Recital, la scuola violinistica raccontata dal Duo Octo Cordae

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Uscito nel maggio 2018 è da segnalare un percorso, inciso dal Duo Octo Cordae, che riguarda la tecnica e, soprattutto, il virtuosismo che caratterizzano la scuola violinistica, nello specifico in questo cd intitolato Recital, italiana e franco-belga.

Recital, Duo Octo Cordae

Recital, Duo Octo Cordae

Jean Marie Le Clair, personaggio dall’aura un po’ cupa e inquietante. Quel compositore che viveva in compagnia del suo solo Stradivari, e che fuggiva il genere umano. Il compositore misantropo, nonostante in vita abbia conosciuto moltissime personalità di spicco della sua epoca, da cui ha carpito gli stili musicali per fonderli insieme. Il suo stile è un mix del melodismo “semplice” francese e di una tecnica violinistica brillante italiana, che, sopra agli altri, gli veniva da Pietro Locatelli. In questo CD lo conosciamo grazie al Duo Octo Cordae per la quinta delle sei sonate per due violini op. 3. La sonata è in mi minore, in tre movimenti (Allegro ma poco; Gavotta -Andante grazioso-; Presto).
Nonostante l’iniziale carattere giocoso questa sonata trasporta l’ascoltatore in una dimensione altra, a tratti nostalgica, a tratti caotica e confusa. L’esecuzione del duo ha reso bene questi carattere altalenante su cui deve essere basata la forza della sonata, con frequenti ritardando, rubati, e salti improvvisi di dinamica, (pregiatissimi i crescendo e diminuendo)  e carattere. Lodevoli i giochi di timbri, eseguiti con tutta probabilità con una destrezza dell’arco più vicino al ponticello o alla tastiera a seconda delle esigenze timbriche che hanno voluto creare. Nonostante in alcuni punti l’equilibrio del duo vacillasse un po’, per un’eccessiva emersione del primo violino rispetto al secondo e nonostante qualche imprecisione nella delicatissima Gavotta e qualche problema di insieme e sincronia nella corsa del Presto, l’ascolto generale della sonata è stata di un livello molto alto, in cui si è percepita la sintonia tra i due musicisti, e il loro desiderio di lasciare un messaggio musicale ben preciso, di carattere virtuosistico al punto giusto ma soprattutto melodico e turbato, passionale e musicale.
Un altro virtuoso del violino e della tecnica violinistica, con pure mix di influenze francesi (acquisite) e italiane (per nascita) fu Giovanni Battista Viotti. La sua Serenata op. 23 è parte del periodo di vita che il compositore ha passato a Londra. Fatta di sette diversi movimenti (Marcia; Con moto; Minuetto; Andante; Canone; Allegretto; Andantino-Allegro), dal carattere unitario, brillante anche nei momenti più lirici. Come comandava la moda del momento, era necessario dar sfoggio di abilità e brillantezza tecnica sul violino, facendo in apparenza sembrare il tutto un gioco. Di conseguenza lo spirito generale di questa composizione è leggero, quasi preso come un divertimento, in cui però bisogna dar prova di sé e della facilità con cui ci si destreggia in arditi passaggi tecnici. Nell’esecuzione della Serenata, il Duo Octo Cordae ha dato dimostrazione di essere una coppia di violinisti ben assortiti, e maturi sia individualmente che come duo. L’abilità e la destrezza tecnica dimostrata dai giovani musicisti ha dato alla Serenata uno spirito di gioia e di allegria anche nei tempi lenti e più lirici e posati. Il suono ricercato nella timbrica, non eccessivamente dentro la corda, ma più arioso (per i più addetti ai lavori, più di velocità di arco) ha reso giustizia nel carattere generale della composizione.

