MusiCarte: imparare la musica giocando

In Interviste by Rosario Dipasquale0 Comments

Let’s play together! Giochiamo, o suoniamo insieme?
Nella lingua d’Albione, il termine per indicare le due attività, apparentemente – e solo apparentemente – così diverse, è lo stesso: e siccome le parole non sono solo soffi ben vestiti, ma la prima manifestazione concreta, seppur labile, di un’idea o di un pensiero, se ne ricava che l’idea della musica è in qualche modo affine, relativa, simile, intima all’idea del gioco, perlomeno lì dove “suonare” e “giocare” condividono lo stesso termine.
Evitando accuratamente domande filosofiche sul rapporto tra idea e parola, possiamo invece interrogarci su come, in quale punto, e perché, abbiamo forse perso la naturale gioia del far musica, per guadagnare una seriosa e troppo invadente accademia nel maneggiare suoni e canti; se è vero che lo studio di un qualsiasi strumento musicale richiede impegno, costanza, sacrificio, è altrettanto vero che risulterebbe miope – e addirittura controproducente – una pedagogia che pretenda simili doti dai bambini di età prescolare e scolare che si avvicinino allo studio della musica. È chiaro che lo studio della musica deve essere declinato ad hoc per i più piccoli, per venire incontro e valorizzare le loro peculiari capacità.

Il divertimento che insegna

Ineludibile allora la domanda: come affrontare l’educazione musicale dei bambini, preservandone l’aspetto ludico, e fornendo contestualmente una preparazione seria e non approssimativa? A questa domanda la passione, la competenza e l’inventiva di un buon maestro possono fornire risposte anche sorprendenti, come dimostrano le MusiCarte, un gioco studiato e realizzato per insegnare ai bambini le prime nozioni di grammatica musicale – spesso un ostacolo non indifferente nell’approccio alla musica da parte dei più piccoli. Parliamo oggi di questa originale invenzione con la sua ideatrice, la violinista ed educatrice siracusana Cristina Fanara.

Cristina, tu sei una violinista e una pedagogista: come sono nate e come si sono intrecciate queste tue passioni? Come le hai conciliate nel tuo percorso formativo?

La mia passione verso la musica, e verso il violino in particolare, ha un’origine piuttosto comune: ho cominciato a suonare il violino all’età di 8 anni, senza nessuna influenza parentale, se non una semplice domanda di mia madre: “Che attività vuoi fare?”. Ho risposto “Vorrei suonare”, senza aver alcuna idea sugli strumenti che avrei potuto scegliere, ero semplicemente attratta dal poter suonare; appena arrivata alla scuola di musica della mia città, ho assistito ad una lezione di violino, ed è stato amore a prima vista!
L’altra mia passione, la pedagogia, è più recente, e anch’essa ha un’origine piuttosto ordinaria: dopo il diploma di scuola superiore, ho valutato attentamente tutte le offerte universitarie degli atenei siciliani, e la facoltà di scienze della formazione ha attirato le mie attenzioni, e acceso in me qualcosa: così ho intrapreso l’intero cammino accademico in questa disciplina, che mi ha appassionato sempre più. Dopo la laurea triennale ho conseguito la laurea specialistica in scienze pedagogiche, e quindi ho completato il mio iter con un master biennale in pedagogia clinica.
Nonostante il carico di studio non indifferente, non ho mai “mollato” lo studio del violino, e oggi, per mettere insieme quelle che sono le due più grandi passioni della mia vita, sto frequentando il corso di Didattica della musica, all’istituto musicale di Catania, naturale sbocco d’elezione della mia formazione.

Di cosa ti occupi attualmente? Che importanza ha nelle tue attività la formazione musicale?

Attualmente insegno propedeutica musicale ai bambini compresi della fascia di età che va dai 18 mesi ai 6 anni.
In questo modo utilizzo ogni giorno tutti gli strumenti delle mie conoscenze pedagogiche, per favorire un apprendimento duraturo e divertente, e faccio uso del mio background musicale per arricchire la didattica: infatti, la musica si rivela sempre una strada molto affascinante e intrigante per il mondo dei bambini… ma anche per gli adulti.

MusiCarte: un gioco per imparare le musica

Come è nata questa idea? Quali step sono stati necessari per progettare, implementare e realizzare questa idea?

