno è fatto. Händel passa dall’essere quasi cieco all’essere completamente cieco nell’arco di poche settimane ma a ciclo completato non v’è nessuno con cui prendersela: John Taylor è ora in Francia e in una qualunque piazza parigina vende sapienza al prezzo di fiducia.

Fabio Valente


 

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