Les Barricades Mystérieuses di François Couperin

François Couperin è una delle colonne del barocco francese che ha potuto sollevarsi grazie al rapporto con la famiglia reale, per la quale ha prestato servizio dal 1693 come organista alla Chapelle Royale di Versailles e come educatore dei principi.

La monumentale opera in cui abbiamo scavato per trovare la perla che vi presentiamo oggi, è l’insieme dei ventisette Ordres per clavicembalo in quattro libri, in particolare il sesto Ordre da cui è tratto questo enigmatico e affascinante rondò del 1717, Les Barricades Mystérieuses. Continua a leggere

Beethoven e le dodici variazioni dal Giuda Maccabeo di Haendel

Quando viene nominato Beethoven è assai comune che all’ascoltatore medio sovvenga un personaggio molto serioso, rabbioso, rude; e, allo stesso modo, quando si pensa alla sua musica, viene in mente l’incipit della quinta sinfonia, i violenti accordi introduttivi della Patetica o la cruda drammaticità della Kreutzer. Possiamo quindi affermare che il musicista di Bonn nasconde un lato spiritoso, giocoso e soprattutto sperimentale che non fu subito colto nell’Ottocento, era degli eroi romantici, degli artisti tormentati, dei sognatori che si oppongono, col cosiddetto streben (“sforzo), alle forze incontrollabili che dominano il mondo. Il Beethoven ironico, virtuoso dal punto di vista compositivo, coi suoi giochi ritmici, i suoi accenti spostati, gli sforzati inattesi, sembra aver aperto una strada che è stata solcata per la prima volta solamente all’inizio del ‘900, da parte di autori che faranno di una musicalità improntata sul ritmo la loro insegna, come ad esempio un certo Igor Stravinsky. Continua a leggere

5 ascolti per incontrare Bartòk

Verso la fine dell’800 prese piede, fra musicologi e compositori, una nuova disciplina, l’etnomuiscologia: questa nuova branca della musicologia si basava sulla comparazione – da qui la definizione di musicologia comparata – di musiche strumentali e danze di molti popoli primitivi, resa possibile dall’invenzione del fonografo da parte di Thomas Edison, nel 1878, che permetteva uno studio diretto dei fonogrammi, ovvero di brevi, ma fedeli, incisioni. L’obiettivo era quello di comprendere i fattori che avevano portato allo sviluppo di un certo tipo di musica, alla sua evoluzione e, soprattutto, i motivi delle differenziazioni “geografiche” delle radici culturali. Fra i primi compositori che si approcciarono a questa nuova disciplina incontriamo proprio il nostro Bela Bartòk (1881 – 1845). Continua a leggere

Guardare l’opera: La Valchiria di Richard Wagner

La giornata inaugurale della Tetralogia assorbe Wagner in maniera furiosa, una sequela di idee musicali si ammucchiano rapidamente nella sua testa tanto che il compositore è costretto ad appuntarle in “selvaggi scarabocchi indecifrabili”: in poco più di sei mesi l’opera è completamente sbozzata e pronta per essere orchestrata nel dettaglio. È davvero singolare la rapidità con la quale Wagner butta giù l’impianto generale della Die Walküre, quella che egli stesso riconosce come “la cosa più bella che io abbia mai composto”; in realtà, quella “fretta” è simbolo di un’urgenza creativa, la necessità di fissare in musica il monodramma di Wotan, la presa di coscienza di essere caduto in una rete inestricabile di contraddizioni che rendono nulla la validità della “grande idea” concepita dal re degli dèi in chiusura del Rheingold. Continua a leggere

Il Don Juan di Strauss: un mito tra desiderio e dissolvimento

“Suona tutto in modo eccellente ed avviene in modo splendido, nonostante sia terribilmente difficile. Provai un vero dispiacere per i poveri corni e le trombe. Soffiarono fino alla nausea, è un lavoro talmente faticoso per loro… Il suono era bello con grande calore e sontuosità, l’intero evento farà un’incredibile impressione qui. Il suono era particolarmente bello nel passaggio in sol maggiore dell’oboe con i contrabbassi a quattro parti, i violoncelli divisi e le viole, tutti con sordina, e i corni tutti con sordina, suonava veramente magico allo stesso modo del complicato passaggio del bisbigliando dell’arpa e dei ponticelli delle viole… Una cosa buona è che nell’insieme il pezzo non è realmente difficile; è soltanto molto duro e impegnativo, ma cinquanta note in un modo o nell’altro non faranno certo alcuna differenza… La prova di ieri fu un successo ai miei occhi, dal momento che vidi che avevo fatto un ulteriore progresso riguardo a una certa sicurezza  nella mia scrittura per orchestra. L’orchestra sembrava godere dell’intero evento malgrado il comprensibile stupore di fronte a tali novità”. Continua a leggere

