Sinfonia Por El Perù, il talento solidale

In Musica e Altri Mondi by Giulia Cucciarelli0 Comments

Chissà se ha un nome quello strano meccanismo della mente grazie al quale, una volta raggiunto un grande traguardo, tutti i sacrifici fatti per arrivare alla meta vengono dimenticati. O meglio, li ricordi molto bene, ma se ne stanno lì, sotto ad una teca, come se fosse la vita di un altro, o un’altra vita della stessa persona.
Per questo deve essere facile per chi arriva in alto conservare i ricordi in uno scaffale, come quelle sfere con la neve, e spolverarli ogni tanto prima di sistemarli definitivamente in cantina. Fortunatamente però c’è ancora chi il quadro con le proprie origini preferisce appenderlo alla parete principale; è certo il caso del tenore da molti considerato come il migliore del mondo, il peruviano Juan Diego Flórez. Un po’ difficile riuscire a riassumere la carriera di chi ha battuto il record di applausi e bis al Teatro alla Scala di Milano: a giugno del 2015, e in una serata in cui non si sentiva al meglio, Juan Diego ha ricevuto cinquanta minuti di ovazioni, con il pubblico in piedi, dopo che la platea lo aveva richiamato in scena almeno una dozzina di volte, e qualcuno dai palchi gridava: “Viva il Perù!”

Il Perù è un Paese che evoca scenari fuori dal tempo, natura selvaggia, leggende, misteri, ma difficilmente viene associato alla musica lirica, nonostante Lima abbia dato i natali ai grandi tenori Luis Alva ed Ernesto Palacio.
La stessa Lima, capitale da quasi 10 milioni di abitanti, con un centro storico dichiarato Patrimonio UNESCO, ha visto nascere nel 1973 il signore del Belcanto, regalandogli straordinarie doti naturali.
Nella primavera del 1996, a Milano da turista, Juan Diego Flórez entrò alla Scala e disse ad un amico che era con lui: “Fra 10 anni canterò qui… anzi no, meglio tra 5!” Passarono in realtà pochi mesi perché debuttasse al teatro scaligero, e nell’occasione più prestigiosa, quella del 7 dicembre, per l’apertura della stagione d’opera, nel ruolo di “Le Chevalier Danois” in Armide di Christoph Willibald Gluck.
Nello stesso mese partecipa al Concerto di Natale diretto da Riccardo Muti, e da lì un successo dopo l’altro.
Sicuramente sa che cosa vuole e sa come ottenerlo, se a 44 anni vanta un curriculum che soltanto a leggerlo ce ne vuole uno ed è in uscita il suo ennesimo album, stavolta incentrato su Mozart.
Non è stato facile allontanarsi dal Paese andino per studiare in Europa, ma è stato un passo obbligato, che forse ha stretto ancora di più il legame ancestrale con la terra natìa. Come dimenticare gli inizi, quando si dedicava alla musica popolare e cantava nei locali canzoni da lui stesso composte? O di quando faceva parte del Coro Nazionale dopo il suo ingresso al Conservatorio?
Non sarebbe esistita la stessa carriera senza il contributo prezioso della passione che viene dal Paese latino, perché se la tecnica si affina con anni di studio, non esiste ancora una scuola per il carisma, e Juan Diego Flórez ne ha da vendere.
In tutti questi anni di lontananza dalle Ande, il tenore limegno non smise mai di pensare a come sdebitarsi con la sua terra d’origine. Se le note avevano cambiato la sua vita, le stesse note avrebbero cambiato anche quella dei suoi connazionali. La conferma arrivò osservando un altro modello, quello del Maestro José Antonio Abreu e del suo Sistema venezuelano, il programma didattico che distrae bambini e ragazzi dai pericoli della strada coinvolgendoli in gruppi dove si insegna la musica, e con la musica, la disciplina.

Nel 2011 nasce così Sinfonia por el Perù, l’organizzazione di cui Juan Diego è fondatore e presidente, che ad oggi coinvolge più di 7000 giovani, una ventina di nuclei distribuiti nelle zone più povere del Paese, ed in ogni nucleo convivono cori e orchestre. Il programma è ovviamente gratuito, e aperto a tutti, e per questo alla ricerca continua di fondi, e neanche in questo Flórez si tira indietro, esibendosi periodicamente con l’Orchestra e il Coro in concerti benefici per la Fondazione e non solo.

