Sibelius: la Quinta Sinfonia

In Musica Sinfonica by Tiziano De Felice0 Comments

Uno sguardo all’autore

Il governo finlandese commissionò la V sinfonia a Jean Sibelius (1865-1957) in onore del suo 50° compleanno l’8 dicembre 1915, giorno che fu dichiarato festa nazionale e data in cui oggi in Finlandia si celebra la musica finlandese. Dopo l’indipendenza della Finlandia nel 1917, Sibelius era considerato il più grande compositore della nazione, divenendo difatto un monumento nazionale vivente nel suo paese e un suo indiscusso ambasciatore culturale. La sua musica racchiudeva e racchiude tutt’oggi a pieno l’intero spirito e identità del popolo finlandese, anche se personalmente quando era in vita Sibelius risentiva del fatto di non essere annoverato tra gli innovatori della musica dei primi anni del ‘900, probabilmente avvertendo di essere in qualche modo inadeguato e prossimo ad un suo tramonto artistico. Questi, infatti, sono gli anni in cui lasciarono un potentissimo e influente marchio innovativi compositori come Ravel e Debussy, ma soprattutto Schoenberg e Stravinsky (basti pensare agli oramai celebri balletti di quest’ultimo autore come “Petruška” e “La Sagra della Primavera”). Ma la musica di Sibelius e le sue sinfonie raccontano un’altra storia e non solo sono eseguite regolarmente in tutto mondo, ma continuano ad essere oggetto di accese discussioni fra critici e musicologi per via del loro particolarissimo uso della forma e trattamento dei temi.

“Non so per quante volte ho pensato di lasciar perdere la musica definitivamente per diventare un idiota, un ruolo per il quale ho sempre avuto la più grande inclinazione. Ma il problema era semplicemente che io dovevo scrivere musica”.Jean Sibelius

Ciò che nacque come un’irresistibile voglia di comporre, con il tempo per Sibelius divenne un’ossessione a tempo pieno: cercare di scrivere in forma musicale quello che è, in definitiva e per sempre, il giusto. I contrasti della ricezione della sua musica, con i suoi estremi ed oscillazioni tra momenti di splendore e stranezza, si allineavano alla sua personalità maniaco-depressiva: un alternarsi tra il senso di grandiosità e l’autocommiserazione, talvolta alimentato dall’alcool. Come per la IV sinfonia prima di essa, per la V ci vollero sette anni e ben tre revisioni prima che Sibelius, nel 1919, poté ritenersi soddisfatto e di aver reso giustizia alle sue ispirazioni musicali. Cosa mai avrà costretto Sibelius a faticare così tanto per ben due volte prima di poter completare questi due lavori?

“Trascorso la serata con la [quinta] sinfonia. La disposizione dei temi: con tutto il suo mistero e fascino, questa è ciò che conta. E’ come se Dio avesse gettato a terra pezzi di un mosaico da un piano celeste e avesse chiesto a me di rimetterli insieme com’erano. Forse questa è una buona definizione di composizione.”Jean Sibelius

 “Una sinfonia non è semplicemente una composizione nel senso stretto della parola,” scrive ancora Sibelius nel 1910. “…E’ più simile a un’ammissione di fede.”

Come molti romantici prima di lui, Sibelius riceveva un piacere quasi perverso nell’arrendersi alla malinconia e nel trovare gioia nei momenti più bui e malinconici. Per la V sinfonia, s’impose l’obiettivo di portare in superficie la gioia inerente all’atto creativo. Così Sibelius rifletteva sul suo ruolo come uomo solo nell’intero universo, mentre cercava di comprendere l’indefinibile logica della natura. Nel comporre, egli tenta di imbrigliare la logica naturale che causa una cellula tematica di “crescere” e svilupparsi in una sinfonia. Al posto di un metodico sviluppo di temi ben definiti, troviamo un’evoluzione graduale del materiale attraverso brevi ripetizioni. Potremmo chiamare questa una forma “rotazionale”: le idee principali dell’intero lavoro ricorrono sempre, tuttavia, ogni volta che sono ripresentate, vi troviamo piccole o grandi trasformazioni. I temi assumono la loro vera forma solo alla fine di questi cicli. Questo procedimento potrebbe sembrare di poco conto per noi ascoltatori odierni, ma all’epoca era considerabilmente innovativo. Non troviamo un teutonico eroismo sulla cresta di Beethoven o Wagner, la logica di Sibelius implica una logica materna e di gestazione, non una paterna.

Uno sguardo alla sinfonia

 La V sinfonia si divide in tre movimenti e dura tra i 30 e i 35 minuti a seconda dell’esecuzione. Il I tempo è scritto in forma sonata, anche se inizialmente Sibelius volle distinguere questo movimento in due movimenti separati riuscendo però a collegare l’introduzione più lenta con la sezione dello “scherzo” per poi ottenere un unico movimento. Definire in maniera precisa la struttura di questo movimento è alquanto problematico. Diversi studiosi, come per esempio Gerald Abraham e James Hepokoski, erano in disaccordo su molti punti e se intendere il movimento come due movimenti disgiunti, se ci fosse o no una doppia esposizione, ma soprattutto il punto esatto in cui hanno inizio la ripresa e la coda. Riassumendo però, si potrebbe scomporre il I movimento nel seguente modo:

  1. Esposizione in 12/8 (Tempo molto moderato)
  2. Ri-esposizione (Allegro moderato)
  3. Sviluppo (Poco a poco meno moderato)
  4. Scherzo in 3/4, con all’interno un Trio (Allegro moderato ma a poco a poco stretto – Vivace molto – Presto – Più presto)

All’inizio del I movimento della sinfonia, nell’esposizione, i corni ci presentano un tema lieve e al contempo raggiante, dal quale germoglierà molto del materiale melodico dell’intera sinfonia.