Ceol na hÉireann: Musiche classiche d’Irlanda in Seán Ó Riada

L’Irlanda è sicuramente tra i luoghi del mondo dove più autenticamente si faccia musica, e nel dire “fare musica” non stiamo parlando unicamente di produzione di opere e composizioni ma dell’importanza capitale che la musica possiede all’interno del tessuto sociale di un luogo dove la testimonianza del proprio patrimonio di canti, danze e strumenti tradizionali assume una parte fondamentale del nucleo genetico nazionale. Anche il lettore che non abbia avuto occasione di trovarvisi può avere un’idea di cosa sia una session di appassionati che nei pub coinvolgono tutti i commensali, o di camminare per le strade di città e paesi, trovandosi ad ogni passo ad ascoltare musica tratta quasi esclusivamente dal repertorio locale. Continua a leggere

Il concerto per violoncello di Dvorak

Nella seconda metà dell’800 il repertorio violoncellistico subisce un notevole ampliamento. Sulla scorta di Schumann, che, primo dopo Haydn, aveva dato nuova luce allo strumento col Concerto in la minore op. 129 (1850), nascono i concerti di Saint – Saens (1872), Lalo (1876) e quello del compostiore ceco Antonin Dvorak. Il concerto fu ultimato tra il 1894 e il 1895, durante il secondo soggiorno americano di Dvorak. A partire dal 1892 e per tre anni, Dvorak ricoprì infatti la carica di Direttore del Conservatorio newyorchese, dove pose a condizione della sua assunzione che anche gli studenti nativi ed afro-americani privi di mezzi economici ma dotati di talento fossero ammessi gratuitamente ai corsi (costituendo così il primo esempio di need-based financial aid della storia americana). Continua a leggere

La sonata per pianoforte di Janàcek

Quando parliamo di Leos Janàcek difficilmente possiamo comprendere realmente di cosa stiamo discutendo. Il compositore ceco, nato nel 1854, è autore di una musica misteriosa, incredibilmente avanti col tempo rispetto ad altri autori suoi coetanei: il suo stile mescola insieme un lirismo di stampo romantico ad un contro-intuitivo utilizzo delle dinamiche, delle modulazioni e del ritmo, fino ad arrivare inspiegabilmente a momenti di delirio. Continua a leggere

Rigoletto, il male di vivere

Se cerchiamo in un vocabolario della lingua italiana il termine “anacronismo”, troviamo questa definizione: “errore di cronologia per cui si attribuiscono cose e fatti caratteristici di un’epoca a un’altra diversa”, oppure “persona, idea, atteggiamento e sim. in contrasto col suo tempo“.

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L’Adagio troppo famoso di Samuel Barber

Johannes Brahms era solito riferirsi alla sua terza sinfonia come a “la mia Sinfonia troppo famosa”, vista la frequenza con cui nella Germania del suo tempo veniva eseguito e riarrangiato soprattutto il celebre terzo movimento.
Allo stesso modo potremmo parlare di un adagio troppo famoso riferendoci al movimento centrale dell’Op.11 di Samuel Barber, oggi universalmente conosciuto come “Adagio for Strings”, che il compositore concepì come parte del suo primo quartetto d’archi. Continua a leggere

Arnold Schönberg, gli anni della crisi e l’impossibilità di una musica “socialista”

«Il mio obiettivo: liberazione totale da tutte le forme. Da tutti i simboli, del contesto e della logica. Così: lontano dal “lavoro motivico”. Via dall’armonia, come fosse cemento o un blocco di un’architettura […]. Via dal pathos […]. La mia musica deve essere breve. […] in due note: non costruita, ma “espressa!”»

