In viaggio con Liszt e Rossini: intervista a Rossana Dalmonte

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In una domenica di metà gennaio, dopo un pranzo frugale con Rossana Dalmonte, Mario Baroni e Johannella Tafuri, insieme ci dirigiamo verso la Biblioteca San Giorgio in Poggiale, luogo scelto da Rossana Dalmonte, Emanuela Marcante e Daniele Tonini per la Mostra “Da Parigi a Bologna, in viaggio con Liszt e Rossini”, inaugurata il 12 Dicembre 2018. Una breve sosta davanti al cartellone per fare una foto insieme e, subito, inizia il “viaggio”. La Biblioteca d’Arte e Storia situata nell’ex Chiesa di San Giorgio in Poggiale mi accoglie con un “abbraccio”, offerto dalla sua forma circolare costituita da una navata unica con volta a botte e dieci cappelle laterali, adatta a custodire non solo i “tesori” al suo interno, ma anche tutti coloro che vi entrano: essa avvolge senza opprimere, lasciando il visitatore libero di vagare, “wandern”, al suo interno senza porre confini né restrizioni, riuscendo purtuttavia, a sorreggerlo nel suo stesso “viaggio/percorso”, insieme ai personaggi/attori, compagni di avventure dei due stimati amici. Quale migliore location per una Mostra dedicata a Liszt e Rossini, due figure rappresentative del mondo musicale dall’autunno del classicismo all’epoca romantica! Il viaggio, inteso come esperienza romantica del Wanderer (viandante), viene raccontato in tutti i suoi particolari attraverso immagini storiche corredate di didascalie. La loro sistemazione dentro venti vetrine, una per ogni pannello, impreziosisce la visita e rende facile e fruibile il percorso. Il “viaggio” del visitatore si completa con il cammino lungo le ultime 5 bacheche poste, quasi a rispetto della sacralità del contenuto, nell’abside sullo sfondo della navata centrale. A sua discrezione, il visitatore può sostare, infine, in ognuna delle dieci cappelle laterali e, comodamente seduto in poltrona, può consultare le migliaia di libri e documenti sulla storia e l’eccellenza di Bologna dalla fine del primo millennio all’inizio del terzo, custoditi in scaffali di facile accesso, completando, cosi, il proprio “viaggio”Il mio viaggio, invece, è andato avanti, in sintonia con lo spirito del “Wanderer”, con il costante desiderio di scoperta, di ricerca, di conoscenza incontro, a Febbraio, a chiusura della Mostra, nuovamente Rossana Dalmonte.

Rossana, gran parte dei tuoi studi sono stati dedicati a Liszt e alle sue opere. Com’è nato il progetto della Mostra e perché?

La cosa buffa è che molte cose belle della mia vita sono nate per caso, questa è una di quelle. Nell’ottobre del 2017, sono invitata a prendere parte al progetto Rossini Omnibus, che Piero Mioli aveva organizzato per il Conservatorio di Bologna, in occasione del 150° anniversario della morte di Rossini. L’invito mi viene rivolto come Rossiniana, in quanto io ho curato l’edizione critica di due volumi del Pechés de Vieillesse collaborando all’edizione dell’opera omnia di Rossini. Il progetto, prevedeva un ciclo di conferenze tenute all’Archiginnasio da gennaio a dicembre 2018, nell’ambito della manifestazione: “L’inquilino di Strada Maggiore e Piazza Rossini – Rossini a Bologna nel 150° dalla scomparsa”. Nel preparare la mia relazione decido di avvalermi del programma power-point con l’aiuto di Daniele Tonini e Emanuela Marcante, entrambi collaboratori presso L’Istituto Liszt da me presieduto, così che il discorso viene arricchito di diverse immagini a supporto. Nel Maggio del 2018 presento questa relazione che, appunto, narrava l’amicizia incredibile di Liszt con Rossini; in quell’occasione sono molto apprezzate le immagini proiettate. Contemporaneamente a questo fatto ne succede un altro: rientrano in Istituto i materiali che erano stati un anno in Mostra a Budapest presso il Museo di Liszt dove, appunto, era stata allestita una Mostra sul Primo viaggio di Liszt in Italia, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura a Budapest, a cura della direttrice del Museo, Susanna Domokosh, la quale ha svolto il dottorato su Liszt a Roma. Queste due cose insieme: il Rossini Ominibus e i materiali di rientro dalla Mostra sul Viaggio in Italia di Liszt ci hanno offerto lo spunto per allestire una nuova Mostra a Bologna. Naturalmente gioca un ruolo importante anche la possibilità, che si è presentata, di collaborare con il Polo Genus Bononiae. Molto è stato messo in atto a Bologna da questa realtà che ha rivalutato diversi palazzi e recuperato alcuni luoghi storici della città, li ha restauranti e aperti al pubblico organizzando diverse manifestazioni culturali: Palazzo Fava dove si svolgono molte esposizioni, l’Oratorio San Filippo Neri sede del ciclo di concerti Bologna Festival, il San Colombano che racchiude gli strumenti della collezione privata di Luigi Ferdinando Tagliavini, le diverse Chiese Santa Maria della Vita, San Michele in Bosco e San Giorgio in Poggiale, appunto. Ho ritenuto che entrare a far parte del loro ventaglio di proposte fosse per noi non solo doveroso ma importante per la nostra comunità. Da subito abbiamo intuito che il luogo, San Giorgio in Poggiale possedeva tutte le caratteristiche per ospitare la Mostra: i suoi leggii, le bacheche, tutto sembrava essere lì per essere al servizio della Mostra. E dunque ci siamo buttati a capofitto e insieme a me, in squadra, hanno lavorato Emanuela Marcante e Daniele Tonini.

