Scalero

Rosario Scalero, un ritratto

In Compositori by Redazione0 Comments

Natale Bartolomeo Melchiorre Rosario Scalero (Moncalieri, 24 dicembre 1870- Montestrutto, Settimo Vittone, 24 dicembre 1954) è stato un violinista, compositore e insegnante italiano. Suo padre Bartolomeo Scalero, sposato con Rosa Gambaudo, proveniva da una famiglia di fedeli impiegati dei Savoia: il bisnonno Scalero, prestò servizio come guardiacaccia del re Vittorio Emanuele II. Fu soprattutto la madre Rosa a incoraggiare il figlio, appoggiandolo anche finanziariamente, verso la carriera di musicista. Ancora fanciullo Rosario ricevette i primi rudimenti musicali presso l’Oratorio di S. Filippo a Torino. Dal 1882 al 1888 fu allievo del Liceo Musicale di Torino dove studiò il violino con Luigi Avalle. Alla fine dell’anno scolastico 1887-88, nonostante la sua carriera di studente fosse davvero esemplare e gli mancasse solo un anno per ottenere il diploma, Rosario abbandonò improvvisamente il Liceo. La ragione che determinò questa decisione fu probabilmente una punizione severa, ricevuta da Giovanni Bolzoni, l’allora Direttore del Liceo.

Il periodo della formazione musicale di Scalero coincise con gli anni della “scoperta” di Beethoven sinfonista a Torino. Nei Concerti Popolari diretti da Carlo Pedrotti, Rosario venne in contatto per la prima volta, così come il pubblico torinese, con le composizioni sinfoniche di Beethoven. Fu proprio il ventenne Rosario a concorrere alla diffusione presso il pubblico torinese del Concerto in re maggiore op. 61 per violino e orchestra di Beethoven, presentandolo al Teatro Scribe il 4 giugno 1890.  Il 23 aprile 1894 Scalero si esibì nuovamente a Torino al Carignano.

Nel 1889 Rosario decise di perfezionarsi a Genova sotto la guida del celebre violinista Camillo Sivori, l’unico allievo che Nicolò Paganini riconobbe come proprio. Camillo Sivori intuì subito le doti del giovane allievo e, dopo averlo seguito nel suo perfezionamento tecnico-musicale, gli consigliò di fare tutte quelle esperienze necessarie per lo sviluppo della sua personalità di artista. Rosario aveva dunque bisogno di viaggiare, di confrontarsi con realtà musicali internazionali e, nello stesso tempo, di continuare a perfezionarsi. Decise quindi, nel 1895, di recarsi a Londra per approfondire lo studio del violino sotto la guida di August Wilhelmj già Konzertmeister di Wagner a Bayreuth. A Londra diede tre recital violinistici in Queen’s Hall. Poi nel 1900 si trasferì a Vienna e qui rimase fino al 1907 per portare a termine un ciclo di studi di composizione.

Fu il compositore piemontese Leone Sinigaglia, che, venendo incontro al desiderio di Scalero di studiare seriamente la composizione, gli consigliò di recarsi a Vienna da Eusebius Mandyczewsk, intimo amico di Brahms e rappresentante della sua scuola di contrappunto, editore di tutte le composizionidi Schubert e Haydn, direttore artistico e bibliotecario della Casa della Musica di Vienna. Questo lungo periodo di studio influì su tutta la carriera di Scalero: a Vienna Scalero compose gran parte della sua produzione da camera. Inoltre visse inoltre un periodo della propria vita estremamente soddisfacente, conquistato dalla varietà delle manifestazioni musicali, artistiche e mondane della città, a cui egli partecipava spesso in compagnia del suo fedele amico Leone Sinigaglia.

Scalero Vienna
Dall’Archivio R. Scalero “Monique Arnoldi de Ruette”, Centro di ricerca e documentazione dell’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte

Terminati gli studi a Vienna, Rosario Scalero, decise di effettuare una tournée in Germania per presentare al pubblico le sue musiche. Tutte le composizioni di Scalero furono acquistate da parte della maggior casa editrice tedesca, la Breitkopf & Härtel di Lipsia. Questo contratto con Breitkopf decretò la notorietà internazionale di Scalero come compositore.

Nel 1913 Scalero fondò a Roma un quartetto d’archi. La Società del Quartetto organizzava concerti nelle più prestigiose sale di Roma. Tra i suoi compiti di Rosario vi era anche la programmazione artistica. Nei concerti della Società del Quartetto tra il 1912 e il 1915 Scalero inserì tutta la produzione quartettistica e di musica da camera esistente. Si adoperò anche alla costituzione di un Quartetto vocale stabile che avrebbe permesso di valorizzare, per la prima in Italia, l’immenso patrimonio della musica vocale italiana, da Palestrina fino a Verdi. Tra le voci del Quartetto vi era anche il tenore Beniamino Gigli. Nel 1915, quando l’Italia entrò in guerra, la Società del Quartetto si disciolse.

