Il pianoforte di Leonardo Laviola al Tempietto

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Venerdì 28 settembre, in una Sala Baldini particolarmente gremita, i Concerti del Tempietto hanno ospitato il recital di Leonardo Laviola.
Classe 1994, laurea in filosofia e un’intensa attività di concertista: il giovane pianista Laviola, perfezionatosi nello studio con il M° Marcella Crudeli, porta al pubblico del Tempietto un programma eterogeneo che va dalla musica settecentesca di Domenico Cimarosa alle rievocazioni bachiane di Ferruccio Busoni.

È proprio con Preludio al corale “Wachet auf, ruft uns die Stimme” di J.S. Bach, trascritto da Busoni per pianoforte, che si apre il programma del concerto.

Laviola fa emergere correttamente e con maestria tutte le voci che formano una delle polifonie più conosciute e apprezzate del Kantor di Lipsia.
Il pedale, sebbene poco “riservato”, contribuisce a creare un’atmosfera sonora sospesa ma allo stesso tempo vivace dal punto di vista delle dinamiche.
Bach lascia poi il posto al nostrano Domenico Cimarosa e alla sua Sonata in Do minore: dell’esecuzione di Laviola si apprezza soprattutto la scelta di piani sonori differenti, capaci di rendere in un breve pezzo di pochi minuti un dialogo sempre mutevole e mai scontato.

La prima parte del programma si chiude con la Sonata in Do Minore che apre l’opera 10 di L. van Beethoven di cui i critici ebbero modo di dire:

“Sovraccariche di difficoltà, anche il più diligente esecutore deve sentirsi come un uomo che pensa di andarsene vagando in un’attraente foresta, ma viene ad ogni pié sospinto arrestato da impedimenti fastidiosi, da cespugli spinosi, tanto che finisce con l’uscirsene stanco, senza aver provato alcun piacere.”

Il pianoforte di Laviola non inciampa nelle difficoltà della sonata e anzi si accende sempre più grazie agli sbalzi di umor musicale del grande compositore di Bonn.

Nella seconda parte del programma a dominare è la musica di Chopin.
Il pianista propone un’antologia di pezzi costruita dai Tre Notturni Op. 9, gli Studi Op. 10 nn. 3 e 12, e la Ballata n. 3 Op. 47.
Leonardo Laviola dimostra di trovarsi a suo agio con il virtuosismo musicale del compositore polacco. Alle difficoltà tecniche, superate senza grandi sforzi, il pianista accompagna anche un ampio ventaglio di idee musicali, intelligenti e originali, che rendono ancora più pregevole la serata musicale.
Di particolare rilievo, a livello interpretativo, risultano lo Studio n. 3 e la Ballata, vero caposaldo della letteratura pianistica insieme alle altre tre sorelle del corpus.
Laviola accompagna il suo strumento nel mondo imprevedibile e sorprendente della musica chopiniana, colorando lo spazio sonoro con atmosfere differenti e mai banali.
Chiude il programma la Bourrée fantasque di E. Chabrier che viene eseguita in modo frizzante ed energico, con uno speciale uso dei diversi colori musicali.

Matteo Macinanti

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About the Author

Matteo Macinanti

Romano di nascita e per passione. A 8/9 anni ho ascoltato per la prima volta Giovanni Sebastiano Ruscello e da quel dì non ho più ho smesso di essere musicopatico. Sono diplomato in Clarinetto al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e studio Musicologia a Roma e a Parigi.