Haydn, Schumann, Debussy e Ravel al Tempietto: il recital di Stefan Macovei

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Ieri sera si è svolto il consueto appuntamento con la rassegna Pianofriends, sotto la supervisione del maestro Vincenzo Balzani, che ha visto come protagonista il diciannovenne Stefan Macovei alle prese con un programma vasto e impegnativo, ma certamente gratificante per gli ascoltatori.

Si comincia con leggerezza ed equilibrio con la Sonata in La bemolle maggiore di Haydn, affrontata dall’interprete senza precipitarsi, privilegiando la chiarezza nell’articolazione delle scale e degli arpeggi che costellano la composizione. L’Allegro Moderato consente a Macovei di muoversi con scioltezza da un’esposizione asimmetrica e pieno di ornamenti a uno sviluppo lungo e non privo di passaggi impegnativi. L’Adagio invece dà pieno spazio all’esecutore di sfoggiare una completa padronanza della gestione delle voci, facendole interagire alla perfezione in un brano dai forti connotati contrappuntistici; aprendosi infatti con una linea melodica suonata dalla sinistra, si aggiunge presto una melodia secondaria più stretta, consentendo un dialogo appassionante e intricato, dall’ispirazione bachiana. Si conclude di nuovo con vivaci scale nel Presto, in un altro brano caratterizzato da botta e risposta continui che innervano il tessuto formale della composizione.

Questa gestione così sapiente delle voci diventa una delle chiavi espressive per il giovane pianista per affrontare la Sonata n.1 di Robert Schumann. La composizione è fra le più significative per il compositore tedesco, ed ha dentro di sé tutte le caratteristiche dello Schumann più giovane, più libero e sperimentatore, e per questo rappresenta senz’altro un brano di difficile interpretazione, motivo in più per applaudire convinti la riuscita dell’esecuzione. Macovei dimostra infatti di riuscire a padroneggiare quasi alla perfezione i percorsi così irregolari della sonata, costruita interamente da temi frammentati, melodie interrotte e continuamente riprese in maniera imprevedibile. Forse a una costruzione che procede così radicalmente per illuminazioni non sempre è corrisposta un’interpretazione altrettanto sorprendente, ma la predilezione per la precisione e per il dialogo premiano il pianista, che ci regala un’esecuzione impeccabile.

Il percorso cronologico ci porta a un autore che spesso è stato affrontato in questa rassegna, Claude Debussy, di cui infatti ricorre il centenario dalla morte, in due brani che fungono quasi da interludio dopo l’impegno delle due Sonate precedenti: Minstrels e Terrasse des audiences au claire de lune, rispettivamente dal primo e secondo libro dei Préludes.

Il primo è un brano dall’andamento quasi goffo che rappresenta i cosiddetti “Ministrelsy”, spettacoli di danza e sketch comici dai connotati razzisti, in cui spesso attori bianchi si dipingevano la faccia di nero per rappresentare gli afroamericani delle piantagioni; portato in Europa nel ‘900 è ormai contaminato con il jazz e con lo spettacolo di varietà, ed è questa versione che Debussy rielabora in questo breve brano, e che viene affrontato da Macovei con la giusta dose d’ironia. Di altra natura è invece il brano successivo, meditativo e misterioso, ispirata alla notizia su un giornale dell’incoronazione di re Giorgio V come Imperatore dell’India.

Il concerto si conclude con un brano di grandissima resa virtuosistica, La valse, di Maurice Ravel, che nacque come balletto di scarso successo, per poi diventare brano sinfonico molto eseguito ed apprezzato. Si tratta in questo caso di una trascrizione per pianoforte di grande difficoltà, che il pianista esegue con un’energia trascinante, rispettando la dimensione della danza espressa dalle pagine del compositore francese.

C’è tempo per un bis, e il pianista ci dedica un altro splendido preludio di Debussy, La cathédrale engloutie, lasciandoci sommergere nell’atmosfera sospesa ed ellittica del componimento.

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Enrico Truffi