Pagine d’Organo raccontata da Massimiliano Raschietti

In Interviste by Silvia D'Anzelmo0 Comments

Pagine d’Organo è la rassegna che la Fondazione Antiqua Vox organizza oramai da dieci anni nella Chiesa di San Giuseppe a Treviso, coinvolgendo giovani organisti. Da quest’anno, però, si è voluto ampliare il respiro di questo Festival organistico aprendolo a interpreti di fama internazionale e dando voce ai grandi strumenti di cui Treviso è custode attenta e premurosa. Abbiamo chiesto a Massimiliano Raschietti, organista e direttore artistico della rassegna, di raccontarci tutte le novità dell’edizione 2020 di Pagine d’Organo che si aprirà domenica 16 febbraio nella Chiesa di Santa Caterina.

Il Festival Pagine d’Organo, per molto tempo, è stato legato alla valorizzazione ai giovani talenti mentre, da quest’anno, sembra aprirsi a una diversa prospettiva. Vorrei che mi parlasse di questa esperienza e delle novità che avete deciso di introdurre proprio a partire da questa edizione.

Vorrei iniziare ripercorrendo, brevemente, quello che è un tragitto lungo dieci anni. Antiqua Vox ha creato Pagine d’Organo per valorizzare, innanzitutto, i giovani talenti, creando uno spazio e un momento di visibilità. Si lamenta spesso che studenti molto qualificati non trovino occasioni di qualità per esibirsi: Antiqua Vox ha deciso di mettere a loro disposizione l’organo Dell’Orto e Lanzini (1990), custodito nella chiesa di San Giuseppe che si trova fuori il centro di Treviso (con tutte le difficoltà logistiche che questo comporta). L’altro intento della rassegna è stato quello di accompagnare l’ascoltatore verso un’esperienza musicale profonda, capace di stimolare la curiosità e una maggiore consapevolezza. Spesso, infatti, la musica d’organo viene subita passivamente in quei pochi minuti che le sono dedicati durante il culto (se ancora si utilizza questo strumento) e lo stesso ci si aspetta da un concerto organistico. A noi premeva, invece, far conoscere un repertorio vastissimo che parte dal quattrocento per arrivare ai giorni nostri: il nostro intento è stato quello di coniugare qualità, conoscenza e attenzione ai giovani. Questo è stato un percorso molto bello che ci ha permesso di crescere ma, soprattutto, di instaurare un rapporto con il pubblico fatto di reciproco scambio: abbiamo cercato di comprendere cosa ci si aspettasse, cosa non fosse piaciuto.

Organo Dell’Orto e Lanzini (1990) – Chiesa di San Giuseppe

Da quest’anno, però, avete deciso di introdurre delle importanti novità…

Esatto. Abbiamo sentito il bisogno di cambiare perché questo decentramento, dovuto alla posizione della Chiesa di San Giuseppe, ci stava penalizzando. Così come lo strumento messo a disposizione per tutti i concerti della rassegna, cominciava a rappresentare una ‘limitazione’: il Dell’Orto e Lanzini, infatti, è un organo in stile settecentesco alsaziano sul quale è possibile eseguire le musiche di Johann Sebastian Bach o il repertorio barocco-francese, lasciando fuori molta della letteratura scritta nei secoli. A differenza di altri strumenti come il pianoforte che una volta definito nelle sue caratteristiche non è più cambiato se non in minimi dettagli non sostanziali, l’organo evolve continuamente anzi si potrebbe quasi dire che ogni macchia ha delle caratteristiche peculiari per cui è possibile selezionare il tipo di musiche da eseguire in base a queste. Continuare a usare uno solo dei sei strumenti storici di Treviso ci sembrava una limitazione per cui abbiamo deciso di ampliare le nostre opportunità mettendone a disposizione ben cinque; allargando, di conseguenza, la possibilità di eseguire repertori differenti. Senza rinunciare all’idea originaria di dare attenzione ai giovani, abbiamo cercato di aumentare al massimo le possibilità di Pagine d’Organo chiamando a esibirsi professionisti già affermati e offrendo al pubblico una gamma d’ascolto estremamente varia.

