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Bahrami, Mozart e Beethoven: un’intervista

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Il Maestro Ramin Bahrami parla dei suoi due ultimi libri: Wolfgang Amadeus Mozart. Il genio sempre giovane e Ludwig van Beethoven. Il ribelle. Nella cornice della XVIII edizione de “I Dialoghi di Trani”, con tema responsabilità, tra gli invitati spicca il nome di Bahrami, pianista internazionale per eccellenza, soprattutto per le interpretazioni pianistiche delle opere di Bach. Siamo riusciti a parlare con Bahrami circa i due compositori che egli spiega e racconta nei suoi libri: Mozart e Beethoven.

Maestro Bahrami, la prima domanda è lecita: dopo il libro Nonno Bach, perché ha continuato su questa linea della musica spiegata ai bambini (questo è il sottotitolo di ogni suo libro, concepito in maniera dialogica tra il giovane ragazzo Sebastian e il compositore) anche per Mozart e Beethoven?

Innanzitutto è un piacere parlare con una rivista che si chiama Quinte Parallele, perché nella musica sono vietate, però Johann Sebastian Bach le amava tantissimo, per cui nell‘Arte della Fuga ne troviamo tantissime, nello stesso Mozart e Beethoven. Questo perché a volte la bellezza di un intervallo va al di là delle regole scolastiche. Tornando alla domanda, c’è una spiegazione semplicissima: il disegno di questi miei libri, con la casa editrice La nave di Teseo, nasce appunto dal bambino, Sebastian, che in Bach trova una specie di “nonno“, e diventerà teenager con Mozart, comincerà ad amare le donne, a svezzarsi grazie allo stesso compositore; diventa un amico che lo farà diventare uomo. Poi diventerà adulto con Beethoven, e forse crescerà con altri compositori.

Lei si è soffermato molto sulla figura della donna in Mozart, in particolar modo su quella della madre, affrontata attraverso la sonata per pianoforte “tragica” k 310. Com’è riuscito a trattare questo rapporto madre-figlio?

Mettendomi nei panni del figlio e della sua mamma; perché la mamma per tutti noi, che siamo sensibili, è una figura fondamentale, forse l’unica donna che veramente ti vuole bene, e Mozart, che ha avuto sempre tantissime donne, ne era consapevole che la più fedele, la più dolce, la più comprensiva delle figure femminili era proprio sua madre, che sapeva controbilanciare la figura teutonica e più severa del padre. Leopold era consapevole, ovviamente, del tesoro che aveva tra le mani, che amava più di ogni altra cosa, ma è stato anche un grande imprenditore, e ha usato, letteralmente, il piccolo Wolfgang come un prodotto commerciale.

È illuminante quando Mozart si rivolge a Sebastian affermando che non capiva se suo padre lo sfruttasse per un suo scopo o perché era contento del figlio.

Bravo! Questo è il problema di Mozart, ma che alla fine questa situazione ha forgiato la sua musica in realtà. Mozart nella sua musica non è mai né felice né triste, ma è sempre ambivalente. È difficile che in Mozart, a parte qualche momento particolare, come il Requiem o la Messa in Do minore, si raggiunga sempre una dimensione esasperata.

Però c’è il concerto per pianoforte e orchestra k 466…

…certo, quello è un capolavoro! Fa parte di quei momenti. È il mio concerto preferito, tanto che lo eseguirò a Klagenfurt con le orchestre più mozartiane che ci sono. Però il 466 è una specie di canovaccio anche per il Requiem, poiché conserva la stessa tonalità, lo stesso tono minaccioso.

Maestro Bahrami, passiamo adesso a Beethoven.

Un uomo meraviglioso, in primo luogo riesce a dimostrare per la prima volta che il compositore non è più un servo ma una figura autonoma, è la realizzazione del compositore in quanto intellettuale e non più servo dei nobili e, come racconto nel libro, difronte al modo ossequioso di Goethe, Beethoven, mentre passeggia con questi e passa la carrozza imperiale di Napoleone, si inalbera letteralmente con lo scrittore, affermando che l’intellettuale in questione faceva troppo il servo; ed è lo stesso compositore che distruggerà la prima pagina che portava la dedica a Bonaparte dell’Eroica, proprio perché capì che era in realtà un “assassino”, un uomo che voleva solo appropriarsi dell’Europa per i propri bisogni. Questo è Beethoven, ma è anche l’uomo che ci insegna a lottare contro le difficoltà, contro la povertà, contro le donne che a volte ci fanno tanto male, perché egli era capace di innamorarsi nove volte alla settimana, di nove donne diverse. Era un uomo libero, con degli ideali meravigliosi, che poi ha messo nella Nona Sinfonia, con testo capitale i versi di Friedrich Schiller, che parlano della fratellanza tra i popoli, e dell’uomo che è una cosa sola.

