Sol Gabetta

Sol Gabetta, passione argentina e organizzazione svizzera

In Interviste by Matteo Camogliano0 Comments

Quale migliore inizio per la stagione cameristica dell’Accademia Filarmonica Romana al Teatro Argentina che un duo che di argentina ha proprio la nazionalità: Sol Gabetta al violoncello e Nelson Goerner al pianoforte. Abbiamo intervistato la violoncellista, fresca vincitrice dell’OPUS Klassik Award come migliore strumentista del 2019.  Nemmeno quarantenne è già da almeno una decade affermata concertista di caratura mondiale, acclamata per il suo virtuosismo e la sua straordinaria interpretazione del repertorio solistico, nonché per la sua versatilità nello spaziare tra generi musicali anche molto lontani e per la sua grande dedizione alla musica da camera, declinata in ensemble di vario tipo. Cresciuta in Spagna ed affermatasi sui palchi europei prima che mondiali, Sol Gabetta insegna stabilmente all’Accademia di Basilea e stupisce per il suo italiano corretto e fluente.

La coppia violoncello-pianoforte vanta un ampio repertorio nella musica da camera. Come nasce dunque il programma inedito del concerto di questa sera?

Il programma di questo concerto, che porto in tour per la prima volta in Italia con Nelson Goerner, è sicuramente qualcosa di insolito da trovare nei cartelloni delle stagioni cameristiche. Il repertorio per questa formazione è appunto abbastanza ampio, tuttavia spesso nella vita musicale si sente il bisogno di sperimentare qualcosa di nuovo, per cui è la curiosità e la voglia di sperimentare che hanno dato vita all’idea di affrontare un repertorio violinistico. Nel mio caso bisogna specificare che da piccola suonavo il violino, come mio fratello, e pur non avendo mai raggiunto livelli di bravura lontanamente simili a quelli del violoncello, ho sicuramente mantenuto e coltivato un grande amore anche per questo strumento. Nello specifico dei brani in questione, i miei primi approcci a questo repertorio nascono da una serie di collaborazioni con grandi interpreti pianistici (quali Bertrand Chamayou ed Hélène Grimaud) con i quali, nei moltissimi anni di collaborazione, avevo avuto modo di affrontare già questo repertorio come appunto la trascrizione della Sonata n. 1 in sol maggiore per violino e pianoforte op. 78 di Franck, ad opera di Werner Thomas-Mifune. Un duo cameristico deve affrontare un lungo lavoro di affiatamento e condivisione musicale, che viene in parte semplificato se si hanno comuni interessi per il repertorio e soprattutto se ci si diverte a suonarlo. Così dopo diversi tentativi ho finalmente trovato il partner ideale per questo tipo di trascrizione in Nelson Goerner, con il quale è nata l’idea di preparare un programma interamente di questa tipologia.

La curiosità è il movente, ma quali sono i mezzi effettivi con cui si affronta il problema della trascrizione?

Sì, personalmente non sono una di quei musicisti che aborriscono a priori da qualsiasi trascrizione di un determinato brano musicale, trovo anzi che affrontare questo tipo di repertorio possa offrire stimoli molto interessanti. Innanzitutto bisogna ricordare che spesso erano gli stessi compositori ad intervenire sulle proprie composizioni, già ultimate, per compiere adattamenti per un organico differente, a volte per l’esplicita richiesta di un musicista oppure per il gusto personale di sperimentare sonorità diverse. In alcuni casi si trattava di semplici esercizi di stile rimasti incompiuti, tuttavia ciò giustifica da un punto di vista filologico o quantomeno ontologico il nostro lavoro di trascrizione. La difficoltà più grande del trascrivere, sia nel momento della stesura che in quello dell’esecuzione, sta nel rendere al meglio sul nuovo strumento, in questo caso il violoncello, una musica concepita per un altro strumento, qui il violino. Il processo per rendere la trascrizione efficace implica una ricerca del suono che tenga conto del timbro e del registro dello strumento, senza che rimanga troppo violinistica, rendendo evidente la scomodità dell’esecuzione, e che non risulti nemmeno inadeguata, cioè si allontani dalla concezione originale.
Insomma bisogna far sì che la musica sembri davvero nata per quello strumento, affinché la trascrizione sia efficace. Una via alternativa e in qualche modo più semplice può essere quella di utilizzare un violoncello piccolo, avvantaggiato dal punto di vista del registro, opzione che non ho ancora sperimentato ma sono desiderosa di provare.

Il programma lascia intendere un amore per la musica prettamente romantica. Come descriverebbe l’itinerario all’interno di essa?

Amo molto la musica romantica ma non faccio preferenze rispetto agli altri generi che abitualmente eseguo. La musica barocca ad esempio si presterebbe altrettanto bene a questa tipologia di esperimento musicale, per cui non escludo di tentare qualcosa in questo ambito in futuro.
Tra le tre sonate in questione, quella che dal punto di vista della trascrizione funziona musicalmente meglio è la Sonata n. 1 in sol maggiore per violino e pianoforte op. 78 di Brahms, elaborata da Paul Klengel, mentre Franck è la prima che ho affrontato. Nel repertorio per violino e pianoforte di Schubert, che adoro e conosco quasi a memoria, ho scoperto l’esistenza di diverse trascrizioni della Sonatina n. 1 in re maggiore, di cui una ad opera del violoncellista János Starker. Provandola in esperimenti esecutivi con altri pianisti ho notato che ancora necessitava di quel qualcosa, come dicevo, che la rendesse davvero violoncellistica, per cui ho deciso di lavorarci personalmente e sono molto contenta del risultato raggiunto.