Uno dei momenti più affascinanti della produzione schoenberghiana è sicuramente quello legato ai cosiddetti “anni della crisi”, indicativamente il periodo tra il 1908 e il 1912. Il compositore austriaco si era già lasciato alle spalle composizioni elefantiache in tipico stile wagneriano/mahleriano come i Gurrelieder e si avviava inesorabilmente vero gli anni del mutismo, Continua a leggere

5 Ascolti per incontrare Respighi

Ottorino Respighi era eclettico e tradizionalista, un valorizzatore della tradizione italiana e un grande conoscitore di tradizioni estere, violinista, direttore d’orchestra, musicologo e capace di comporre musica che sospinge delle balene a librarsi nel cielo. Se a musicisti che non siano anche cinefili disneyani si può scusare la non conoscenza del lungometraggio Fantasia 2000, in cui delle megattere volano dal mare verso la luce del sole oltre nuvole e temporali accompagnate dai “Pini di Roma” di Respighi, non è altrettanto perdonabile l’oblio in cui troppo spesso, tra programmi didattici e concertistici, finisce tra l’opera di uno dei più grandi interpreti dell’Ottocento italiano. Parliamo di un compositore che è stato allievo di Martucci, Bruch, Rismkij-Korsakov e dal catalogo oltremodo ricco e variegato, che, oltre ai celebri poemi sinfonici per cui principalmente viene ricordato, comprende opere, balletti, musica da camera, composizioni pianistiche, concerti, musica vocale e tante trascrizioni. L’incontro che qui vi proponiamo mira a toccare diverse sfere dell’universo respighiano, ma ciascuna opera meriterebbe un incontro a sé; speriamo, quindi, di spingervi a spulciare tra registrazioni e spartiti di un compositore cui spetta davvero uno spazio importante nella vita musicale italiana (e non solo). Continua a leggere

Il Nietzsche compositore

«Noi incomprensibili. Ci siamo forse mai lamentati di essere fraintesi, misconosciuti, scambiati con altri, calunniati, male ascoltati e inascoltati? Proprio questo è il nostro destino – oh, per lungo tempo ancora! […] – è anche il nostro segno distintivo; non ci onoreremmo abbastanza, se ci augurassimo che le cose stessero diversamente.» Continua a leggere

Un caffè con Alessandro Sbordoni

Classe 1948, Alessandro Sbordoni è pianista, fisarmonicista (per la precisione il suo strumento è il Bayan, derivazione russa della fisarmonica) compositore, improvvisatore, didatta e studioso romano, da sempre parte di quel ‘mondo’ -così terminologicamente inafferrabile (talvolta persino per gli ‘addetti ai lavori’) e senz’altro dalle complesse articolazioni –della musica contemporanea, e degli artisti ad essa legati. Continua a leggere

Fra Hanon e Disney: il concerto per pianoforte e orchestra n° 2 di Shostakovich

Una delle cifre più peculiari del genio è la semplicità: le menti più eccelse non sono solo quelle che assurgono alle vette del sapere, dell’arte e della scienza, ma quelle che da lassù riescono a comunicare, divulgare e rendere accessibili le meraviglie che ivi hanno trovato. Continua a leggere

“Also sprach Zarathustra”: così parlò Richard Strauss

“Giunto a trent’anni, Zarathustra lasciò il suo paese e il lago del suo paese, e andò sui monti. Qui godette del suo spirito e della sua solitudine, né per dieci anni se ne stancò. Alla fine si trasformò il suo cuore, e un mattino egli si alzò insieme all’aurora, si fece al cospetto del sole e così gli parlò:
«Astro possente! Che sarebbe la tua felicità, se non avessi coloro ai quali tu risplendi!
«Per dieci anni sei venuto quassù, alla mia caverna: sazio della tua luce e di questo cammino saresti divenuto, senza di me, la mia aquila, il mio serpente.
«Noi però ti abbiamo atteso ogni mattino e liberato del tuo superfluo; di ciò ti abbiamo benedetto.
«Ecco! La mia saggezza mi ha saturato fino al disgusto; come l’ape che troppo miele ha raccolto, ho bisogno di mani che si protendano.
«Vorrei spartire i miei cloni, finché i saggi tra gli uomini tornassero a rallegrarsi della loro follia e i poveri della loro ricchezza.
«Perciò devo scendere giù in basso: come tu fai la sera, quando vai dietro al mare e porti la luce al mondo infero, o ricchissimo fra gli astri!
«Anch’io devo, al pari di te, tramontare, come dicono gli uomini, ai quali voglio discendere.
«Benedicimi, occhio sereno, scevro d’invidia anche alla vista di una felicità troppo grande!
«Benedici il calice, traboccante a far scorrere acqua d’oro, che ovunque porti il riflesso splendente della tua dolcezza!
«Ecco! il calice vuol tornare vuoto, Zaralhustra vuol tornare uomo».
– Così cominciò il tramonto di Zarathustra.