Nel 1919 Scalero ricevette un telegramma dall’America che mutò completamente le sorti della sua vita. Proveniva dalla Mannes School di New York e gli veniva offerta la cattedra di composizione lasciata libera dal famoso Ernest Bloch. Così il 13 agosto 1919 Scalero partì da Genova alla volta del nuovo mondo con il transatlantico Giuseppe Verdi. Tra i compagni di viaggio anche il tenore Enrico Caruso. Scalero arrivò a New York il 2 settembre 1919. Egli si adattò al dinamismo e all’efficienza dell’ambiente americano. Nel 1924 venne chiamato a insegnare presso il Curtis Institute of Music di Filadelfia, allora considerato il più importante istituto musicale americano. Nel 1927 Rosario Scalero fu nominato Direttore del Dipartimento di teoria e composizione musicale del Curtis. Le composizioni create dagli allievi di Scalero venivano presentate pubblicamente e spesso premiate da borse di studio. Tra gli allievi Samuel Barber, Gian Carlo Menotti e Nino Rota, eccezionale triade che onora la scuola di Scalero.

Scalero e allievi
Dall’Archivio R. Scalero “Monique Arnoldi de Ruette”, Centro di ricerca e documentazione dell’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte

Scalero aveva una gran cura per i suoi discepoli tanto da non distaccarsene neanche durante i brevi periodi di vacanza in Italia. Egli organizzava soggiorni a Gressoney in Val D’Aosta, dove, nella tranquillità, poteva tenere le lezioni agli allievi americani e portare avanti la sua attività compositiva.  Quando, intorno agli anni ‘30, acquistò il Castello di Montestrutto egli ricevette là i suoi allievi. Samuel Barber, Gian Carlo Menotti e Nino Rota vi si recarono più di un’estate tra il 1928 e il 1934.

Nell’estate del 1930, giunti in Canavese per frequentare le lezioni con il maestro, Gian Carlo Menotti e Samuel Barber, vollero salire ancor più in alto rispetto al castello acquistato dagli Scalero a Montestrutto e si sistemarono nel paesino di Andrate, presso l’Hotel Belvedere, in una camera con balcone da cui si aveva una bellissima vista panoramica. Dato che nella camera vi era un solo pianoforte, essi avevano disposto di averne un altro in un’abitazione privata lì vicino. Il sabato mattina i due ragazzi si recavano al Castello dove facevano lezione con il maestro. Pranzavano con la famiglia Scalero e nel pomeriggio intraprendevano lunghe camminate.

Nel 1942 Scalero, ormai in età avanzata (dopo la morte della sua prima moglie Clementina Delgrosso che aveva sposato nel 1939 e da cui aveva avuto le tre figlie Liliana, Alessandra e Maria Teresa) sposò la giovane Germaine Pepin, sorella di Clermont Pépin, allievo canadese. Dopo il matrimonio con Germaine, Scalero presentò le proprie dimissioni al Curtis. Come suo sostituto all’Istituto scelse Gian Carlo Menotti, quello, fra tutti i suoi discepoli al quale rimase più affettuosamente legato.

Dal 1946 si ritirò a vita privata a Montestrutto, ma non rinunciò alla musica. Dagli Stati Uniti alcuni allievi americani lo seguirono per concludere gli studi: tra questi Rudolf Schirmer, erede della famosa casa editrice di New York e David Kimball. A concludere il trio degli ultimi fedelissimi si aggiunse nel 1950 un ragazzo fiorentino di nome Antonino Riccardo Luciani che fu il suo ultimo allievo. Scalero morì a Montestrutto nella notte del 24 dicembre 1954. Negli ultimi anni stava compilando un’opera di teoria musicale, La creazione musicale, rimasta incompiuta, i cui appunti sono andati in parte perduti, in parte sono stati conservati da Kimball e Rota. La scuola di composizione di Scalero è rimasta quindi una “scuola parlata”, mai fissata sulla carta.

Scalero fu sommamente apprezzato come violinista.  

Scalero violino
Dall’Archivio R. Scalero “Monique Arnoldi de Ruette”, Centro di ricerca e documentazione dell’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte

Ciò che veniva lodato nel suo modo di suonare era la purezza e la dolcezza del suono, la cantabilità tipicamente italiana, insieme ad una prodigiosa memoria e a un bel violino (costruito nel Settecento dal liutaio mantovano Camillo Camilli, acquistato da Scalero nel 1895). Per quanto riguarda la sua attività di compositore si può distinguere un primo stile che è ravvisabile nei lavori pubblicati dalle case editrici Breitkopf e Simrock (1900-1919), frutto del periodo a Vienna felice e fecondo dal punto di vista compositivo, e il secondo stile che caratterizza i lavori, quasi tutti manoscritti, nati durante il periodo americano (1919-1946).  Se è possibile tracciare un quadro preciso della sua prima produzione perché coincide interamente con le opere pubblicate da Breitkopf di Lipsia e Simrock di Berlino (fino al 1919 circa), sullo stile compositivo della maturità, durante il lunghissimo periodo americano, è stato arduo fino ad ora tracciare una valutazione esaustiva. I lavori esistenti (principalmente manoscritti), infatti, per varie ragioni, risultavano fino a poco tempo fa essere sparpagliati tra l’Italia, l’America e il Canada. Con l’atto di donazione del Fondo “Rosario Scalero” nel settembre 2019 (che ha riunito i materiali documentari del Castello di Montestrutto a quelli della casa degli eredi a Laval, in Quebec, Canada) all’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte si è registrato un notevole passo in avanti nella ricerca musicologica. Il fondo, infatti, contiene una quantità cospicua di manoscritti di Scalero rimasti inediti (con molteplici revisioni) che gettano nuova luce sulla sua figura di compositore.