Sibelius gravita intorno alla tonalità di Mi bemolle maggiore, ma la melodia è piuttosto mutevole e non sembra mai volersi stabilizzare definitivamente. Egli ci fa addentrare sempre più nella sua foresta, facendoci perdere di vista ogni segno di civiltà. Scende una profonda quiete, svanisce la luce e avanzano le nebbie. Spesso nella musica di Sibelius l’esaltazione del sublime cede il passo alla paura incoerente e primordiale, la quale ha ben poco a che fare con il paesaggio esteriore quanto più con quello interiore: una sorta di foresta della mente. Scatta un procedimento di rotazione: il materiale melodico è frammentato e combinato nuovamente. Tuttavia, anche se a tratti la musica pare fitta e infausta, essa ritiene sempre un certo calore umano. Durante la quarta iterazione avviene un cambiamento improvviso: la musica accelera per incrementi fino a che non si slancia definitamente in avanti. Infine, come in una dissolvenza cinematografica, il passo orchestrale in fase d’accelerazione transita direttamente senz’indugi nel movimento seguente.

 

 

Il II movimento della quinta, episodio di calma e serenità, è una serie di variazioni sopra un tema affidato ai flauti, suonato all’inizio dagli archi con il pizzicato.

A nostra insaputa, sotto la superficie sta già sorgendo un’importante idea musicale — un motivo ondeggiante composto d’intervalli ascendenti e discendenti, che i corni raccoglieranno nel III ed ultimo movimento, trasformandolo in uno dei più celebri temi del compositore finlandese. Sibelius lo chiamava il suo canto dei cigni. Inizialmente lo trascrisse nel suo diario accanto alla descrizione di sedici cigni che volavano in formazione sopra la sua dimora ad Ainola:

“I cigni sono sempre nei miei pensieri e danno splendore alla mia vita. E’ strano dover apprendere che nulla al mondo m’influenza — nulla nell’arte, letteratura o musica — come questi cigni, le gru e le oche selvatiche… le loro voci e il loro essere.”Jean Sibelius

Nel III e ultimo movimento i corni intonano proprio questo tema, ormai divenuto celebre, sopra una raffica di archi tremolanti. Nonostante si sia appena introdotto alle nostre orecchie per noi ascoltatori è familiare, come se questo tema fosse sempre stato suonato ma nascosto sotto il mormorio incessante degli archi. Non è la prima volta che viene adoperato questo stratagemma da parte di Sibelius, il quale spesso lasciava indizi all’ascoltatore sparsi per una sinfonia per renderci partecipi al suo mistero ma anche alla sua risoluzione. E’ sufficiente pensare alla sua II sinfonia: anche qui l’ultimo movimento, trionfale e raggiante, contiene un tema di tre note ascendenti assai celebre e cantabile “occultato” sin dall’inizio e la cui apparizione risulta ancor più d’impatto una volta giunti all’ultimo movimento.

Tornando alla V sinfonia, solo attraverso le dissonanze più strazianti la musica si libera definitivamente dal suo moto perpetuo ondeggiante, per poi spingersi verso una cadenza finale. Sibelius giunge cosi’ al climax finale attraverso una grande frenata, una sorta di antitesi di ciò che è stato scritto nel I movimento. Le ultime pagine di questa sinfonia descrivono l’apoteosi del canto dei cigni, ora sorretto dalle trombe, il quale si sottopone a successive trasformazioni per poi rinascere: i suoi intervalli si spalancano, s’infrangono e si ricompongono. La sinfonia termina in maniera decisamente spiazzante: blocchi di accordi discostati come grida monolitiche, sei potenti accordi attraverso i quali il tema principale viene proiettato verso il pubblico come un puro impulso di energia.

 

 

“Bevo dalla coppa della primavera nascente, così’ piena di aria, foschia e nebbia. Respiro il fumo della boscaglia bruciata, e il profumo del fortissimo mutato nell’aria. Ho raccolto un tema meraviglioso e ho navigato l’aria su forti venti, come un sedicenne che corre dalla sua amata. Oggi ho melodie come Dio. Gioendo e dilettandomi, tremando mentre l’animo canta […] Dieci minuti prima delle undici questa mattina ho visto sedici cigni. Una delle più grandi esperienze della mia vita. Mio dio, che splendore. Hanno volteggiato intorno a me a lungo. Sono spariti nella foschia del sole come uno scintillante nastro argentato… Le loro grida assomigliano al timbro dei legni, come quelle delle gru, ma senza il tremolo [… ] un breve trattenersi che assomiglia al pianto di un piccolo bambino[… ] Il misticismo della natura e l’agonia della vita.”Jean Sibelius

Tiziano De Felice

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