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Guardare l’opera: “Don Pasquale” di Donizetti

È dunque la flaubertiana impassibilté della musica

a procurare l’ilarità sospesa, volatile, d’una commedia

ormai destituita da un pezzo di intenti critico – sociali:

un’ilarità con un retrogusto di rassegnazione

[Carl Dalhaus]

Spesso i grandi maestri del passato si ricordano, tra le altre cose, per il nuovo approccio a forme compositive già esistenti, che in alcuni casi ha “fatto scuola”. Nella musica strumentale un caso emblematico è quello di Claude Debussy, che sotto titoli di antica e nobile tradizione scrisse musica del tutto nuova ed anticonvenzionale. Si pensi ad esempio alla Suite Bergamasque. Continua a leggere

Al telefono con Enrico Pieranunzi

Col ‘pretesto’ del concerto dedicato a George Gershwin che il pianista Enrico Pieranunzi (insieme a Gabriele Pieranunzi –violino- e Gabriele Mirabassi-clarinetto) terrà a Roma sabato 18 febbraio presso l’Aula Magna dell’Università La Sapienza, a partire dalle 17,30)abbiamo avuto il privilegio di poter fare una chiacchierata-intervista telefonica con lo stesso Pieranunzi. Il quale, diciamolo pure, non ha certo bisogno di presentazioni: tra i migliori pianisti sulla scena nazionale ed internazionale, ha inciso oltre cinquanta dischi, viaggiando tra musiche di ogni latitudine e collaborando, da sempre, con i ‘grandi’. Entriamo però subito in medias res, riportando parte dell’interessante e ricchissimo colloquio avuto con lui. Parte, certo: siamo stati così ‘felicemente’ prolissi, che qualcosa, probabilmente, rimarrà nel nostro archivio di fortunate memorie. Continua a leggere

Guardare l’opera: “La clemenza di Tito” di Mozart

Nel 1791, l’anno della sua morte, Mozart ricevette tre importanti commissioni, assai diverse tra loro ma ciascuna a suo modo significativa nello sconfinato catalogo del genio salisburghese. La prima proposta fu quella dell’impresario Emanuel Schikaneder, già direttore del Theater aufderWieden a Vienna, che in Maggio sottopose all’attenzione di Mozart il libretto sul Flauto Magico, scritto di suo pugno ed improntato a quegli ideali umanitari e di ricerca della verità che sono poi il fondamento dell’antica massoneria, di cui Mozart stesso faceva parte. Pochi mesi dopo, Continua a leggere

L’Arlecchino di Busoni: maschere e memorie. E il tragicomico della storia.

«Zwischen zwei Welten», per dirla con le parole del Tonio Kröger di Mann. Tra due mondi. È a quest’ambiguità geografico-spirituale che si finisce per associare, ogni volta, la figura di Ferruccio Busoni. Non (del tutto) a torto, naturalmente: figlio di madre tedesca e padre italiano, talento precocissimo cresciuto nella bella Trieste, finestra sulla Mitteleuropa, a curiosare tra le pagine della sua biografia Busoni sembra da subito destinato ad un’esistenza apolide, trascorsa in perenne mobilità creativa e intellettuale, in costante esplorazione del proprio linguaggio e della propria espressività. Toscano di nascita e di quattro anni più giovane di Debussy (nato, quindi, nel 1866), Busoni si nutre in pieno di quelle tensioni centrifughe e di quelle crisi profonde che traghettano l’Europa della belle époque agli esiti drammatici che ben conosciamo. Continua a leggere

“Una Sfinge dall’ironico sorriso”: Schumann recensisce l’op. 35 di Chopin

Nella sua attività di critico musicale, più volte Schumann ha incontrato la musica di Chopin, personaggio verso il quale nutriva una sincera ammirazione. Imbattendosi nella seconda sonata, egli scopre un capolavoro che lo affascina, ma che non riesce a comprendere del tutto: è forse disorientato da una musica che non appartiene alla sua epoca, ma viene dal futuro.