Ognuno si è occupato di qualcosa in particolare?

Il duo Marcante/Tonini ben noto come interprete di spettacoli poetico-musicali sui più vari argomenti, ha fatto moltissimo: la Mostra è di tutti e tre, ci tengo molto a sottolinearlo anche se il mio lavoro pregresso su Rossini e la Mostra a Budapest hanno dato il “la”.

Quali obiettivi vi siete posti?

Principalmente evidenziare come due personaggi così diversi sono stati insieme in tanti modi: si incontrano dapprima casualmente e poi per delle scelte precise. In secondo luogo, abbiamo voluto porre in risalto che i musicisti … sono anche altro che musicisti: sembra una banalità, ma non ci si pensa mai. Il fatto che, nonostante la loro diversità, Liszt e Rossini si trovassero in coincidenza su tanti piani, ha dimostrato come nella tradizione storica tanta parte di loro sia rimasta nascosta. Usualmente nelle biografie, persino in quelle più precise e documentate, viene messa in evidenza la figura del musicista con le sue opere ma, quasi mai, si scrive di ciò che guidi i suoi passi e la sua vita di pensiero, cosa lo differenzia dagli altri musicisti.

Certamente, il pubblico è abituato ad altri tipi di proposte, come siete riusciti nel vostro intento?

Attraverso diversi canali. Innanzitutto era possibile percorrere la Mostra da diversi punti di vista:

  • L’amicizia di Rossini con Liszt

  • Gli amori di Liszt e Marie d’Agoult – le loro tappe, le loro vicende, il viaggio intimo di loro due

  • Il viaggio romantico alla Byron – Ci fosse stato o no Rossini, ci fosse stata o no Marie d’Agoult, Liszt in Italia ci sarebbe venuto?

  • Il percorso attraverso l’arte

  • La figura della donna

Le donne sono molto presenti, non solo Marie d’Agoult, ma anche George Sand appaiono in una quantità di pannelli, Cristina Trivulzio di Belgioso, tutte le signore che tenevano i salotti a Milano, sul lago di Como, i personaggi non sono solo artisti musicisti ma anche gente che era parte della struttura sociale dell’epoca.

  • Liszt viaggiatore e Liszt pellegrino

Liszt prima è un voyageur (viaggiatore) poi un pélerin (pellegrino), egli passa da reisen (viaggiare) a wandern (vagare, peregrinare), da un viaggiare per una meta ad un andare senza meta, dove il viaggio è più importante di dove si arriva.

Quest’ultima chiave di lettura, “il Liszt viaggiatore e Liszt pellegrino” per intenderci, accomuna anche Rossini?

L’idea del “Wandern” in Rossini è meno sentita. Rossini era diventato ricchissimo perché aveva messo a frutto molto bene le sue competenze, le sue conoscenze e abilità. Liszt non si occupava di questo, qui erano diversi. Ma Liszt e Rossini avevano punti di contatto in altri ambiti oltre quello artistico-musicale, quello politico, per esempio. Rossini, per quanto non lo sbandierasse, era in rapporti con diverse figure implicate nei moti rivoluzionari del ‘30 e del ‘48 sia in Francia che in Emilia Romagna e dunque si può dire che il viaggio ha risvolti politici. Molte tappe del viaggio di Liszt in Italia, a Milano, Genova, Bologna, sono collegate a persone che erano note per sostenere i fuoriusciti e lui stesso quando suonava, suonava brani che esaltavano la libertà. Liszt tiene il suo primo concerto bolognese alla Società del Casino dei nobili tra i cui appartenenti figurano molti nomi di liberali. In questo senso erano sicuramente accomunati, Liszt e Rossini, pensiamo anche al Guglielmo Tell. Tutte queste cose dovevano essere sottolineate, normalmente non sono dette; per di più lo sono state con l’appoggio delle immagini, che fanno passare bene un discorso, senza essere troppo pesante, e poi ognuno sceglieva il percorso che gli era più familiare.

