Ksenia Milas e Luigi Moscatello in duo al Tempietto

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Ksenia Milas e Luigi Moscatello si sono esibiti al Tempietto con un programma proiettato verso il presente: le sonate per violino e pianoforte di Debussy e Prokofiev, inframezzate da April Lines di Rautavaara. Musica non semplice per un ascoltatore anche preparato, e tantomeno per l’interprete, sfidato sia dalle asperità tecniche dei brani che dalla necessità di costruire un discorso musicale solido e coerente. Moscatello però, oltre ad essere pianista e docente, è anche diplomato in composizione, cosa che ha indubbiamente permesso al duo di avere una base solida su cui poggiare un programma così eterogeneo e carico di spinte centrifughe.

La Sonata di Debussy, brano di apertura del concerto, ha messo subito in luce la capacità di interagire dei due musicisti senza mai “pestarsi i piedi” a vicenda. I brani sono sempre scritti in maniera da mettere in luce entrambi gli strumenti, scardinando il binomio solista-accompagnamento, e i due musicisti sono riusciti a dialogare senza che mai ci fosse una presenza soverchiante o tale da mettere in ombra l’altro.
April Lines è un pezzo diverso dalle due sonate: l brano si articola lungo un unico movimento da una decina di minuti costruito sull’alternarsi di grandi climax e momenti di stasi; il linguaggio è più composito, talvolta definito neoromantico come il repertorio di Rautavaara in generale, ma si lega alla musica di Debussy tramite il ponte di Messiaen, contemporaneo del compositore finlandese ed animato da una simile propensione verso il mistico. Proprio questo brano offre gli spunti più interessanti per trarre un giudizio sintetico su tutto il concerto: nonostante i due musicisti siano senza dubbio due virtuosi, non sentono mai il bisogno di insistere su questo tasto, subordinando l’estro dell’esecuzione ad una resa musicalmente più ricca e densa. Non a caso nonostante gli applausi insistenti al termine del concerto, i due musicisti hanno scelto deliberatamente di non concedere alcun bis: sarebbe stato difficile trovare un encore all’altezza del repertorio proposto nel concerto.
Ma prima dell’applauso era stato il momento della Seconda Sonata di Prokofiev: cronologicamente “in mezzo” agli altri due brani, si tratta verosimilmente del pezzo dalla natura più consueta. Una linea del violino ricca di cantabilità, un pianoforte che costruisce un solido contrappunto in un’amalgama dal sapore tipicamente neoclassico. Le caratteristiche del brano permettono alla Milas di mettere in luce di più il proprio virtuosismo, mentre Moscatello realizza un accompagnamento ricco, sfumato ma preciso, che sarebbe appunto riduttivo chiamare solo “accompagnamento”.

Il duo Milas Moscatello suona come una formazione estremamente collaudata: bastano pochi cenni e l’intesa si rinnova in ogni brano in maniera incredibilmente naturale. Dico incredibilmente perché i due musicisti, al termine del concerto, hanno candidamente ammesso di conoscersi molto bene per motivi professionali (lavorano a poche classi di distanza da anni), ma di non aver mai suonato assieme prima del concerto, per giunta preparato con una sola prova!
Il risultato finale è un concerto naturalmente soddisfacente, con un repertorio audace ed eseguito sempre nel rispetto della parte e con una funzione quasi didattica, per mettere l’ascoltatore in condizione di apprezzare al massimo una musica che troppo spesso viene bollata come “difficile”.

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