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La pienezza creativa nel silenzio: l’oriente di Arvo Pärt

Parlare oggi di Arvo Pärt significa parlare di un fenomeno musicale dalla vastissima portata d’interesse che, allo stesso tempo, non ha trovato ancora un’ altrettanto vasta e compiuta discussione teorica, la quale si riduce a pochi testi specifici e, principalmente, molte interviste dove lo stesso Pärt spesso si trova in difficoltà a dare definizioni o spiegazioni. Nondimeno, Pärt è così minuzioso nella ricerca compositiva che arrestarsi ad un giudizio di ineffabilità sia per quanto riguarda le sue composizioni, sia per ciò che concerne loro possibili fonti musicali, teoriche o filosofico – religiose sarebbe sbagliato ed estremamente fuorviante. Continua a leggere

Camillo: come raccontare musicalmente la Fantasia

Sabato 18 Febbraio l’Orchestra LaVerdi di Milano presenterà la prima esecuzione assoluta di “Camillo” la nuova “Opera Sinfonica per Voce Narrante, Ballerina ed Orchestra” di Roberto Fiore.
Un racconto musicale all’insegna della Fantasia dedicato in particolar modo al pubblico più giovane ma non solo.
Siamo andati ad intervistare il compositore ed ecco il risultato della nostra chiacchierata. Continua a leggere

Dove stiamo andando? Ritorno alle origini del problema Rovazzi-Stockhausen

Sono davvero felice che il dibattito intorno a questo tema si sia finalmente acceso e in molti desiderino proporre il loro punto di vista. Credo, tuttavia, che si possa creare un dibattito più costruttivo senza tacciare di arroganza o saccenteria determinate argomentazioni. Richiamarsi ai pensatori del passato e del presente non è un semplice esercizio mnemonico per fare sfoggio della propria preparazione culturale, ma si ricorre alle citazioni per, da una parte dare un fondamento teorico più solido al proprio argomentare e, dall’altra, perché questi “vecchi saggi” sanno esprimersi senza dubbio in maniera più diretta e precisa di quanto possa fare con il mio linguaggio limitato. Insomma, dicono quello che vorrei dire io, solo lo dicono meglio. Continua a leggere

L’attore al pianoforte. Piccola guida all’ascolto del De profundis di Frederic Rzewski

Quando ci si propone di redigere una guida all’ascolto di un brano si rischia di essere accusati di eccessiva superficialità dagli addetti ai lavori e di eccessiva complessità dai meno esperti; ma esattamente questo è lo scopo di una guida all’ascolto: accompagnare lo spettatore attraverso il brano mettendo in evidenza quegli aspetti che si ritengono fondamentali per la comprensione dell’insieme. Prima di procedere vorrei portare qualche dato biografico sul compositore, sicuramente non tra i più noti, almeno in Italia, benché abbia eletto per un certo periodo Roma a sua residenza e per molti anni lavorato in questa stessa città. Continua a leggere

Il Carnevale Romano di Berlioz, baluardo di un’opera sfortunata

Il Carnevale, con la sua carica simbolica e i suoi festeggiamenti, da sempre è stato fonte di ispirazione per gli esponenti di tutte le arti.

Il mondo operistico non ha fatto eccezione, prova ne è l’opera di Hector Berlioz, Benvenuto Cellini, ambientata nella Roma papalina proprio durante il Carnevale, in luoghi come i Palazzi Vaticani e Piazza Colonna, nell’epoca in cui il Carnevale della Capitale, con i suoi otto giorni di balli e tornei, era il più popolare d’Italia, superando per fama anche quello di Venezia.

