Matteo Polizzi e Simone Chiominto al Tempietto

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Le serate ai Concerti del Tempietto sono sempre un’occasione per conoscere nuovi volti, come è stato ieri sera con il concerto di Simone Chiominto e Matteo Polizzi, due violoncellisti giovani e appassionati che si sono cimentati con un programma piuttosto impegnativo che abbraccia circa tre secoli.

Il primo brano, molto breve, funge a mo’ di introduzione, il Canone per due violoncelli in Re maggiore di Domenico Gabrielli, in cui i due musicisti si accompagnano in un botta e risposta continuo che dimostra il loro affiatamento.

Si prosegue con la Sonata per violoncello e basso continuo in Do Maggiore G.6 di Luigi Boccherini, qui adattata per i due violoncelli, con Simone all’accompagnamento e Matteo come solista. Nell’Allegro si percepiscono alcune imprecisioni soprattutto nell’intonazione dello strumento e nella resa del suono, ma ciò non impedisce di godersi un ‘esecuzione briosa e partecipe dei due musicisti. Le cose vanno molto meglio nel Largo, che permette all’interpretazione di Matteo Polizzi di brillare con virtuosismi e trilli cristallini, in una resa coinvolgente di tecnica consolidata, che rimane il momento più alto della sonata.

La prima parte del concerto è conclusa dalla Sonata per fagotto e violoncello in Si bemolle maggiore K292  di Mozart, il cui ensemble originario pone un piccolo problema nella trascrizione che i due musicisti affrontano che ogni tanto rischia di creare una pasta sonora troppo uniforme che nuoce all’intellegibilità delle frasi mozartiane. Nonostante questo ostacolo i due violoncellisti si dimostrano maturi a sufficienza nell’evidenziare la differenza nella funzione dei due strumenti, con una grande abilità negli staccato da parte del solista.

Dopo una breve pausa si ricomincia con Franz Joseph Haydn e il suo Duetto in Re maggiore, un’altra trascrizione, in cui stavolta le vesti da solista sono indossate da Simone  Chiominto, che con pulizia notevole per la giovane età affronta ogni movimento con grazia e chiarezza discorsiva, sebbene il dialogo fra i due rimanga sempre vivace e coordinato.

In una struttura chiastica, il concerto si conclude con un’altra Sonata  di Boccherini, Do maggiore G.17  e un brano di breve durata, L’Elegia per due violoncelli “In memoriam Anton Rubinstein”, composizione dolente e malinconica, l’unica in tonalità minore di tutto il concerto, in cui Simone Chiominto deve vedersela con il continuo pizzicato della parte centrale mentre Polizzi disegna una melodia struggente e accattivante.

Gli applausi convinti sono ricompensati da un breve encore, un preludio da una sonata di Jakob Klein, di breve e fulminante virtuosismo, che lascia ben sperare per il futuro dei due esecutori.

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