5 ascolti per incontrare Rossini

In Compositori by Filippo Simonelli0 Comments

Se oggi siamo abituati a considerare l’Italia come la terra del bel canto , la gran parte del merito va ad un signore di Pesaro che nacque il 29 febbraio del 1792, e che fu battezzato Giovacchino Antonio Rossini. Oggi è universalmente noto come Gioachino Rossini, ma la sostanza cambia poco, visto che siamo di fronte a uno degli operisti più noti e al tempo stesso necessari della storia dell’opera. Noti perché capita a tutti di fischiettare o di sentirsi in testa un tema rossiniano, che sia quello gioioso del Guglielmo Tell o quello furbo della Gazza Ladra. E non è un caso che i concerti di capodanno del teatro La Fenice di Venezia diano sempre un gran risalto al maestro marchigiano. Maestro che è divenuto necessario per lo svolgersi della storia della musica, perché le sue opere hanno assunto un valore talmente paradigmatico da diventare pietra di paragone per quelli che vennero dopo di lui. Non a caso la villa di Rossini fu meta di pellegrinaggi per musicisti di ogni genere, dai virtuosi come Paganini, Liszt e Giuliani ai “cercatori” come Wagner. E proprio l’universalità della fama di Rossini rappresenta un caso piuttosto raro nella storia della musica ma anche dell’arte in generale. Fu infatti uno dei pochi compositori a ricevere omaggi da compositori più anziani di lui (è il caso delle Rossiniane di Giuliani, composte dal chitarrista sulle arie più celebri delle sue opere) e addirittura una biografia, per quanto romanzata, quando era ancora in vita, per mano di Stendahl. Per riassumere vagamente quel che può essere Rossini, oltre l’aspetto spumeggiante delle sue composizioni più celebri, abbiamo scelto le sue composizioni più distanti tra di loro, nel tentativo di racchiudere gli aspetti meno conosciuti del genio pesarese.

Tutti quanti conoscono la fama di Rossini operista, ed era impossibile non tributargli omaggio in questo senso. Abbiamo scelto quindi due Ouverture, quella forse più celebre del “Guglielmo Tell” diretta da Toscanini e quella della meno nota “La Scala di Seta“, accanto a due arie forse tra le più ricercate, “La Calunnia” da “Il Barbiere di Siviglia” e “Sia Qualunque delle figlie” dalla “Cenerentola“.

Lo Stabat Mater è forse la rappresentazione in musica di uno degli aspetti meno noti di Rossini, il Rossini spirituale che tuttavia non rinuncia alla propria vocazione operistica. Sebbene non sia al livello di fama di quello di Pergolesi, a cui pure l’opera del pesarese si ispira, questo Stabat Mater ha avuto una storia travagliata. Originariamente era stato commissionato da un “fan” di Rossini, Don Varela, che ne aveva espressamente richiesto la destinazione privata. Rossini, a quanto ci dicono le fonti dell’epoca, non era particolarmente entusiasta del lavoro, tanto da averlo lasciato da completare all’amico Giovanni Tadolini, che firmò le ultime pagine del lavoro. Il caso volle che Varela morì pochi anni dopo, e Rossini, in vista di una probabile esecuzione pubblica, decise di completare l’opera di suo pugno, creando la composizione sacra probabilmente più teatrale che la storia della musica ricordi.

Filippo Simonelli

Lorenzo Papacci


 

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Filippo Simonelli

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Chitarrista di formazione. Devoto a Johannes Brahms, ho sviluppato col tempo una passione per la musica britannica e per Aaron Copland. Mentre ero alle prese con una laurea in Relazioni Internazionali ho deciso di fondare Quinte Parallele.