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5 Ascolti per incontrare Poulenc

“La mia musica è il mio ritratto.” (Francis Poulenc)

Chi conosce Francis Poulenc può ben comprendere la difficoltà nel selezionare un ristretto numero di opere che rappresentino il suo stile: il compositore francese, infatti, è il creatore di un universo musicale molto vario, caleidoscopico, basato su svariate influenze, in continua evoluzione e svincolato dalla fedele appartenenza a specifiche correnti musicali. Questo perché la sua musica rispetta in modo molto fedele gli eventi che caratterizzarono la sua esistenza. Non esiste, quindi, un’intrinseca coerenza nel suo percorso compositivo, bensì una naturalezza quasi mozartiana nell’approcciarsi alla scrittura musicale, istintiva.

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I social network hanno cambiato il mestiere di musicista. Ma come?

Quando nel 1931 fu interprellato da alcuni amici sul nascente fenomeno delle trasmissioni radiofoniche, Sergei Rachmaninov ebbe parole piuttosto dure. La radio, a suo dire avrebbe avuto “una pessima influenza sull’arte e distrutto o svenduto il vero significato della musica”. Tempo dopo mise insieme queste riflessioni assieme ad altre sull’utilizzo delle altre tecnologie all’epoca disponibili per un musicista, come registrazioni, incisioni e così via, per la rivista Gramophone.
Se il giudizio sul mezzo radiofonico è severo, lo strumento che loda di più è proprio il Grammofono, capace di restituire una perfetta fotografia “della personalità di ogni genio della musica, pur defunto”. Ma l’affermazione più interessante che fa si trova proprio sul finire dell’articolo (interamente reperibile qui), in cui afferma: Continua a leggere

Apologia della musica “leggera”

Nelle scorse settimane, a seguito dell’articolo “Perché alle persone piace Rovazzi e non Stockhausen?”, si è aperto un dibattito sulla differenza tra la musica di oggi e la musica classica, sul motivo per cui il pubblico è più incline ad avvicinarsi agli artisti considerati mediocri (da un punto di vista musicale-intellettualistico) e per cui ai giorni nostri la massa non si riconosce il valore della musica d’arte. Continua a leggere

El Sistema, ovvero come hanno rivoluzionato la musica in Venezuela

C’è una tecnica in psicoanalisi chiamata “associazione libera”: si comincia citando una parola e il paziente elenca tutte le idee che si presentano alla mente. Proviamo anche noi.

Se dicessimo “Venezuela”, che immagine apparirebbe? Un Paese problematico, crisi economica, popolazione in grave difficoltà.
Se a Venezuela aggiungessimo “musica”? Sicuramente rispondereste merengue, salsa, folklore, forse qualche esperto penserebbe allo joropo. Continua a leggere

Che cos’è la musica leggera – Spotify e La Scala

Questo articolo è la continuazione del dibattito apertosi a partire dal mio articolo sulla musica contemporanea (Perché alle persone piace Rovazzi e non Stockhausen?) e sul quale abbiamo pubblicato il contenuto di un nostro lettore (Cos’è la musica leggera? Alcune possibili risposte al caso Rovazzi-Stockhausen), che volevo innanzitutto ringraziare per l’attenzione che ha dedicato al tema dell’articolo e per l’interessante contributo che ci ha inviato. Scendendo subito nel merito vorrei subito precisare che il mio discorso Continua a leggere

Cos’è la musica leggera? Alcune possibili risposte al caso Rovazzi-Stockhausen

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da un nostro lettore

L’articolo dal titolo “Perché alle persone piace Rovazzi e non Stockhausen?” apparso qualche tempo fa su questa pagina solleva una questione fondamentale nel discorso intorno alla musica, e cioè: perché il video di Rovazzi sfiora 120 milioni di visualizzazioni su Youtube, mentre la quinta sinfonia di Beethoven si ferma a 15? Per affrontare il discorso sarebbe necessaria un’approfondita analisi sociologica che miri a evidenziare quello che è il ruolo della musica nella società di oggi.
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Guida al concerto dell’anno: i Titani russi.