A tal proposito, scorrendo il programma del Festival si nota subito la mancanza di un tema unitario che leghi le varie esperienze musicali. Anzi, direi che la particolarità di Pagine d’Organo sia proprio questo scegliere il repertorio in base alle caratteristiche degli strumenti. Vorrei che mi parlasse del connubio che avete creato per ognuno dei sei concerti di questa edizione.

Partiamo dagli strumenti perché è da questi che abbiamo preso spunto per la scelta dei repertori, arrivando a creare un itinerario musicale che attraversa letteralmente i secoli. Nella chiesa di Santa Caterina c’è uno strumento di recente fattura, costruito da Francesco Zanin nel 1998 ma ispirato ai modelli dell’organo rinascimentale italiano. Il museo di Santa Caterina è un luogo prezioso per noi perché ci permette di avere a disposizione un vero e proprio auditorium, una rarità per i concerti d’organo che solitamente devono tener conto delle esigenze del culto poiché si svolgono in chiesa. L’organo Zanin è uno strumento monumentale che rispecchia le peculiarità dell’epoca rinascimentale: una sola tastiera con i registri principali e i flauti da concerto. La musica di questo periodo è strettamente legata al culto: l’organista improvvisava in chiesa su melodie gregoriane; ma dalle raccolte dell’epoca risulta chiaro come a queste si intrecciavano musiche di origine profana creando un connubio molto stretto tra con il sacro. Ci sono alcuni titoli che rimandano esplicitamente a danze (come la Gagliarda) o a variazioni su temi come La Follia o arie di origine popolare come La Monica. Quello che vogliamo mostrare è come questi materiali, passando per le mani di musicisti dotti, subiscano una trasformazione formale che rispecchia i gusti colti dell’epoca. Per il secondo concerto, invece, ci spostiamo nella Chiesa di San Giuseppe che ospita il Dell’Orto e Lanzini, organo che permette di affrontare soprattutto la letteratura classica francese, ossia quella del sei e settecento. Su questo strumento cercheremo di realizzare un suggestivo ritratto di Bach e delle musiche italiane che lo hanno influenzato.

Organo Pietro Nacchini (1750) – Chiesa di Santa Croce

Nella Chiesa di Santa Croce, poi, è ospite il più prezioso e antico tra gli organi di Treviso, costruito dal celebre organaro veneto Pietro Nacchini (1750). Uno strumento che ricalca lo stile dell’organo classico italiano, arricchito da timbri galanti come i tromboncini e i violoncelli alla veneziana. L’austerità polifonica del rinascimento viene sostituita dall’eleganza neoclassica e dal gusto per la melodia decorata tipiche del repertorio italiano e della Germania del Sud di cui cercheremo di mostrare i tratti in comune. Spostandoci fuori Treviso, nella Chiesa parrocchiale di Salgareda, avremo a disposizione l’organo in stile sinfonico-francese costruito da Andrea Zeni  nel 1999. Questo strumento bellissimo è il frutto di anni di studio, indagine e viaggi grazie ai quali possiamo ascoltare la musica romantica non dedicata al culto. Dopo la Rivoluzione Francese, infatti, in Francia le chiese vengono chiuse e, per tutta la prima metà dell’ottocento, sono spesso pianisti a improvvisare su questi strumenti (Chopin era uno di questi). Ma è con César Franck che arrivano le geniali intuizioni per governare al meglio una macchina sempre più complessa: la sua è una sonorità meno polifonica e più attenta a catturare la pluralità e le combinazioni dei timbri orchestrali con un’armonia che esalta l’estesi e il sentimento sino allo struggimento estremo. E questi ‘sentimenti’ di certo non hanno a che vedere con il culto. Concludiamo la rassegna nella Chiesa di Sant’Agostino dove è ospite l’organo Serassi (1858), una rarità per il territorio veneziano dominato dall’organaro Callido con cui Serassi era in competizione. Questo strumento, dotato anche di un piccolo corpo d’organo posizionato nella balaustra, rispecchia il gusto estetico di un’Italia risorgimentale, innamorata del melodramma. Il costruttore, pur rispettando la tradizione, inserisce una serie di registri che rievocano l’orchestra e sul quale venivano eseguite musiche operistiche per chi non aveva la possibilità ascoltarle in teatro. Su questo organo verranno eseguite musiche organistiche del giovane Verdi e di Antonio Petrali.

