Virtuosismi pianistici tra ‘800 e ‘900: Riccardo Zangirolami al Tempietto

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Anche quest’anno Quinte Parallele racconterà le serate romane dell’Associazione Culturale “Concerti del Tempietto”. Lo scenario favolistico del Teatro di Marcello nel cuore della Capitale ospiterà dal 5 al 16 settembre la rassegna “Piano Friends”, promossa dall’omonima associazione di Milano: dodici giovani allievi di pianoforte del M° Vincenzo Balzani, si esibiranno sul palco del Tempietto, proponendo al pubblico la grande letteratura del repertorio pianistico tra ‘700 e ‘900.
A coronare questo festival sarà il recital finale del M° Balzani: in programma, oltre a Liszt e Thalberg, un omaggio a Rossini nel 150° anniversario della morte del Cigno di Pesaro.

5 Settembre – Riccardo Zangirolami: Debussy, Chopin, Liszt, Balakirev, Williams e Ginastera

“Così ci rilassiamo un po’”: il diciassettenne Riccardo Zangirolami risponde così al pubblico insaziabile di bis, prima di offrire all’uditorio una gradevole versione pianistica della celebre canzone “Over the Rainbow”.
Il giovane pianista ha proposto al pubblico un recital di spessore a cui ha contribuito una scelta del repertorio di altissimo livello.

All’interpretazione calda e delicata (ancor più nel bis) del Preludio “La fille aux cheveux de lin” di Claude Debussy — di cui si apprezza particolarmente la creazione di felici amalgami sonori ottenuti con un uso sapiente del pedale —, segue un vero e proprio banco di prova del virtuosismo pianistico: lo Scherzo n. 1 in Si minore op. 20 di Chopin.
Non basta qualche sbavatura ad appannare un’esecuzione decisa ed energica in cui il pedale indulgente del brano di Debussy viene sostituito da un suono secco e tagliente: è principalmente la matrice ritmico-percussiva dello Scherzo chopiniano ad essere messa in luce da Zangirolami; il giovane pianista fa emergere le diverse voci del contrappunto in un dialogo continuo in cui risaltano vistose le dissonanze tematiche che rendono questo pezzo un capitolo magistrale del pianismo ottocentesco.

All’insegna del virtuosismo sono anche i due brani in programma successivi: lo Studio trascendentale n. 10 in Fa minore di Liszt e il temutissimo “Islamey” di Balakirev.
I passaggi arditi e le rapide, quanto ripide, salite e discese sopra la tastiera di Liszt vengono eseguite senza indugi dal pianista che offre un’esecuzione equilibrata e ben strutturata.
Di particolare rilievo risulta invece l’interpretazione di Islamey: se il virtuosismo in genere è un capitolo relegato non tanto alla formazione quanto al perfezionamento dello studio del pianoforte, Zangirolami dimostra già una maturità espressiva e una padronanza tecnica davvero fuori dall’ordinario.
L’esuberante composizione di Balakirev viene eseguita senza distrazioni con una performance giovanile ma non giovanilistica. Il pubblico non può non apprezzare tale vitalità e applaude fragorosamente il futuro pianista virtuoso.

Chiudono il programma il pregevole e delicato Tema da “Sabrina” di John Williams e l’impervia Sonata n. 1 op. 22 di Alberto Ginastera.
Le sonorità dure e jazzy della sonata confermano ancora una volta l’agilità tecnica del tocco di Zangirolami, unitamente ad una intensità interpretativa non indifferente.
La chiusa frizzante e impetuosa del quarto movimento “Ruvido ed ostinato” di Ginastera conclude una serata musicale brillante il cui protagonista, Riccardo Zangirolami, conferma il suo palmarès di premi internazionali, tra cui risalta particolarmente il recente 1° premio al New York Piano Festival del 2017.

Matteo Macinanti

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