Valentino e Sofia sovrani dell’Opera di Roma

In Recensioni by Lorenzo Papacci0 Comments

Uscire pienamente soddisfatti dal teatro dopo la visione di un’opera è una sensazione meravigliosa e, purtroppo, non sempre la si può provare, nel caso de “La Traviata” che in questi giorni si sta rappresentando al Teatro dell’Opera di Roma possiamo parlare quasi di un idillio: classe, semplicità e talento contribuiscono a creare una rappresentazione di altissimo livello.

Questa nuova produzione per il Teatro dell’Opera è stata ideata dal grande stilista Valentino Garavani, creatore dell’omonimo brand, che ha disegnato i costumi. Egli ha voluto per la regia Sofia Coppola, già Premio Oscar nel 2004, di cui tutti ricordiamo il film “Marie Antoinette” per il quale ottenne la nomination al Festival di Cannes. Questa è stata la sua prima regia di un’opera lirica, in un’intervista ha detto che non ha trovato grosse differenze con la regia filmica, ha dovuto solo fare l’abitudine con il fatto che nella scena di un’opera c’è una continuità maggiore rispetto al cinema, dove c’è una maggiore separazione, mentre nell’opera la scena deve essere predisposta per tutto l’atto. Sia nella recitazione che nelle scene si è vista l’impronta del cinema: la recitazione è stata volta sin da subito a evidenziare l’aspetto dinamico dell’opera, che spesso viene tralasciato, qui invece si è voluto donare vigore alla recitazione con la buona resa dei colpi di scena, come l’arrivo di Germont o l’oltraggio pubblico di Violetta da parte di Alfredo, anche la scenografia, in un certo senso, è stata resa “viva” in una maniera che verrà illustrata di seguito.

Durante il Preludio si apre il sipario e vediamo la prima scena: siamo nel salone di Violetta rappresentato in maniera piuttosto classica, arredato con preziosi lampadari, poltrone e sedie e delimitato da grandi vetrate, l’elemento predominante però, è l’enorme scala che da accesso ai piani superiori che termina prepotentemente nel centro del salone. Da questa, già metafora dell’ascesa che fra poco farà Violetta, vediamo scendere la protagonista, che Valentino veste di un abito nero meraviglioso con un lungo strascico azzurro che crea un bell’ effetto cromatico sulla scala. La Coppola fa muovere Violetta nel suo salone durante il Preludio con un andamento lento, circospetto, la sua è un’espressione di dolore, che prelude a quello che accadrà nel terzo atto. Con l’entrata degli invitati alla festa tutto si accende e questa vitalità dura fino al momento che Violetta rimarrà sola quando tutto tornerà buio e lei si ritroverà turbata dalle parole di Alfredo.

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Nel secondo atto ci troviamo nella veranda della casa di campagna di Alfredo e Violetta, anche qui si è scelta un’ambientazione classica per la scena ma resa in maniera molto efficace. Sullo sfondo di una grande vetrata panoramica vediamo un paesaggio di campagna che si apre ai nostri occhi ed è questo il tocco che, come già detto sopra, rende la scena viva infatti, lo sfondo si anima e vediamo uccelli che volano e qualche nuvoletta di passaggio su questo ambiente agreste. La veranda è arredata semplicemente da due poltrone e ai lati della scena vediamo una gabbia per uccelli e due grandi alberi di camelie bianche in vaso, che sono un chiaro rimando a Dumas. Qui, troviamo Alfredo ammantato di una vestaglia di velluto verde intento a leggere. Valentino ha scelto di vestire Violetta in quest’atto con un abito bianco con una mantellina di tulle, anche qui vediamo cucita una camelia bianca, oltre al rimando a Dumas, va anche notato come Valentino con quest’abito renda visivo il contrasto e il cambiamento con la Violetta dell’atto precedente, che conduceva una vita mondana da passare nei piaceri, mentre ora questa vive con Alfredo in una rinnovata purezza di sentimenti e d’animo. Quando entra Germont e impone a Violetta di lasciare il figlio vediamo che lo sfondo si anima e quelle che prima erano nuvolette passeggere, ora diventano nubi nere cariche di pioggia e sono la rappresentazione della tempesta che torna nella vita di Violetta che aveva ritrovato per poco la serenità. Qui si è marcato sia il carattere austero e duro di Germont, che questa sua maschera che cade quando vede la rinnovata purezza di Violetta. In seguito, sempre con le nubi sullo sfondo, Alfredo incappa in suo padre e qui la recitazione che ha impostato la Coppola è magistrale: Alfredo, sconvolto per essere stato lasciato, si mostra sin da subito scostante verso il padre e con lo sguardo atterrito quasi fosse in un’altra dimensione ed è poi quello che la scena richiede, perché quando il padre tenta di parlargli, provando anche a perdonarlo con dolcezza, egli non lo ascolta e il suo primo pensiero è scappare alla festa da Violetta.

