Pomeriggio dinamico ai concerti del Tempietto

In Recensioni by Michela Marchiana0 Comments

Nella giornata musicale del Tempietto il 17 novembre il pubblico ha potuto assistere a un tipo di concerto e di pomeriggio alternativo. Ad esibirsi era il Trio “MK” all’opera. Oltre ad avere un programma variegato che si muoveva tra musica d’opera buffa e seria italiana, la musica d’opera e operetta francese, musica da film e canzoni napoletane, il Trio ha offerto al proprio pubblico delle esecuzioni molto teatrali, “musica da salotto” come ha detto la pianista Monica Secondini, e musica in cui partecipare tutti insieme, divertendosi e lasciandosi trascinare.
Non solo! La sopracitata pianista, Monica Secondini, si è destreggiata in più ruoli contemporaneamente, presnetava i brani, ad uno ad uno, suonava il pianoforte accompagnando e sostenendo il soprano Mariangela Cafaro e suonava il pianoforte in duo con la giovane, pianista anche lei, Klarasofia Palaferri.
Ma c’è di più. Perché Monica Secondini non si limitava a presentare i brani, ma ha accompagnato gli ascoltatori per un percorso musicale vero e proprio, fatto di passioni e libertà. Insomma l’atmosfera che si respirava era quella di una continua condivisione, di una lezione-concerto, ma senza la tipica distanza cattedra-ascoltatori, semplicemente una chiacchierata musicale, descritta e vissuta dalla Sala Baldini tutta, in una piccola realtà idilliacamente alternativa per una domenica di metà Novembre.
Il percorso si è aperto con due canzoni di Francesco Paolo Tosti, una delle quali su testo di Gabriele D’Annunzio. Si prosegue poi entrando nel pieno dell’opera e del barocco, iniziando con l’aria “Lascia ch’io pianga” dal Rinaldo di Georg Friedrich Händel. Händel, spiega la Secondini, si ispira alla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, e quest’aria è imperniata di un senso di catarsi, è, quasi paradossalmente, musica che allevia e risolleva gli animi, facendo dimenticare pene e affanni.
Il canto di Mariangela Cafaro è un canto limpido, cristallino, la brillante tecnica le permette di avere una voce ferma, profonda ma al tempo stesso potente. In Händel (e non solo, come vedremo) si è fatta notare per gli ornamenti e abbellimenti che le prassi esecutive del tempo richiedevano, senza eccedere nel vibrato, che sarebbe stato fuori tempo, ma senza nemmeno risultare aspra all’ascoltatore. Insieme alla Secondini, che la accompaganva al pianoforte con un tocco profondo, morbido ma di grande supporto, hanno enfatizzato tutti i ritardi, e le appoggiature di dissonanza, facendo finalmente notare ai “non addetti ai lavori” l’importanza dell’armonia e dei giochi armonici, in correlazione al testo.
Segue, dello stesso compositore, una trascrizione per pianoforte a 4 mani di un Minuetto. La giovane Klarasofia Palaferri ha saputo reggere all’emozione e alla tensione in maniera pregevole data la sua tenera età. Accompagnata da una onnipresente nella serata Monica Secondini, sono riuscite a trascinare e far sorridere il pubblico.
Dopo la parentesi solo strumentale si rientra nel mondo dell’opera con “Una voce poco fa” dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. Come spiega sempre la Secondini, Rosina, il personaggio che canta nell’opera quest’aria, è una femminista anzitempo, una donna emancipata, libera e indipendente. Ancora una volta la Cafaro si è mostrata eccellente e brillante negli abbellimenti e nelle fioriture. Nota di colore e di teatralità che si è aggiunta (ma che già era tacitamente presente) e che ha reso lo spettacolo spettacolare è stato il momento in cui la cantante nei panni di Rosina ha scelto un uomo dal pubblico, per rendergli note le “100 trappole” che farà “giocar, prima di cedere”.
Segue una trascrizione di una Villanella di Galluzzi per pianoforte e 4 mani, per poi proseguire con un’altra innamorata dell’opera, cioè Giulietta, personaggio della Romeo e Giulietta di Charles Gounod, di cui abbiamo ascoltato l’aria “Ah! Je veux vivre”. Poi per un momento il tempo si è fermato, e le energie e la dinamicità della serata si sono rilassate e concentrate su un impressionismo a 4 mani, firmato André Léon Caplet. L’impressionismo si fa di colori, di effetti e di timbri. Nonostante il tempo un po’ seduto l’esecuzione delle due pianiste ha fatto risaltare i timbri e le dinamiche, creando quella dimensione che trascende i canoni della realtà, come era intento e intenzione dell’impressionismo musicale.
Continuando in un mondo di sogni e di illusioni è eseguita poi l’aria della bambola “Les oiseaux dans la charmille” dai Racconti di Hoffman di Jacques Offenbach. La teatralità, quasi fosse in scena, di Mariangela Cafaro non le ha fatto perdere minimamente la concentrazione e la sicurezza vocale. Nota di colore, parte seconda, il nostro soprano-bambola, sul finire dell’aria, si è scaricata e la giovane Klarasofia Palaferri è dovuta accorrere in aiuto, ricaricarla delle energie necessarie a finire l’aria.
Abbandonato il mondo della musica classica ci si è diretti verso la musica da film con due brani, “Vocalise” di Kilar e “La vita è bella” di Piovani, che hanno offerto al pubblico uno spazio di immaginazione, suoni evocativi, liberi e nitidi, commoventi e intensi di energia. Chiude la serata la canzone napoletana, “I’ te vurrìa vasa’”, che strappa sempre un sogno, un sorriso e una lacrima e “Torna a Surriento”, che è legata sempre a una passione e a uno scopo, ma, contrariamente a quanto sembra e a quanto si possa pensare, si tratta di politica e di amor di terra e di patria.
Per bis un conviviale “O’ sole mio” da cantare tutti assieme, tra applausi e risate.

Michela Marchiana 

About the Author

Michela Marchiana

Sono nata a Roma nel 1995. Ho iniziato a studiare il violino all'età di 12 anni. Frequento la facoltà di Musicologia presso La Sapienza e sono diplomata in violino presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. La risposta alla fatidica domanda "Qual è la tua musica preferita?" purtroppo (o per fortuna!) per me non esiste. Mi sono avvicinata al mondo della musica grazie ai miei genitori (non musicisti ma appassionati a tutto tondo) che mi hanno cresciuta a suon di cantautorato italiano misto a rock misto a reggae misto a (strano ma vero) Barbiere di Siviglia e Traviata. Successivamente, iniziato a studiare il violino sotto la guida di un'Insegnante con la "i" maiuscola, ho iniziato a scoprire il mondo dell'orchestra sinfonica e dei gruppi da camera. Dunque, se proprio dovessi dare una risposta sul genere di musica preferito (nell'ambito della musica classica), direi che preferisco la musica da camera, con un amore sconfinato nei confronti del Quartetto. Compositori preferiti? Nessuno dai, a parte la gigantografia di Ludovico in camera.