Elisa Rossi ai concerti del Tempietto

In Recensioni by Enrico Truffi0 Comments

Un programma principalmente ottocentesco, con l’eccezione della sonata n. 1 di Prokofiev, è stato il protagonista nello sfoggio di tecnica di Elisa Rossi, giovanissima pianista che promette di crescere ancora di più in futuro.

Si aprono le danze con la Sonata op. 10 n. 2 di Ludwig Van Beethoven, brano del primo periodo del compositore di Bonn, abbastanza insolito nella forma  (al posto dell’Adagio un “Allegretto”), che consente alla Rossi di esprimere al meglio le agilità delle pagine beethoveniane grazie ad un’articolazione delle dita molto sciolta ed un tocco sempre leggero quando serve, seppure con una certa fretta nell’esecuzione di alcuni trilli e gruppetti e un po’ di comprensibile imprecisione nelle ottave spezzate.

Lo studio n. 5 di Franz Liszt da Paganini “La Caccia” ci porta brevemente a una mimesi del suono del corno,  il cui richiamo viene imitato dalle numerose quinte vuote in partitura. Anche se non sempre viene espresso pulitamente il tema composto dalle due semicrome e una croma, l’esecuzione  si mantiene nonostante ciò rispettosa dello spirito giocoso e vivace inteso da Lisz, superando anche brillantemente i glissando presenti in partitura. Continuando con il compositore ungherese, abbiamo la Tarantella “Venezia e Napoli”, supplemento dagli “Années de pèlérinage, sicuramente un brano di discreta difficoltà per un esecutore con una certa esperienza, figurarsi per uno di appena 17 anni. Eppure Elisa Rossi dimostra un’energia invidiabile e una grande competenza tecnica, che scivola appena soltanto nelle note ribattute dell’inizio, per poi però proseguire con grande trasporto dal cantabile successivo per tutta la composizione, in quasi 10 minuti di cavalcate pianistiche di grande forza espressiva.

Altro protagonista del virtuosismo pianistico ottocentesco, Fryderyk Chopin fa da prosecuzione naturale senza neanche una pausa fra le due metà del concerto. Vengono eseguiti gli studi 3 (celebre sotto il nome di “Tristesse”, la cui melodia è stata utilizzata per la famosa canzone “No other love”) e 5 dall’opera 10 e il celeberrimo Scherzo in Si bemolle minore op. 31.  Il primo brano viene eseguito correttamente (sebbene con spirito leggermente meccanico nella ripresa del tema) in un esecuzione comunque capace di esprimere una vasta gamma di sensazioni e suggestioni. Nel secondo studio e soprattutto nello Scherzo, che vengono eseguiti subito dopo, convincono soprattutto i virtuosismi della Rossi, che si esibisce in una serie di arpeggi sfrenati, e anche se a volte il tutto va un po’ a scapito del disegno melodico, che risulta a tratti poco chiaro, la giovane esecutrice dimostra grande maturità nella gestione dei tempi e delle dinamiche.

Ci si congeda con la Sonata n.1 di Prokofiev, in un unico movimento di otto minuti, che a livello tecnico sembra riproporre il tipo di difficoltà tecnica presentato dai brani dei due compositori romantici che l’hanno preceduta, e in cui perciò la Rossi ribadisce con forza la sua padronanza del pianismo più energico e “sinfonico”, dimostrando di avere tutte le capacità necessarie a farsi un nome, a patto di curare di pari passo la limpidezza delle frasi e la chiarezza del discorso musicale.

About the Author

Enrico Truffi