Pagine d'Organo
Organo Serassi (1858) – Chiesa di Sant’Agostino

La cosa che mi ha colpito di Antiqua Vox quando sono stata vostra ospite a maggio è la voglia di far conoscere l’organo al maggior numero di persone possibile, di coinvolgere il pubblico in maniera attiva. Come ci siete riusciti?

In due modi: innanzitutto abbiamo posto un grande schermo che permette di vedere l’esecutore e il su aiutante all’opera; poi abbiamo deciso di introdurre brevemente e in maniera semplice (ma non semplicistica) all’ascolto. Pensavamo che non si sarebbe presentato nessuno mezz’ora prima del concerto per ascoltare le nostre parole, invece la chiesa è sempre piena e questo ci ha molto confortati. In circa venti minuti tento di dare al pubblico dei punti intorno ai quali focalizzare la loro attenzione in maniera tale da seguire con maggiore consapevolezza l’esecuzione. Oltre a tutto questo, proponiamo una brevissima visita guidata all’interno dello strumento. Ci siamo resi conto, infatti, che c’era una grande curiosità da parte del pubblico, una voglia di comprendere davvero cos’è e come funziona questa immensa macchina. È bello vedere come siamo riusciti a trasmettere la nostra passione, ponendo l’attenzione su delle musiche che rischiano l’estinzione.

Pagine d'Organo
Le guide all’ascolto di Massimiliano Raschietti

Tutto questo non sarebbe possibile senza i talenti che danno voce a queste  immense macchine musicali. Mi parla degli interpreti che avete scelto per la rassegna di quest’anno?

Certo. Personalmente ho il compito di iniziare la rassegna all’organo rinascimentale della Chiesa di Santa Caterina con un programma che svela i contagi tra musica popolare e dotta. Il secondo concerto, invece, sarà tenuto da Wolfgang Zerer che darà un saggio del Bach trascrittore e studioso di musiche altrui. Nel terzo concerto Tobias Lindner si soffermerà sulla Baviera Cattolica con un programma a metà tra barocco e classicismo. Poi ci sono i giovani talenti: Gilberto Scordari che eseguirà un programma dedicato a Bach; e la giovanissima Francesca Iossa che ci farà ascoltare le variazioni di Felix Mendelssohn, Franz Liszt e César Franck. Concluderemo con Simone Della Torre, grande esperto dell’organo Serassi che eseguirà musiche verdiane.

Silvia D’Anzelmo

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Silvia D'Anzelmo

Silvia D’Anzelmo, nata a Formia nel 1990, vive tra Itri, Roma e Napoli. Appassionata di musica fin da bambina, studia pianoforte e Teoria e Analisi musicale privatamente. Nel 2014 si laurea in Musicologia presso l’Università di Roma “La Sapienza” con il massimo dei voti e la Lode e da quel momento svolge un’intensa attività di divulgazione musicale attraverso lezioni concerto per conto dell’Accademia di Santa Cecilia; collabora con varie istituzioni come la “IUC: Istituzione Universitaria dei Concerti” e il Fondi Music Festival per le quali cura le note di sala; inoltre, da circa un anno si dedica alla scrittura di libretti per CD classici e collabora con vari magazine come “Zero”, “La gazzetta musicale” d’Italia, il “Corriere Musicale” per la presentazione e recensione di spettacoli.