E’ d’obbligo ricordare che iniziative come questa non sono fucine di musicisti. L’inno nazionale del Perù recita: “Somos libres, seámoslo siempre”, ma per essere per sempre liberi non si può prescindere dalla cultura, ed è questo l’apporto dell’istituzione allo sviluppo di un popolo.
Il sito ufficiale riporta qualche dato, percentuali di riferimento nella crescita dei bambini: i partecipanti risultano essere più creativi, più sicuri di se stessi, meno aggressivi e più concentrati rispetto a chi non è coinvolto in questo genere di programma. Il principale obiettivo è quello di offrire un’opportunità alle nuove generazioni, creando uno spazio libero da violenza, delinquenza e lavoro infantile, che nel caso dei partecipanti all’associazione risulta diminuito del 90%.
Lo strumento musicale prende il posto delle armi, il lavoro di squadra sostituisce il branco e la famiglia ha di che essere orgogliosa: questo è un po’ il dictat di Sinfonia por el Perù, che ha come slogan “canto, toco, ¡crezco!”

Juan Diego Flórez, in una recente intervista, racconta così la sua creatura: “I bambini di Sinfonia por el Perù, avendo poche risorse economiche, colgono questa opportunità come se non ci fosse altro. Prendono in mano il violino e questo diventa il loro strumento di vita, perché è l’unica cosa che hanno. Così vanno avanti. Consiste in questo l’inclusione sociale: nel fare in modo che si sentano qualcuno.
Dopo la scuola, i bambini si recano in uno dei centri in questione per tre ore al giorno, cinque o sei giorni alla settimana, per fare pratica nel coro o nell’orchestra, e non rimane più tempo per lavorare in strada; i familiari a loro volta si sentono coinvolti e i ruoli si ribaltano, i figli diventano punto di riferimento per i genitori.
Grazie al coraggio e all’esperienza del fondatore, e a tutti coloro che hanno sposato la causa, i successi non si sono fatti attendere, nonostante siano trascorsi solo sei anni dalla positiva intuizione. L’agenda delle attività è fitta, e c’è già da fare spazio per i diversi premi e riconoscimenti ricevuti, anche provenienti dall’Italia: nel 2015 Sinfonia por el Perù ha ricevuto il premio ERF, durante l’Emilia Romagna Festival, dopo che l’anno precedente un’istituzione come il World Economic Forum aveva riconosciuto e premiato il lavoro e l’impegno dei ragazzi e del loro presidente.

Gli integranti più portati vanno a rafforzare le fila dell’Orquesta Sinfonica Pre-Juvenil por el Perù, che sta progressivamente incrementando il suo repertorio, anche se i brani più richiesti restano sempre i grandi classici della musica peruviana, come quelli offerti lo scorso luglio durante il concerto benefico di Juan Diego Flórez per le vittime delle inondazioni avvenute nel Paese andino all’inizio di quest’anno.
Lo scopo era quello di raccogliere fondi, ma anche esibirsi dinanzi ai suoi connazionali e visitare i Nuclei, perché non sia solo una gestione a distanza.

Il progetto è ancora giovane, ma visti i presupposti e il modello a cui si ispira, c’è da aspettarsi che qualche talento superi i confini nazionali facendo onore a questa realtà, ma è d’uopo ribadire che non è questo lo scopo principale, o almeno, non solo quello.
Siamo abituati a concepire sistemi didattici che hanno come obiettivo la formazione di un musicista, e questo è più che giusto, ma sono sempre di più le strutture dove la musica stessa si fa strumento, non per far nascere un artista, ma un cittadino, che sarà poi in grado di scegliere se essere anche artista.
Il motto dell’associazione, “canto, suono, cresco!” non potrebbe essere più chiaro, ed è ancora più diretto del “suonare e lottare” venezuelano.
E’ inutile nascondere che non è sempre facile seguire e portare avanti un programma come questo. E’ un lavoro duro, ma necessario, se si vuole tener fede alle parole dell’inno nazionale: “Siamo liberi, dobbiamo esserlo sempre”.

Giulia Cucciarelli

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