Scoperta e storia di un amore ai concerti del Tempietto

In Recensioni by Michela Marchiana0 Comments

Nella serata dei concerti del Tempietto, nella sala Baldini a piazza Campitelli, il Trio Mission ha fatto vivere al suo pubblico l’Amore, in tutte le sue sfumature, dalla sua nascita al suo declino, alla sua rottura.
A partire da un amore gioiso della Violetta Valéry di “Sempre libera”, dalla Traviata di Giuseppe Verdi, un amore preso alla leggera ma comunque vissuto nella sua totale bellezza.
“Vo’ che scorra il viver mio
Pei sentieri del piacer.”
Si passa a un ricordo nostalgico, un “Amarcord” di Nino Rota, a quella che è nel film “Amarcord”, appunto, un’esplosione sessuale degli adolescenti del paese in cui è ambientata l’idea felliniana. Si tratta quindi di un amore non troppo diverso da quello della Traviata del Cigno di Busseto, diverso solo dal fatto che non è più un amore tangibile, ma un ricordo preso con un sorriso, con una luce negli occhi, come un’ombra del passato.
L’amore di Mariù (“Parlami d’amore Mariù” – Cesare Andrea Bixio) è già un amore più dolce, più agognato, più fatto di ideali, ma è pur sempre un amore fugace, destinato a finire non appena i due amanti si separeranno. Non sarà però una separazione sofferta, gli animi sono sereni di quel momento di bene assoluto.
“Anche se avverso il destino domani sarà, oggi ti sono vicino, perché sospirar?”
Sulla scia dei ricordi e degli animi sereni c’è il sorriso del “Valzer Antico” e del “Ritratto” (composizione dell’oboista protagonista della nostra serata, Enio Marfoli).
Una speranza di un amore che si oppone ai ricordi di un amore con “O mio babbino caro” dal Gianni Schicchi e “Quando men vo'” dalla Bohème di Puccini, e due personalità che si oppongono per dimostrare che l’amore scioglie o scioglierà qualunque gelo dell’aria di Liù della Turandot, sempre di Puccini.
Prima di tornare ad amori eterni, vissuti e passati o ancora viventi, che non moriranno mai, nonostante tutte le difficoltà, i dolori, le sofferenze, le gioie e i sorrisi, gli amori dell'”Anonimo Veneziano”, di “West Side Story”, dei musical di Andrew Lloyd Webber e del “Gabriel’s Oboe” di Morricone, oltre che del suo “C’era una volta Il West”, ci si ferma per un breve e intenso momento a un tipo di amore totalmente diverso, quello assoluto, quello familiare delle “Avventure di Pinocchio” di Fiorenzo Carpi.
Dopo un’attesa per via delle campane, fatta di spiritosa ironia e chiacchiere che hanno anche tranquillizzato gli artisti, si è aperto il concerto, è cominciato il viaggio, dalla Traviata, il più leggero degli amori, fino a “Tonight” (un piccolo cambio nell’ordine dei pezzi), il più dolce degli amori nato nelle più impossibili delle situazioni.

I tre artisti hanno percorso e hanno fatto percorre al pubblico queste storie d’amore, questi amori infiniti e queste sensazioni meravigliose delle “banali” farfalle dello stomaco.
“It slips into your thoughts,/ It infiltrates your soul,/ It takes you by surprise,/Then seizes full control. […] Love never dies” dice Webber.
Questo è stato nel pratico possibile grazie alla dedizione e passione dei musicisti. Una potenza nella voce di Rezarta Dyrmyshi che però comunicava dolcezza, forza d’animo e storie vissute, con dinamiche sempre accurate, pur essendo in una sala al chiuso, un vibrato molto pronunciato dove necessario e una resa teatrale non indifferente. Un suono e un timbro cristallini provenivano dall’oboe di Enio Marfoli, che era attento e concentrato sulle varie articolazioni e ai dettagli, facendo spiccare e rendere assolutamente degni di nota i fraseggi musicali, sia quando era protagonista, sia quando accompagnava, sia quando sostituiva parole che quando invece parlavano le note. Un tocco ben pesato e bilanciato proveniva dalle dita di Federica Simonelli, sempre pronta a sostenere i due colleghi e compagni di viaggio con un suono ben presente e ben poggiato, senza rubargli lo spazio di cui avevano bisogno ma senza mai mettersi da parte.
Spicca nella serata lo spirito sorridente di serenità con cui i tre musicisti si sono presentati, suonare bene, seguendo i fraseggi, facendosi trasportare dalla musica, il tutto all’insegna della più bella tra le emozioni.

Love is all you need.

Michela Marchiana


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About the Author

Michela Marchiana

Sono nata a Roma nel 1995. Ho iniziato a studiare il violino all'età di 12 anni. Frequento la facoltà di Musicologia presso La Sapienza e sono diplomata in violino presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. La risposta alla fatidica domanda "Qual è la tua musica preferita?" purtroppo (o per fortuna!) per me non esiste. Mi sono avvicinata al mondo della musica grazie ai miei genitori (non musicisti ma appassionati a tutto tondo) che mi hanno cresciuta a suon di cantautorato italiano misto a rock misto a reggae misto a (strano ma vero) Barbiere di Siviglia e Traviata. Successivamente, iniziato a studiare il violino sotto la guida di un'Insegnante con la "i" maiuscola, ho iniziato a scoprire il mondo dell'orchestra sinfonica e dei gruppi da camera. Dunque, se proprio dovessi dare una risposta sul genere di musica preferito (nell'ambito della musica classica), direi che preferisco la musica da camera, con un amore sconfinato nei confronti del Quartetto. Compositori preferiti? Nessuno dai, a parte la gigantografia di Ludovico in camera.