Cinzia Dato ai Concerti del Tempietto

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Al concerto di Sabato 24 Novembre l’affermata pianista Cinzia Dato si è esibita in un programma prevalentemente ottocentesco (Fa eccezione il Preludio in sol minore di Rachmaninov, composto nel 1901), alternando momenti lirici e virtuosistici in un’interpretazione decisamente sentita e personale.

Si comincia con le splendide Kinderszenen op. 15 di Schumann, da anni ormai un classico del repertorio pianistico insieme agli altri cicli di Schumann, a torto considerate di facile esecuzione presentano in realtà numerosi scogli interpretativi e sfumature. La pianista decide di affrontarle con piglio passionale e partecipe, conferendo ad ognuna un’idea ben precisa di interpretazione, caratteristica senz’altro apprezzabile per sottolineare appunto la complessità ben nascosta di questi brani. In particolare spesso a venir risaltato è il gioco imitativo delle voci in Schumann, che la pianista decide di avvalorare evidenziando i disegni della mano sinistra nelle ripetizioni, come nel brano di apertura, Von fremden Ländern und Menschen. Questa tendenza presenta forse dei problemi in Träumerei, uno dei brani più celebri del ciclo, dove forse la sottolineatura imitativa finisce per oscurare troppo il canto nella sezione centrale. Si tratta comunque di un’esecuzione ispirata, che riesce a trasportare per 20 minuti gli ascoltatori in una dimensione giocosa, anche se dolente.

A seguire abbiamo le altrettanto celebri Variazioni su un tema di Paganini op. 35 di Johannes Brahms, tratte dal Capriccio n. 24 in la minore del violinista genovese, le quali difficoltà interpretative ed esecutive dovrebbero essere note a chiunque le abbia anche solo ascoltate. La pianista decide di affrontare il primo fascicolo, e l’esecuzione viene condotta con esperienza e una forza muscolare notevole, mantenendo però l’attenzione al gesto ritmico e armonico brahmsiano. Purtroppo l’energia dedicata a questa impresa causa una defaillance degna di nota nella variazione n. 13, dove la pianista si inceppa brevemente di fronte alle impietose ottave della destra e le decime arpeggiate della sinistra. Riprendendosi alla fine in un finale dall’indubbia efficacia spettacolare, anche se non privo di qualche lieve imprecisione, Cinzia Dato si guadagna dei calorosi applausi alla fine dell’esibizione.

Senza neanche una pausa di metà concerto, ci si tuffa subito nell’esecuzione di due Preludi di Rachmaninov, rispettivamente in Do # minore op. 3 n. 2 e il Sol minore op. 23 n. 5, eseguiti al massimo del loro effetto drammatico, fra le imponenti ottave del primo, che ricordarono delle campane ad alcuni editori musicali, e gli accordi possenti ribattuti con furia del secondo..

A concludere il concerto c’è un’altro gigante del virtuosismo pianistico, Franz Liszt, con le sue interpretazioni dei sonetti di Petrarca, estratte dagli Années de Pèlerinage. Si tratta di tre brani in cui però ad essere prominente non è la componente virtuosistica, bensì la capacitò espressiva e fraseologica spesso strettamente dipendente dalla fonte letteraria, come all’inizio del sonetto 47, in cui l’enunciato tematico viene quasi declamato dalla mano destra, inframmezzato da brevi silenzi, prima della vera elencazione delle benedizioni di Petrarca. La Dato si dimostra ancora una volta, dopo Schumann, capace di finezze e di trasporto emotivo notevole, regalando alcune delle pagine migliori del concerto. Si conclude perciò sempre con Liszt, e dopo il suo lato lirico è corretto terminare con l’impegnativo Mephisto Waltz n.1 e i suoi temutissimi e diabolici trilli, ribattute, ottave, glissando e accordi ampi e scomodi. Come bis si sceglie il più leggero La Caccia dai sei studi da Paganini, come piccola firma alla fine di un concerto non immacolato, ma senz’altro coinvolgente.

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Enrico Truffi