Lei è anche una grande barocchista: ha mai pensato di tentare questo esperimento anche su quel repertorio?

Certo, la musica barocca si presta molto bene a questa tipologia di esperimento musicale, e richiede tuttavia una notevole dose di bravura e anche coraggio. Ammiro molto ad esempio un violoncellista come Mario Brunello che ha eseguito le Partite per violino solo di Bach utilizzando un violoncello piccolo. Non escludo di tentare qualcosa di simile in futuro.

Mi pare di capire che la musica da camera abbia per lei una notevole importanza nella vita di un musicista. Come vede oggi la ricezione da parte del pubblico di questo genere?

La musica da camera è fondamentale per la vita e la crescita personale di qualsiasi musicista, e può essere utile anche per chi non lo è. Oggi è cambiato in primis l’approccio di noi stessi musicisti verso questo genere, anche solo rispetto a quaranta-cinquanta anni fa. Quando c’erano un Rostropovich o una Jacqueline Dupré si dava un maggiore peso specifico all’aspetto solistico di questo repertorio. Non sto dicendo che a questi geni mancasse l’idea di cosa sia la musica da camera, tuttavia penso che oggi si faccia più attenzione all’equilibrio e all’importanza dei diversi ruoli musicali nei brani.
Per quanto riguarda l’afflusso di pubblico trovo che sia ottimo e in costante aumento, almeno nella mia esperienza personale, infatti i miei concerti sia cameristici che solistici sono sempre stracolmi, anche di giovani. Certo, forse in percentuale l’età resta piuttosto elevata, ma non penso sia significativo, si sa i giovani sono molto impegnati, specialmente se iniziano a lavorare o a mettere su famiglia…inoltre gli adulti hanno più disponibilità di soldi [ride].

Concerti solistici, musica da camera e insegnamento. Come riesce a destreggiarsi tra una mole così importante di impegni?

Nella vita di un musicista è fondamentale la programmazione e l’organizzazione. Personalmente sono molto precisa e cerco sempre di occuparmi in prima persona della mia agenda, evitando di delegare tutto al mio agente, che pure ringrazio per lo straordinario lavoro che svolge. In questo momento della mia carriera poi cerco di dare molta più importanza alla qualità che non alla quantità degli impegni musicali. Un solista spesso si trova a condurre una vita faticosa, fatta di voli da un continente all’altro nell’arco di pochi giorni. Avendo già fatto questo tipo di esperienza ora sto cercando di organizzare i miei impegni concertistici e non solo in modo da sfruttare al meglio questi spostamenti e ridurre al minimo i lunghi viaggi in aereo, preferendo ad esempio il treno [Greta Thunberg approverebbe, ndr] e concentrandomi di anno in anno su zone diverse. Infatti anche nella zona in cui vivo attualmente, a Basilea ma poi in tutta la Svizzera e nei vicini Francia, Germania, Belgio e Italia, cerco per quanto mi è possibile di valorizzare al meglio il territorio e l’offerta culturale.

A proposito di Europa, come vede attualmente la situazione musicale del vecchio continente?

Personalmente ho una visione più rosea di quella che probabilmente hanno molti all’interno dell’ambiente musicale. Come ho detto vedo un costante aumento di pubblico nelle sale, sia nella musica sinfonica che in quella da camera: anche in Italia ho notato un crescente numero di festival dedicati, oppure numerosissimi recital pianistici. Inoltre non bisogna dimenticare che oggi il mondo è profondamente cambiato: un organizzatore di concerti oggi ha la possibilità di invitare musicisti da tutto il mondo, compresi i più grandi solisti, le personalità che attirano il grande pubblico. Questo ovviamente avveniva già in passato ma non così frequentemente: un tempo ogni grande solista aveva il proprio “territorio”, che valorizzava e su cui esercitava una grande influenza, e per andarlo a sentire bisognava affrontare lunghi viaggi. Il cambiamento consentito dalla modernità ha dunque i suoi vantaggi e i suoi svantaggi: come dicevo in questo momento sento la necessità di fare un lavoro più minimalista ed essenziale, tornare a sé stessi e al proprio “habitat” per farlo crescere il più possibile.

Cosa si sentirebbe di consigliare ai giovani musicisti di oggi che studiano o si affacciano al mondo del lavoro?

Per i giovani questo è un periodo molto difficile, me ne rendo conto anche grazie ai miei allievi: ci sono tantissimi musicisti di alto livello per cui non è facile per ciascuno di loro capire cosa fare nella vita e trovare la giusta via nel mondo della musica. Penso comunque che ci siano molte realtà che offrono grandi possibilità e lavorano molto bene con i giovani, mi ha colpito molto sotto questo aspetto la Corea durante uno dei miei viaggi, ma gli esempi per fortuna non mancano anche in Europa e in Italia.

Un progetto per il futuro?

Mi piace scoprire ed imparare repertorio sempre nuovo: lo scorso anno ho studiato tre nuovi concerti. A Gennaio eseguirò per la prima volta il Concerto en Sol per violoncello che Wolfgang Rihm ha scritto apposta per me.

About the Author

Matteo Camogliano

Studio violoncello al Conservatorio G.F. Ghedini di Cuneo e Lettere moderne all'Università degli studi di Torino. Musicalmente eclettico e amante di molti generi. Che ma(h)le(r) c'è? Vincitore dell'edizione 18/19 di "Scrivere di Musica dal Vivo" - Ass.ne Lingotto Musica.