Nei primi lavori da camera, quelli composti a Vienna sotto la guida di Mandy, lo strumento principe è il violino, da solo o accompagnato dal pianoforte, esplorato in tutte le sue possibilità tecniche ed espressive. La Sonata op. 12 è sicuramente una delle composizioni più interessanti di Scalero. Il successo ottenuto dal brano, soprattutto negli negli Stati Uniti, deve essere spiegato tenendo in considerazione l’opera di diffusione che David e Clara Mannes seppero operare sin dal 1912 presso il pubblico americano. Strutturata in tre tempi secondo le più classiche tradizioni, la Sonata op. 12 è molto amata dagli interpreti perché offre grandi possibilità espressive. 

Nel periodo viennese, accanto a lavori strumentali, troviamo anche lavori corali sacri, Mottetti op. 6 e op.7, 6 Pezzi Sacri op. 18, che risultano essere esempi di canto corale a cappella costruito mediante una severa scrittura contrappuntistica, riferimento evidente al modello corale di Brahms. Anche nella musica strumentale, Suite op. 20 e Preludi (Canoni) per pianoforte op. 2, egli ha una propensione a sovrapporre e a intersecare le linee, dimostrando di padroneggiare la tecnica del contrappunto grazie agli insegnamenti di Mandyczewski. Ma sebbene Scalero scriva canoni, fughe e musica sacra dimostrando interesse per il contrappunto, il suo talento rimane essenzialmente tardo-romantico, caratterizzato da un intenso slancio lirico. Con questa sua prima produzione, viennese, egli dà un’immagine di sé di un musicista tardo-romantico in sofferto equilibrio tra contrappunto, forma classica, e romanticismo.

Il trasferimento negli Stati Uniti del 1919 può essere considerato una svolta fondamentale nel percorso esistenziale e artistico del compositore. Un radicale cambiamento di vita con l’inserimento all’interno di un ambiente dinamico e ricco di fermenti culturali. L’esperienza americana permise a Scalero di entrare in contatto con direttori e solisti di fama internazionale che apprezzarono ed eseguirono molti dei suoi lavori. Tutte le opere scritte in America non furono però mai pubblicate e che, dopo il successo americano, caddero in oblio. Ad eccezione del Poema Sinfonico La divina foresta op. 32 pubblicata nel 1932 dalla Carisch di Milano, un lavoro per grande orchestra che ebbe una tiepida accoglienza a Torino nel 1932 con l’orchestra della EIAR, sotto la direzione di Bernardino Molinari.  Eseguita nel 1940 a Filadelfia sotto la direzione di Eugene Ormandy riscosse invece grande successo. La composizione stata di nuovo riproposta in Italia dall’Orchestra dell’Accademia Stefano Tempia di Torino diretta da Massimo Peiretti. In questa composizione si intravede un modo di comporre molto diverso, definibile appunto “secondo stile” o stile della maturità, rispetto a quello delle composizioni viennesi. Attraverso le tipiche sonorità di nona, scale esatonali e a collegamenti armonici imprevisti, il compositore sembra abbandonare il linguaggio classico-romantico per accostarsi al gusto impressionista tipico di Debussy.

Scalero in America si spinse oltre l’impressionismo accogliendo fermenti musicali che giungevano dal jazz. Egli aveva scoperto la musica blues frequentando il cinematografo. I film, diventati sonori negli anni Venti avevano accolto come accompagnamento musicale anche i generi del ragtime e del blues. Scalero aveva l’abitudine di pranzare in un lussuoso hotel del centro ascoltando un’ottima jazz band. Questi suoni andarono a confluire nel Finale del suo Concerto per violino op.30, dove egli inserì una melodia “blue” americana. Questo concerto commissionato a Scalero dal virtuoso Efrem Zimbalist non fu mai eseguito, rimase inedito, e venne rimaneggiato per anni, con diverse versioni. Stessa sorte del rimaneggiamento subì il Quartetto con voce La pioggia nel Pineto op.31 con cui il compositore ebbe un rapporto perennemente tormentato. Non riuscì mai a trovare una forma e uno stile definitivo. L’opera, creata sui versi della poesia La pioggia nel pineto di D’Annunzio, con un chiaro intento simbolista, venne però eseguita varie volte negli Stati Uniti.

Scalero contribuì in maniera determinante allo sviluppo della musica americana trasformando giovani studenti in artisti completi e originali. Ebbe in America tra il 1919 e il 1946 più di 200 allievi in quasi trent’anni di insegnamento, molti dei quali raggiunsero la notorietà negli Stati Uniti e in tutto il mondo come compositori.

Chiara Marola

(articolo sotto licenza CC-BY-SA)

About the Author

Redazione