Al Teatro San Carlo andrà in scena il 2 Febbraio un’altra serata sinfonica d’eccellenza internazionale, dopo il recital di Barenboim del 20 Novembre scorso: il teatro partenopeo accoglierà, infatti, il ritorno in Italia del sodalizio di Martha Argerich e Yuri Temirkanov con un programma che prevede Adagio di Spartaco e Frigia dalla Suite n. 2 dell’adattamento orchestrale del balletto  “Spartacus”  e Danza delle Gaditanee – Vittoria di Spartacus dalla prima Suite dello stesso di Aram Chačaturjan, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op.26 di Sergej Prokof’ev e la Quinta Sinfonia di Dmitrij Šostakovič.

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Incontrare Franz Schubert al cinema

Schubert rappresenta senza dubbio uno dei compositori più “inafferrabili” del XIX secolo. Per molti aspetti la sua musica è gradevole, classica, melodica, ma per altri aspetti contiene significati nascosti, talvolta oscuri, comunicati tramite una forma spesso instabile, indefinita o “indecidibile”. Tutto ciò farebbe presupporre un accompagnamento non sempre adatto ad un mezzo come il Cinema, che non può permettersi distrazioni così evidenti dal punto di visto uditivo, e che è spesso legato alle necessità di un racconto e di una musica che sia solo una sottolineatura emotiva dei punti focali di tale racconto. Continua a leggere

Guardare l’opera: L’Oro del Reno di Richard Wagner

Nella sue lunghe e articolate riflessioni teoriche, Richard Wagner torna insistentemente sul concetto di opera d’arte dell’avvenire, “la sola valida” poiché “in grado di contenere ed esprimere un contenuto puramente umano”, cioè libero da sovrastrutture; egli è costantemente alla ricerca della forza primigenia dell’arte manifesta nei miti popolari nella quale sono palesate verità universali con “evidenza assolutamente concreta, chiaramente comprensibile per il sentimento”; il mito è fonte essenziale di consapevolezza e coscienza per il singolo e per la comunità, la sua forza è “incomparabile perché è vero in ogni tempo, e il suo contenuto, anche nella concisione più densa, è inesauribile per tutte le epoche”. Continua a leggere

Il quartetto n.8 op.110 di Šostakovič: storia e analisi di una musica brutta.

“Ho composto questo quartetto ideologicamente condannabile e di cui nessuno ha necessità. Mi sono detto che se dovessi morire un giorno nessuno penserebbe a scrivere un’opera in mia memoria. Così ho deciso di scrivermela da solo. Si potrebbe mettere sulla copertina: “Dedicato alla memoria dell’autore di questo quartetto”.

Ideologia, condanna, necessità, morte, memoria.
Basterebbero queste cinque parole, contenute nella lettera inviata all’amico Isaac Glikman il 19 Luglio 1960, per riassumere il Quartetto n.8 op.110 di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič.

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La musica della prigionia: il Quatuor pour la fin du temps

«E vidi un angelo, forte, scendere dal cielo, avvolto in una nube; l’arcobaleno era sul suo capo, la sua faccia era come il sole, le sue gambe come colonne di fuoco, […]. Pose il piede destro sul mare, e il sinistro sulla terra, e […] tenendosi ritto sul mare e sulla terra, alzò la mano […] al cielo, e giurò nel nome del vivente per i secoli dei secoli […] dicendo: “Non vi sarà più altro tempo! Nei giorni del suono del settimo angelo si compirà il mistero di Dio, […]”».

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“Così fan tutte” al Costanzi: un gioiello di semplicità

In questi giorni il Teatro dell’Opera di Roma ha portato sulle scene una nuova produzione di “Così fan tutte” con la regia di Graham Vick e le scene di Samal Blak. Abbiamo avuto occasione di vedere entrambi i cast in azione e quello che possiamo dire è che quello che esce, nell’insieme, è un lavoro semplice, ben fatto e musicalmente curato. Continua a leggere

Un secolo e mezzo e non sentirlo: l’eterna giovinezza del bel Danubio blu

“Ho diretto Sul bel Danubio blu: ora posso morire felice!” , così ha scherzato il direttore d’orchestra più popolare del momento, il venezuelano Gustavo Dudamel, durante le prove del recente Concerto di Capodanno con la Wiener Philarmoniker.