Duo Octo Cordae, Domenico Masiello ed Eliana De Candia

Duo Octo Cordae, Domenico Masiello ed Eliana De Candia

Proseguendo il percorso della abilità manuale e tecnica brillante dello strumento, non era possibile non imbattersi in Charles Auguste De Beriot, praticamente compositore fondante della scuola violinistica belga. Nel CD incontriamo due suoi lavori, il Duo Concertante op. 57 n. 1 in tre movimenti (Moderato; Adagio moderato; Rondò) e l’Aria Spagnola op. 113 n. 6.
Il Duo Concertante è un lavoro di una corposità difficile da sostenere. Costantemente intriso di passaggi tecnicamente complessi, corde doppie e triple, accordi, passaggi di note virtuosistiche molto veloci, suoni profondi e pesanti da alternare a sfoggio tecnico, quasi superficiale. Sebbene in alcuni momenti la tensione emotiva calasse nell’esecuzione del Duo Octo Cordae, che probabilmente era concentrato nella complessità del passaggio a livello di virtuosismo, in altri momenti, specie nell’Adagio moderato, spiccava la musicalità, sorvolando qualche incidente di percorso, la densità del suono e l’idea che i due musicisti volevano manifestare. L’Aria Spagnola chiude il CD, ed è, di nuovo, un vezzo, un gioco di abilità, di tecnica, di virtuosismo. Un vezzo a imitare l’esotismo spagnoleggiante del tempo. Un’esecuzione quindi viva, ma al tempo stesso sognante di chissà quali amori, carnali, spirituali, Carmen e Micaëla, tutto ciò su otto corde distribuite su due strumenti. Un accompagnamento molto serrato di un violino sopra cui l’altro si deve giostrare prendendosi le libertà di cui necessità ma senza uscire dagli schemi. Chapeau al duo che ha valorizzato questa composizione con un’interpretazione fuori dal comune, fatta di rabbia, passione, con suoni saltellati e appositamente sporcati, graffiati, ma al tempo stesso fatta di carezze e sogno, con gliss e vibrati larghi, legature di espressione ben calibrate e tensioni di suono splendidamente gestite.
Prima della chiusura con l’Aria Spagnola, appunto, il CD propone ai suoi ascoltatori un’ultima tappa del virtuosismo violinistico, un virtuosismo che però va oltre la brillantezza e l’abilità tecnica. Si tratta di Henryk Wieniawski con il suo Studio Capriccio op. 18 n. 1. In questi capricci si trova condensata l’idea di Wieniawski di creare un virtuosismo che sia fatto sì di brillantezza e agilità tecnica, ma, oltre a ciò, che sia fatto anche di melodia e di lirismo. Il modo migliore di rendere questa idea di due tipi di tecniche, entrambe fondamentali a ogni violinista che sia degno di questo nome, era separare i due virtuosismi, utilizzando, appunto, due diversi violini. Ed ecco che, mentre il primo violino mostra il lato à la Paganini della scuola violinistica, dal secondo emerge, e sempre deve emergere, il virtuosismo di interpretazione, che si fa non di agilità scattante ma di cavate di suono profonde, intensità di vibrato e tensioni di suono e fraseggio lunghissime. Per quanto riguarda l’esecuzione di questa piccola opera d’arte basta alzarsi in piedi ed applaudire al Duo Octo Cordae.

Michela Marchiana

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Michela Marchiana

Sono nata a Roma nel 1995. Ho iniziato a studiare il violino all'età di 12 anni. Frequento la facoltà di Musicologia presso La Sapienza e sono diplomata in violino presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. La risposta alla fatidica domanda "Qual è la tua musica preferita?" purtroppo (o per fortuna!) per me non esiste. Mi sono avvicinata al mondo della musica grazie ai miei genitori (non musicisti ma appassionati a tutto tondo) che mi hanno cresciuta a suon di cantautorato italiano misto a rock misto a reggae misto a (strano ma vero) Barbiere di Siviglia e Traviata. Successivamente, iniziato a studiare il violino sotto la guida di un'Insegnante con la "i" maiuscola, ho iniziato a scoprire il mondo dell'orchestra sinfonica e dei gruppi da camera. Dunque, se proprio dovessi dare una risposta sul genere di musica preferito (nell'ambito della musica classica), direi che preferisco la musica da camera, con un amore sconfinato nei confronti del Quartetto. Compositori preferiti? Nessuno dai, a parte la gigantografia di Ludovico in camera.