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La seconda scena del secondo atto vede il palazzo di Flora animarsi di una festa in maschera, sullo sfondo vediamo la Senna e Parigi, sulla scena il colore che predomina è il nero, in aperto contrasto con l’atmosfera ariosa della casa di campagna, così l’arrivo di Violetta, oltre ad essere un colpo di scena, diviene un’esplosione cromatica con il bellissimo vestito di taffetà rosso che indossa, simbolo del grande stilista ed espressione della sua classe. La scena prosegue con i convitati che si disperdono per la cena e si soffermano a guardare i fuochi d’artificio che vediamo sulla Senna nello sfondo animato, nel mentre vediamo lo scontro tra Violetta e Alfredo, anche qui attraverso la recitazione viene evidenziato bene lo struggimento di Violetta, che non rimane indifferente ad Alfredo che cerca di abbracciarla e cerca allo stesso tempo di fuggire da lui, l’atto si chiude con la patita umiliazione di lei, che viene trattata come una prostituta da Alfredo, che in preda all’ira rovescia una sedia, le getta addosso delle banconote e questa distrutta cade a terra per il dolore.

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La camera di Violetta nell’ultimo atto è nuovamente scura e cupa, al suo interno vediamo solamente il letto e un tavolinetto con un specchio e un vaso di fiori. Troviamo lei distesa nel suo letto con alle spalle le tende che si aprono con le stesse pieghe di un sipario su una finestra che da su un cielo limpido, quasi come se la vera scena fosse quel cielo che Violetta sta per raggiungere. Lei indossa ora una vestaglia da notte rosa, anche qui si riconosce il tocco del grande artista e vediamo sulle spalline tre camelie ricoperte da un velo di tulle. L’unico momento di luminosità scenica lo abbiamo quando vediamo riflesse nella finestra le luci del corteo di Carnevale che impazza per le vie di Parigi e passa sotto la strada. La festa, ormai vista da Violetta solo da lontano dalla sua finestra, crea un contrasto tra gli ambienti ormai scuri e silenziosi del palazzo e la strada piena di luci e di canti per il Bue grasso. Anche in questo ultimo atto la regia della Coppola ha reso bene gli ultimi momenti di Violetta presi da queste fiammate di rinnovata vitalità che poi si spegneranno tragicamente e al ritorno di Alfredo questa corre ad abbracciarlo, ma subito la malattia si fa sentire quando questa cade ai piedi del letto dopo aver provato a vestirsi per uscire.

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Sofia Coppola è riuscita nell’impresa di far fuoriuscire l’animo vero dei tre personaggi principali: Violetta che in realtà vive la mondanità come una maschera e desidera l’amore, Alfredo che è infiammato dal sentimento e impulsivo nelle sue azioni, Germont che svolge il suo ruolo di padre e agisce con austerità di fronte a ciò che la società gli impone di fare, ma allo stesso tempo è dolce e compassionevole.

La grande riuscita dello spettacolo oltre che alla parte scenica, costumistica e della recitazione è merito, ovviamente, dei cantanti e dell’orchestra. Francesca Dotto è stata una Violetta semplicemente meravigliosa, forte, vigorosa e commovente allo stesso tempo, magnifica sia nei passaggi di agilità di “Sempre libera” che nell’interpretazione accorata dell “Addio del passato”. Insieme ad Antonio Poli, nel ruolo di Alfredo, hanno creato una coppia di giovani estremamente bella e commovente da vedere, oltre che eccellenti dal punto di vista musicale. Roberto Frontali è stato un grandissimo Germont, tecnicamente impeccabile ci ha regalato una grande performance e ha reso bene le due anime di questo personaggio, duro mentre riscuote il figlio che si è “perso” e pieno di compassione nell’abbracciare Violetta. A loro tre bisogna fare grandi complimenti e una menzione particolare va al direttore Jader Bignamini, all’orchestra e al coro, che hanno dato vitalità alla musica di Verdi riuscendo a interpretare alla perfezione un’opera che spesso viene data per scontata, ma che invece deve narrare attraverso la sua semplicità, questo solo con un lavoro di interpretazione non semplice che qui abbiamo visto realizzato appieno.

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Sicuramente sentiremo parlare di questa produzione a lungo e dobbiamo, qui, fare grandi complimenti sia a Sofia Coppola, che a Valentino per i gioielli che ci ha regalato. La speranza è quella di vedere nuovamente questa coppia vincente lavorare insieme, in particolare possiamo sperare bene per Sofia che, alla sua prima regia operistica, ha ottenuto un risultato eccellente. L’insieme delle parti che hanno lavorato a questa produzione ha creato uno spettacolo meraviglioso, che speriamo diventi lo standard dell’Opera di Roma.

Lorenzo Papacci


Le immagini sono tratte dal sito e dalla pagina Facebook del Teatro dell’Opera di Roma

© Yasuko Kageyama / Teatro dell’Opera di Roma

About the Author

Lorenzo Papacci

Nato nel 1994, studio lettere ad indirizzo musicale all'università "La Sapienza". Melomane convinto e polemico amante di Verdi e Puccini. Se vedo un pianoforte penso a Liszt, degli strumenti ad arco a Vivaldi e un'orchestra a Mozart e Bruckner. Profondamente convinto che la semplicità e l'eleganza in musica portino lontano.