An der schönen blauen Donau op. 314, per noi meglio noto come Sul bel Danubio blu di Johann Strauss jr (1825-1899), il valzer che tutti hanno ballato almeno una volta, anche solo con la mente, celebra quest’anno il suo 150° anniversario, e lo fa in piena salute.
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Eroica: introspezioni romantiche

Appunti estetico-sociologici di un film da ascoltare.

Vienna, sabato 9 giugno 1804

  1. Approcci estetici

Il primo minuto del film Eroica (2003, BBC), diretto da Simon Cellan Jones, scritta da Nick Dear e interpretata da Ian Hart, Peter Hanson, Jack Davenport e Frank Finley, è sufficiente per collocarci in medias res all’interno di un momento storico e culturale caratterizzato da importanti cambiamenti politici, sociali, culturali ed estetici.

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Wozzeck: guardare dentro l’abisso

In una registrazione risalente al 1949 e resa pubblica dall’Arnold Schoenberg Center, l’ultrasettantenne compositore (trasferitosi da anni negli USA a causa della promulgazione della leggi antisemite e della persecuzione che vi conseguì) parla in inglese del suo pupillo più famoso: Alban Berg. Lo descrive come un giovane uomo “molto alto ed estremamente timido”. Così deve essergli apparso quando si presentò a lui per mostrargli alcune composizioni. È il 1904 e il ragazzo ha talento, ma non denaro a sufficienza per permettersi lezioni private. Poco male, Schoenberg lo accetta ugualmente. Quando la madre eredita una consistente fortuna economica, scopriamo proseguendo nell’ascolto, Berg ha finalmente la possibilità di studiare come allievo regolarmente iscritto in conservatorio; eppure il giovane Alban non tollera l’idea di dover abbandonare il proprio maestro, e al solo pensiero scoppia in un pianto dirotto Continua a leggere

Gioachino Rossini a Parigi: da Maometto II a Guglielmo Tell

Nel 1826, un grande avvenimento musicale accese l’interesse del pubblico parigino: la comparsa sulle scene dei Lavori teatrali di Gioachino Rossini.
Il primo teatro lirico del mondo attraversava una forte crisi: da molti anni non vi si rappresentavano che lavori piuttosto mediocri, per i quali il pubblico mostrava poco interesse. Il Ministro della Casa reale propose un interessantissimo contratto al celebre compositore italiano, che avrebbe garantito alle scene parigine i lavori futuri del genio pesarese. Continua a leggere

“Tutto nel mondo è burla”: il nichilismo gioioso di Verdi

Il congedo, l’addio, è sempre un momento decisivo in momento artistico. Si cerca sempre trovare per le conclusioni delle formule efficaci, che riescano a condensare bene un concetto in maniera potente, in modo da lasciare un’impronta. In particolare i finali hanno la capacità a volte di generare un fenomeno che con un francesismo si potrebbe dire d’apres coup, cioè creano qualcosa di talmente brillante ed espressivo, che dopo di esso tutto ciò che è venuto prima assume un significato diverso. E’ come se tutto ciò che è accaduto precedentemente lo vedessimo in maniera differente rispetto a come l’abbiamo vissuto finora. Uno dei finali più grandi della storia dell’arte in senso lato è la fuga “Tutto il mondo è burla” di Verdi, il momento conclusivo del Falstaff e della carriera del compositore.  Continua a leggere

Guardare l’opera: “La fanciulla del West” di Giacomo Puccini

“La fanciulla del West” è una delle ultime opere di Giacomo Puccini, ultimata nel luglio del 1910 e messa in scena per la prima volta nel Dicembre dello stesso anno al Metropolitan di New York, con la direzione di Toscanini. Come d’abitudine, il compositore iniziò il suo lavoro alcuni anni prima, abbandonandolo e dedicandosi in contemporanea ad altre composizioni. Nello specifico, furono anni di profonda crisi e perdite dolorose: un incidente stradale nel 1903 che lo costrinse ad una lunga convalescenza, la morte del librettista Giacosa suo fidato collaboratore e amico, poco dopo quella dell’editore Giulio Ricordi, per Puccini un secondo padre; e infine l’inasprirsi del rapporto con la moglie Elvira e una forte depressione, insieme all’ansia dovuta alla sua notorietà e agli sforzi per mantenerla. Continua a leggere