Le MusiCarte sono nate dal mio continuo interrogarmi su come riuscire a far memorizzare le regole musicali basilari ai bambini piccoli che mostrino voglia e interesse verso il pentagramma: leggere e comprendere la musica può essere una sfida stimolante per i bimbi, ma seguendo vecchi schemi didattici i vari concetti risultavano difficili da capire e memorizzare, presentandosi spesso in modo noioso.
Ho quindi cominciato a provare ad usare strumenti diversi con i miei piccoli alunni: quale supporto ludico potevo sfruttare per coinvolgerli maggiormente? Man mano che procedevo con diversi tentativi, notavo che giocare a carte si fa amare molto da tutti i bambini, e, a prove ed errori, ho sviluppato diverse ipotesi ed esperimenti su questa tipologia di gioco, prima con semplici fogli di quaderno, e poi, trovata la giusta connessione tra il gioco e le nozioni da trasmettere, con un “prototipo” rudimentale stampato in copisteria.
La risposta dei bambini è stata molto positiva: usando questo mazzo di carte ho sperimentato come si divertissero a giocare, e nel contempo memorizzassero molto più velocemente le nozioni musicali di base; ho deciso quindi di portare avanti l’idea, raffinandola nella parte grafica (grazie alla collaborazione di mia sorella, laureata all’Accademia di Belle Arti), ideando nome e logo per il gioco, e quindi individuando la copisteria con i mezzi adatti a realizzare un vero e proprio mazzo di carte da gioco. Quando tutti i tasselli sono andati al loro posto, ho registrato tutto alla Camera di Commercio, e ho iniziato l’attività pubblicitaria per promuovere e far conoscere MusiCarte.

C’è stato quindi un lavoro di squadra per arrivare alla realizzazione dell’idea: chi sono i tuoi collaboratori? Che difficoltà hai dovuto superare e quali incoraggiamenti hai avuto?

Come già accennato, sono stata aiutata nel mio lavoro di ideazione e realizzazione da mia sorella Desireè e Ilenia Fazzina per la parte grafica; hanno collaborato come ricercatori e sperimentatori Ilenia Fazzina e Simone Fazzina, mentre la produzione dell’intero progetto è stata finanziata dalla mia famiglia. Proprio la parte finanziaria è stato l’ostacolo più difficile da superare: seppur non proibitivo, il capitale per coprire i costi dell’intero progetto proviene esclusivamente dal sostegno della mia famiglia, e non ho avuto alcun altro supporto, nonostante abbia provato a cercare di coinvolgere altri attori (enti, associazioni etc) nel mio progetto. Tuttavia, la mia determinazione e il mio entusiasmo sono stati, e sono incoraggiati tuttora dal vedere come si divertono i bambini nell’imparare e memorizzare argomenti in genere ostici e “noiosi”; allo stesso modo, è impagabile l’entusiasmo con cui sono contagiati i colleghi, docenti ed educatori, che sperimentano questo approccio diverso, apprezzando i risultati sorprendenti che ne possono derivare.

Beh, a questo punto non puoi che illustrarci come funziona MusiCarte! Quali sono le regole, quali tipologie di gioco, e quali risultati didattici si possono ottenere?

Le MusiCarte sono composte da un mazzo di 40 carte, che raffigurano diversi valori musicali: semibreve, minima e semimina – e relative pause. Il primo gioco che si può fare insieme ricalca le regole dell’arcinoto gioco della scopa: si può giocare in 4, e lo scopo del gioco è fare più punti possibile utilizzando le classiche prese della scopa, adattate alle figure musicali: quindi, una semibreve può “prendere” una minima e due semiminima, siano esse figure o pause, e così via. In questo modo, chi fosse assolutamente a digiuno di nozioni musicali, impara facilmente le relazioni numeriche e quantitative fra le diverse figure e le corrispettive pause.


A partire da queste nozioni basi si possono poi fare giochi propedeutici ed utili per la lettura ritmica – ad esempio, il mazziere può disporre casualmente un certo numero di carte scoperte sul tavolo, e invitare ogni giocatore a “battere” ritmicamente la sequenza di figure esposte; è possibile così svolgere dei brevi dettati ritmici in cui ogni giocatore è chiamato a solfeggiare i diversi valori rappresentati. Si possono fare giochi di inventiva, proponendo dei pattern ritmici ai giocatori, e invitando a riprodurli – o variarli – con le carte in possesso, fino ad arrivare ai giochi di riconoscimento di melodie celebri su base ritmica, o di “composizione” di brevi melodie su diverse figurazioni ritmiche: in questo modo, si possono introdurre i giocatori (qualunque sia la loro età!) agli elementi di base della musica, ovvero suono e ritmo, senza trattazioni teoriche e astratte, ma nel concreto di un gioco coinvolgente e stimolante!

Un approccio entusiasta per un un progetto in divenire

Un gioco dalle grande potenzialità, quindi! Che feedback hai avuto utilizzandolo? Come è stato accolto il gioco in sé, e l’approccio che esso porta?