La Mostra ha registrato più di 700 visitatori, credi che tutti abbiano ricevuto questo messaggio e operato coerentemente le proprie scelte?

Devo dire la verità, io mi sono stupita moltissimo di notare più volte le stesse persone e non mi riferisco solo alle persone che frequentano abitualmente la Fondazione e seguono le manifestazioni da anni, ma anche visi nuovi, che non conoscevo. Io tenevo molto che si mettesse la firma sul libro degli ospiti, quindi invitavo tutti ad apporla e molti mi rispondevano che avevano già firmato e lasciato le loro impressioni già nei giorni precedenti. Per me era importante che apponessero nuovamente la loro firma, proprio per evidenziare la loro esigenza di “ritornare”, di “esplorare” nuovi percorsi.

Prima hai accennato alle conferenze; quale ruolo è stato attribuito agli eventi: propedeutico, integrativo, di supporto alla Mostra?

La scelta di abbinare alla Mostra eventi ad ingresso gratuito è da ricondurre sia ad un motivo pratico che ad un motivo ideale.Il motivo pratico risiedeva nel timore che aprendo di proposito la Biblioteca durante il weekend non ci fosse sufficiente affluenza da giustificare i costi, quindi si è pensato di rendere più appetibile la visita abbinandola con gli eventi. L’altra motivazione, quella ideale, risiedeva nel fatto che le immagini, per quanto parlino, non sono mai completamente esplicite, a volte possono rivelarsi criptiche: una volta dato il via all’approfondimento della presenza di questi due personaggi nelle città italiane, ci si è accorti che c’era tanto altro da dire.

Cos’altro?

Per esempio, l’approfondimento del rapporto con l’arte: Rossini si è arricchito anche grazie ai suoi rapporti con artisti e mercanti d’arte. Subito dopo il viaggio documentato nella Mostra, salvò dalla bancarotta, il principe Hercolani di Bologna prestandogli una grandissima somma con a garanzia un gruppo di opere d’arte della sua famosa quadreria. Questi pezzi sono stati in seguito “appoggiati” presso il Museo di Pesaro, dove si trovano ancora. Di questo, non ne parla nessuno, eppure è una cosa che lega l’artista alla sua gente. Anche il rapporto di Liszt con l’arte italiana negli “Années de pélerinage” è stato presentato attraverso le sue composizioni originate dallo “Sposalizio della Vergine” di Raffaello e dalla scultura “ Il Pensieroso” di Michelangelo, ma non è stata mai evidenziata l’esistenza di un rapporto di Liszt con l’arte figurativa in generale. Inoltre abbiamo voluto dare spazio alla musica con i concerti i cui repertori hanno riguardato composizioni di Rossini o di Liszt su Rossini.

Comunicazione visiva, verbale e sonora dunque; parliamo della comunicazione scritta: all’ingresso della Mostra tra i vari materiali informativi, era presente il catalogo della Mostra. Quale strumento doveva rappresentare per il visitatore? Doveva essere letto durante la visita o a posteriori per approfondire, oppure doveva rappresentare un “ricordo” della Mostra da rileggere nel tempo?

Il catalogo doveva essere, secondo noi, qualcosa di più esplicito delle didascalie, un ampliamento. I titoli elencati nel Sommario in prima pagina, sono gli stessi dei pannelli, quindi si potevano seguire le storie e i racconti con maggiore approfondimento. Purtroppo invece, o forse per fortuna, il visitatore, entrando, aveva fretta di vedere la Mostra e il catalogo rimaneva lì, sul tavolo!

Le immagini riportate in ogni “quadro” sono le stesse di quelle esposte nelle vetrine?

Si, le stesse dei pannelli, anzi il catalogo ne contiene di più. Ad esempio il busto di Bartolini che è messo all’inizio della pubblicazione e raffigura Byron non è stato esposto; se si va a guardare le ultime pagine del catalogo si può vedere il busto di Liszt fatto dallo stesso scultore, che sembra identico a quello rappresentante Byron, questo non è un collegamento privo di significato! Al visitatore il catalogo offre altri spunti di approfondimento, anche personale.

La Mostra ha lasciato quindi altri “spazi” ancora da “visitare”, continuerà il suo “viaggio”?

Lasciamoci sorprendere!

 

Anita Pianesi

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