Giulia Loperfido al Tempietto, fra Chopin, Debussy e Prokofiev

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Ieri sera alla Sala Baldini la diciassettenne pianista romana Giulia Loperfido ha deliziato gli avventori delle serate del Tempietto con un programma solido e appassionante, affrontato con maturità sorprendente.

L’apertura del concerto è rappresentata dalla Sonata op.58 n. 3 di Fryderyk Chopin, composizione che necessita di grande impegno e talento esecutivo, per far risaltare sia le sezioni più energiche e virtuosistiche sia le aperture liriche. Il primo movimento infatti riassume queste due anime in un’esposizione contrastata, ricca di arpeggi, scale, discese di accordi, cromatismi, a cui si alterna un tema cantabile su cui la pianista si sofferma con struggente intensità. Dopo uno Scherzo (inserito insolitamente come secondo movimento da Chopin) eseguito con una leggerezza quasi intima, si arriva al celebre terzo movimento, con un tema puntato a cui seguono una serie di arpeggi di bellezza inafferrabile, che Loperfido sottolinea senza mai esagerare con il sentimentalismo, ma affrontati con tutta la pulizia necessaria a una resa elegante e convincente.

Dopo una breve pausa, si può passare alla seconda parte del concerto, che prevede l’esecuzione della suite di Debussy Estampes, consistente di tre brani  tipici dello stile più impressionista del compositore, pieni di suggestioni visive e atmosferiche di vario genere. Si comincia con l’Oriente, con Pagodes, che aveva esercitato nei decenni precedenti in Europa una forte fascinazione, particolarmente forte nella pittura impressionista. In questo caso sono le scale pentatoniche a dare un colore “orientale” alla composizione, con gentili tocchi di un accordo persistente della sinistra a cui la destra fa da contraltare con poche note variate nel ritmo, fino a sfociare in veloci arpeggi quasi in sottofondo, che vanno a morire, scomparendo nelle ultime battute. La soirée dans Grenade dall’Oriente ci porta in Spagna, con un ritmo di “Habanera” che ci accompagna dalle prime note rimanendo persistente quasi per tutto il pezzo, a fasi alterne, senza mai che un tema o una direzione precisa prenda il sopravvento su un flusso di sensazioni e impressioni  di varia natura. Les jardins sous la pluie  gioca invece con la mimesi acquatica di cui è capace il pianoforte, in un tripudio di arpeggi, trilli e vari stratagemmi di grande virtuosismo, atti a replicare le sensazioni musicali dello scrosciare della pioggia. L’esecutrice affronta questi tre brani sicuramente con grande perizia, ma a colpire è l’intima comprensione che sembra avere dell’autore, che rende con una passione fuori dal comune, riuscendo a farli arrivare al pubblico come se non ci fossero  intermediari.

Il concerto si conclude con la Sonata n.2 op. 14 di Sergej Prokofiev, di livello piuttosto alto di difficoltà tecnica e interpretativa, a causa dei numerosi contrasti di ritmo e di suono; la Loperfido riesce a districarsi con brillantezza in questo amalgama di giocosità e severità, lirismo e satira, donandoci un’interpretazione generosa e ricca di sfumature che il pubblico ha giustamente ricompensato con una lunga serie di applausi scroscianti.


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Enrico Truffi