I feedback raccolti finora sono stati tutti sul campo, ovvero con l’uso in prima persona del gioco nelle mie attività, sia come insegnante, sia come collaboratrice e animatrice di diverse iniziative culturali legate al mondo dell’infanzia: da tutte queste esperienze ho ricevuto ottimi riscontri, potendo notare l’entusiasmo dei giocatori, grandi e piccini, e il loro interesse nel cercare di capire e padroneggiare le regole del gioco per poter vincere. Interesse e entusiasmo nel gioco si sono tradotti poi in un apprendimento veloce e duraturo, che è il fine ultimo di MusiCarte. Per questi motivi il gioco ha ricevuto fin da subito un’ottima accoglienza, condita dai sentimenti di stupore degli insegnanti che hanno imparato ad utilizzarlo, in un clima positivo e propositivo che mi fa ben sperare per i prossimi impieghi del gioco.

A proposito di impieghi futuri, è possibile pensare di usare le MusiCarte anche per persone con ritardi cognitivi? Hai avuto esperienze e riscontri in tal senso?

Ho avuto l’opportunità di poter giocare con le mie carte con una ragazza con sindrome di Down, che non ha avuto alcuna difficoltà nel giocare correttamente insieme a me, divertendosi molto. Ho potuto giocare anche con una ragazza con ritardo mentale, che ha impiegato più tempo nel memorizzare le regole del gioco, ma che comunque si è voluta impegnare per riuscire a giocare correttamente, spinta dalla voglia di usare queste “belle carte”. Ovviamente, soggetti così particolari richiedono maggiore impegno, e perseveranza, e una valutazione globale che tenga conto di molti altri fattori, ma sicuramente anche in questo campo le Musicarte possono costituire una valida metodologia di apprendimento che potrebbe aiutare tutti, ciascuno con i suoi tempi ma sempre con grande divertimento! La musica infatti costituisce una dimensione che può aiutare e incoraggiare lo sviluppo di queste persone, e poter contare su strumenti e approcci diversi può rivelarsi fondamentale e proficuo. Questa particolare destinazione d’uso di MusiCarte sarà oggetto della mia tesi di dottorato.

Quindi pensi di ampliare, migliorare l’offerta e le funzionalità di questa idea? Credi che si possa progettare, in maniera più ampia, una collana di giochi interamente dedicata alla musica?

Questo mazzo di carte ha molte potenzialità: addirittura più di quelle che io stessa gli avevo attribuito inizialmente… Quindi sono convinta che ancora possa nascondere delle sorprese, come nuovi giochi che si possono implementare, magari prendendo come spunti dei “prestiti” da altri giochi, o combinando in forme nuove gli elementi di base…
Nel contempo io e la mia equipe abbiamo già preparato altri 4 giochi di carte musicali, e riteniamo di essere solo all’inizio di un lungo lavoro di ricerca, che, ci auguriamo, possa portare ad una collana di giochi musicali, ispirati dalla musica e destinati all’apprendimento, da usare non solo nelle scuole a carattere prettamente musicale, ma anche in tutti quegli ambiti, a volte “difficili”, in cui l’educazione musicale può essere il volano dell’educazione tout court della persona.

Ringraziando Cristina per la sua disponibilità, e ancor più per il suo encomiabile lavoro con i più piccoli, lasciamo ai nostri lettori il link alla pagina Facebook del gioco, ove potranno trovare tutte le informazioni necessarie per approfondire e toccare con mano le molteplici valenze di MusiCarte.

La musica e la sfida educativa

In un periodo di crisi – in senso lato – come questo, in cui assistiamo alla sofferenza delle istituzioni culturali e all’appannamento degli enti educativi, che rimandano drammaticamente ad un apparente impoverimento generale dei valori fondanti della nostra cultura, le persone resilienti interpretano la crisi come un’opportunità, e invece di avere paura, investono tutto il loro essere, le loro competenze e le loro passioni in progetti che sanno di futuro e ottimismo. Così, a Siracusa, una giovane docente, innamorata dei bambini, della sua terra e del suo violino, ha trovato il modo di tenere insieme tutti pezzi più pregiati della sua esistenza, facendo delle proprie passioni uno strumento di lavoro concreto, e realizzando uno strumento di educazione – musicale, ma non solo – prezioso, innovativo, fresco ed efficace: certamente, i bimbi (anche quelli cresciuti) che giocheranno con MusiCarte impareranno la musica divertendosi, e, quando cominceranno a masticare la lingua inglese, non si stupiranno neanche un po’ che giocare e suonare condividano lo stesso significante – oltre che, forse, lo stesso significato.

Rosario Dipasquale

About the Author

Rosario Dipasquale

Facebook Twitter

Ingegnere per professione, violinista per diletto, poeta per necessità: sono tutto questo - e spero di non esserlo invano.