Melodie baltiche, virtuosismi francesi e arie russe al Tempietto

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La felice collaborazione tra l’Associazione Italia-Estonia e i “Concerti del Tempietto” ha fatto da sfondo ad una gradevolissima serata di musica vocale da camera per soprano e pianoforte.
La cantante Ksenia Kuchukova e la pianista Helin Kapten hanno attraversato, con le loro liriche, tre stati — Estonia, Francia e Russia — e hanno offerto al pubblico un programma variopinto e originale.

Il mondo musicale estone, eccezion fatta per il compositore Arvo Pärt, difficilmente riesce a raggiungere i palchi internazionali ed è per questo che l’ appuntamento “baltico” del Festival Musicale delle Nazioni del Tempietto risulta particolarmente pregiato e degno di nota.

Le liriche di M. Härma, J. Aavik, M. Saar, A. Oit, V. Ojakäär, V. Tormis e E. Mägi — compositori e compositrici di certo poco noti ai più — si presentano al pubblico come un insieme variegato di testi e stili differenti, al quale però l’eloquio a volte delicato e altre volte vivace della lingua estone funge da trait d’union.
Ricorrono in queste liriche l’attesa della primavera, le immagini dei fiori, le parole d’amore. Un amore che a volte viene scoperto e gridato e altre volte invece si inabissa nei mormorii gutturali per nascondersi e rimanere celato.

La voce di Ksenia Kuchukova riempie lo spazio sonoro in un dialogo col pianoforte oscillante tra picchi di vocalizzi impervi e note recondite, quasi sussurrate.
La leggiadria delle liriche, accompagnata dal sorriso della cantante, appare all’ascoltatore come un gioco sonoro, ma non per questo di facile esecuzione, che richiama alla memoria antiche melodie di lavandaie o di bambini per strada di un mondo ormai passato.

I salti vocali e i passaggi eseguiti con messa di voce vengono accompagnati dalle trine morbide ed equoree del pianoforte che segue la voce con una ricca tavolozza di sfumature dinamiche.
Il discorso musicale assume poi l’accento dolce e raffinato del francese di Francis Poulenc, del quale vengono eseguiti “Métamorphoses“, “Trois poèmes de Louise de Vilmorin” e “Violon”. L’uditorio assapora queste melodie, nota per nota, e non fa mancare i suoi applausi alla fine di ogni brano.

Alla delicatezza di Poulenc segue poi la sfrenatezza virtuosistica di Charles Gounod:
l’interpretazione dell’aria “Je veux vivre” dal “Romeo et Juliette” del compositore francese presenta non pochi passaggi ardui che, tuttavia, vengono eseguiti senza problemi dalla cantante.

Chiude la serata un’antologia di arie provenienti dal clima freddo della Russia di Rachmaninov.
Il pianoforte e la voce si alternano, talvolta rubandosi a vicenda la parola, nei loro dialoghi che hanno in comune il languore della primavera.
Come spiega la cantante, è di breve durata il caldo primaverile nei luoghi baltici e nelle steppe russe, ed è per questo che spesso le espressioni artistiche provenienti da questi luoghi si soffermano sulla bellezza di un tempo effimero che lascia subito il posto al gelo invernale.
Con “Krysolov” di Rachmaninov ci si riavvicina nuovamente al mondo dell’infanzia e alla celebre storia del “Pifferaio magico” che, con le sue melodie suadenti, conduce i bimbi del paese verso il loto oscuro e triste destino.

Matteo Macinanti

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About the Author

Matteo Macinanti

Romano di nascita e per passione. A 8/9 anni ho ascoltato per la prima volta Giovanni Sebastiano Ruscello e da quel dì non ho più ho smesso di essere musicopatico. Sono diplomato in Clarinetto al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e studio Musicologia a Roma e a Parigi.