E di ciò è meraviglioso il fatto che Lei parla della Nona Sinfonia nell’incipit al libro di Mozart, come una sorta di preambule…

…esatto; la cosa incredibile è che il tema dell’Eroica, per chi non lo sapesse, è già presente in Bastiano e Bastiana, cosa che mi rammarico di non avere scritto. Ad un certo punto, in una delle danze di quest’opera giovanile di Mozart, è presente in maniera evidente il tema della sinfonia, con l’arpeggio in Mi bemolle, e Beethoven l’ha “rubato” da quest’opera. Ciò testimonia il fatto che queste due figure sono amalgamate, l’una debitrice dell’altra. Perché io ho la convinzione, e molti non ne sono sicuri, che un incontro c’è stato tra i due giganti, perché Mozart deve aver visto il giovane Beethoven che avrebbe voluto prendere come studente, ma non ci è riuscito. Sembra che abbia suonato qualche tema di Mozart, ma questo “incontro” non poteva andare avanti, poiché, quando Beethoven ritornò a Vienna, Mozart era già morto.

Un’altra figura interessante è Haydn: Mozart lo incontra, Beethoven sarà suo allievo.

Esatto, diventa un suo allievo così importante che gli farà anche paura. Haydn è stato per Mozart, come egli diceva, un padre. Haydn ha fatto una delle musiche più colte, più acute, più spiritose che si possano fare; è stato forse grande quanto gli altri due. Ma, forse essendo una figura da venerare da didatta, come un “caposcuola”, non ha fatto la carriera nei nostri cuori, né la carriera di un Mozart; egli è stato, in un certo senso, schiacciato dalla fama dei due. Egli era “papà Haydn” (come scritto nel libro) per Mozart; è stato, in un certo senso, colui che ha passato il testimone, avendolo conosciuto molto bene. Beethoven, in realtà, ha studiato con lui, perché ha assorbito tramite Haydn ciò che lo stesso “maestro” di Mozart aveva assorbito.

È bello tener conto dei manoscritti dei due compositori: pulizia in Mozart e scrittura caotica in Beethoven.

Mozart non ha mai faticato e, invece, gli scritti di Beethoven rispecchiano la sua persona: incerta, insicura, in bilico tra la vita e la morte, tra l’amore e la sconfitta. Nei segni dinamici di un capolavoro come la Patetica, noi troviamo l’apoteosi dei contrasti, abbiamo momenti dolci, poi sforzati, poi pianissimi, i quali delineano perfettamente una personalità a dir poco schizofrenica, espressa molto bene in Arancia meccanica di Kubrick; e la vita di oggi sicuramente rispecchia molto la musica di Beethoven, è quello più vicino al nostro essere terreno. Mozart è angelico, è la perfezione della forma. Come diceva Dvorak, quando insegnava alla Juiliard School di New York e invitava i suoi allievi alla finestra, quando c’era una giornata così bella, come oggi qui a Trani, dove c’è il sole e un cielo limpido: “Guardate il sole, quello è Mozart”. Poi c’è un altro detto bellissimo: “Quando Dio è nelle occasioni ufficiali ascolta Bach, quando vuole andare a donne o divertirsi, ascolta Mozart”.

Maestro Bahrami, un’ultima domanda: la sua composizione preferita di Mozart e quella di Beethoven.

La mia opera preferita di Mozart…che bella domanda! Sicuramente ce ne sono molte, ma una che descriva il tutto, per me, è il Requiem, anche se purtroppo Dio non ha voluto che fosse donato a noi in maniera completa; e di Beethoven sicuramente la Nona Sinfonia. Queste due composizioni sono doni assoluti. Se mi chiede quale sia la mia opera preferita di Bach, è L’Arte della Fuga

…anche quella incompleta…

…io spesso mi domando: è incompleta perché veramente incompleta, oppure perché non c’è più altro d’aggiungere? Io penso che Bach, arrivato lì dove è arrivato, o si suicidava o impazziva del tutto, e già era “pazzo”. Perché la grandezza di questi tre autori è che riescono a uscire dalla dimensione terrena, dalle regole terrene, per toccare il sublime. E quando “tu esecutore” esegui questi grandi maestri, il segreto è quello di smettere di essere terreno, ma di cercare di uscire dal tuo corpo e dal tuo essere insignificante sulla terra e di diventare una nota di questo spartito.

Grazie mille Maestro Bahrami

Grazie a lei.

 

Bartolomeo di Lernia

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