Prosseda

Gioire della condivisione della bellezza, intervista a Roberto Prosseda

In Interviste by Lorenzo Papacci0 Comments

Quella di Roberto Prosseda è una personalità estremamente poliedrica: pianista, docente, divulgatore, organizzatore di eventi musicali, esploratore di repertori per nulla o poco battuti. Charles Rosen disse di lui: «Sono sempre stato colpito dalla sua originalità e dalla sua capacità di ripensare a brani familiari a tutti noi. Il suo modo di suonare è profondamente serio e tuttavia dà […] grande piacere sia per le sue qualità sensoriali che per la sua convinzione. Non conosco nessun giovane pianista che potrei raccomandare con maggior entusiasmo». Una fama internazionale da solista, ma numerose le sue collaborazioni con robot. Con le nostre domande abbiamo cercato di delineare un ritratto di questo artista attraverso le sue parole.

Un musicista è anche, in parte, un filologo e uno storico dell’arte: oltre allo studio tecnico e al lavoro musicale, un buon interprete, per essere tale, quanto deve studiare dal punto di vista sto- rico e musicologico ciò che manipola in maniera performativa?

Per comprendere appieno il senso di un brano musicale, e per quindi poterlo al meglio interpretare, è fondamentale conoscere il significato dei vari gesti che costituiscono il contenuto espressivo dell’opera, in rapporto con le consuetudini dell’epoca e con le caratteristiche degli strumenti musicali che il compositore aveva a disposizione. E, allargando il discorso, è altrettanto naturale approfondire i contesti storici e sociali in cui la musica è stata creata e saper gestire i meccanismi di espressione e comunicazione che ci consentono di raggiungere al meglio il nostro pubblico, sia in un concerto dal vivo, sia in una registrazione discografica. Tutto ciò mi pare un passaggio naturale e inevitabile, che viene ancor prima dello studio tecnico. Del resto, se non abbiamo chiaro il cosa, non ha senso focalizzarsi sul come. Invece oggi, e non solo nell’insegnamento della musica, si tende spesso ad una educazione settoriale: ci si specializza nel saper fare molto bene una delimi- tata attività, senza prima avere ben chiari l’oggetto e l’obiettivo della medesima attività. Ad esempio, nella didattica pianistica spesso si insegna prima a suonare bene le scale, le ottave e ad avere un dominio meccanico della tastiera, senza però che lo studente sia consapevole di quale sia il senso espressivo che una scala o un passaggio di ottave può veicolare. Viceversa, anche per capire la struttura e il senso di una sonata di Mozart, è fonda- mentale avere dimestichezza con la pronuncia di quella musica: prima ancora dell’interpretazione (che è un fatto soggettivo e, in un certo senso, privato), dobbiamo saper leggere la musica: ciò vuol dire capire il valore espressivo e retorico di tanti segni di articolazione, che rimandano a gesti musicali ben precisi. La comprensione della tensione armonica è altrettanto indispensabile, in quanto nella musica classica l’armonia è la base di ogni discorso musicale. Il lavoro di studio di ogni musi- cista professionale è di fatto analogo a quello di un bravo direttore d’orchestra, che studia le partiture e crea una sua articolata visione interpretativa ben prima di incontrare l’orchestra per la prima prova.

Una fase importante della sua carriera è legata a Mendelssohn: dalle prime composizioni inedite incise, passando nel 2008 all’incisione delle 56 Romanze senza parole, fino all’incisione dell’integrale per pianoforte del 2013, ci parli del suo rapporto con questo autore, come è nato l’interesse nei suoi confronti?

Sono sempre stato attratto da repertori e compositori meno di moda: trovo che una parte molto gratificante e stimolante della nostra professione sia quella di fare scoprire al pubblico musiche ignote, spesso con risultati sorprendenti. E, in- credibilmente, questo è il caso anche della musica pianistica di Mendelssohn. Nonostante la fama del compositore, pochissimi altri pianisti hanno finora indagato in maniera sistematica il corpus della produzione pianistica di Mendelssohn, tanto che prima d’ora non esisteva una incisione completa della sua musica pianistica: è anche questo vuoto che mi ha invogliato ad occuparmi di Mendelssohn. Ho iniziato nel 2004, grazie anche all’incoraggiamento di Gian Andrea Lodovici, produttore discografico a cui devo moltissimo, e con il quale ho realizzato i primi due CD di inediti mendelssohniani per la Decca. Su questa strada ho avuto la fortuna di incontrare un altro entusiasta interprete mendelssohniani: Riccardo Chailly, che mi ha proposto di incidere in prima assoluta con lui e la Gewandhausorchester di Lipsia il Concerto n. 3 di Mendelssohn, brano che poi ho suonato un po’ in tutto il mondo, con oltre 50 orchestre. Procedendo nelle ricerche, sono man mano venuti alla luce ulteriori inediti, e al contempo mi sono reso conto di come anche le musiche di Mendelssohn già pubblicate fossero quasi assenti nei programmi concertistici. Così, gradualmente, sono giunto a completare, dopo circa 12 anni, la registrazione della sua musica pianistica. Il percorso non è fini- to: a settembre esce, sempre per Decca, l’incisione con i Concerti n. 1 e 2 e il Rondò Brillante, che ho inciso con la Residentie Orkest de L’Aja diretta da Jan Willem de Vriend, con cui mi accingo a registrare anche i Concerti per due pianoforti e orchestra, assieme a mia moglie Alessandra Ammara.

Va menzionata, nella sua attività di pianista, la riscoperta di uno strumento non così diffuso: il piano-pédalier o pedalpiano. Come è nato l’interesse verso questo strumento e cosa ci può dire sulle sue potenzialità e sul repertorio ad esso dedicato?

L’intervista a Roberto Prosseda prosegue nella sezione ritratti del nostro numero “100 anni di Leonard Bernstein“, disponibile qui

About the Author

Lorenzo Papacci

Nato nel 1994, studio lettere ad indirizzo musicale all'università "La Sapienza". Melomane convinto e polemico amante di Verdi e Puccini. Se vedo un pianoforte penso a Liszt, degli strumenti ad arco a Vivaldi e un'orchestra a Mozart e Bruckner. Profondamente convinto che la semplicità e l'eleganza in musica portino lontano.