Cinque modi per morire – parte seconda

In Compositori by Fabio Valente0 Comments

Vi avevamo lasciati narrandovi di Schobert, di Purcell, di Lully, lasciandovi a bocca aperta per causa dei loro improbabili decessi e stuzzicando la vostra curiosità nei loro confronti. Ebbene, le nostre ricerche in questo campo non si sono mai arrestate, portandoci a scovare altri cinque compositori le cui morti, assurde quanto paradossali, meritano senza dubbio un posto nella seconda edizione di questa particolare rubrica. Se ci eravamo permessi di esordire con personaggi più lontani nel tempo, questa volta, spulciando tra fonti più vicine ai giorni nostri, vi racconteremo delle peculiari sventure occorse negli ultimi due secoli ad illustri personalità quali Chausson, Webern, Alkan, Borodin e Granados.

Ernest Chausson (21 gennaio 1855 – 10 giugno 1899)

Parigino, francese nell’animo quanto nel portamento, allievo prediletto di Massenet e Franck, Ernest Chausson fu segretario per anni della Societé Nationale de Musique, per la quale programmava la messa in scena delle opere. Tale impiego contribuì da un lato a renderlo personalità assai rinomata nel panorama musicale francese, dall’altro lato ne oscurò tuttavia in parte la fama da compositore: la memoria di Chausson sopravvive oggi in particolare grazie al noto Poema op.25 per violino ed orchestra e in minor parte per alcune composizioni di musica vocale, nonchè – pare – per essere stato il primo compositore a fare uso della celesta.

E’ difficile dire se una vita più lunga avrebbe permesso a Chausson di dare maggiore respiro alla propria vena compositiva. Certo, la precoce dipartita all’età di 44 anni non giovò alla carriera da compositore del colto parigino, tuttavia l’evento che pose fine alla sua esistenza, pur nella sua tragicità, lo scolpì nella memoria dei posteri accompagnato da una beffarda risata. Ebbene, sotto un caldo sole estivo, Chausson si stava sollazzando pedalando in libertà nei pressi della sua residenza campagnola di Limay: un banale incidente e la caduta in bicicletta si trasforma in tragedia. Chausson scivola in discesa e sbatte contro un muretto, morendo all’istante. Ne rimane il ricordo, ad oggi, sotto forma di un monumento funerario nel cimitero di Père Lachaise, nella sua Parigi.

Anton Webern (3 dicembre 1883 – 15 settembre 1945)

Austriaco, Anton Webern compose assieme ad Alban Berg ed al suo mentore Arnold Schoenberg la cosiddetta Seconda scuola di Vienna. Audace sperimentatore e padre del cosiddetto serialismo musicale, Webern adottò la tecnica di composizione dodecafonica appresa dal suo maestro facendone largo uso nella propria musica. Tra i lavori più noti si ricordano varie composizioni da camera per archi e pianoforte, lieder ed il poema sinfonico In Sommerwind. L’esistenza di Webern, a cavallo di entrambi i conflitti mondiali, non fu delle più semplici: chiamato alle armi nel 1915, riuscì ad evitare l’orrore della guerra a causa di disturbi alla vista. Fu tuttavia il conflitto bellico a risultargli fatale.

La dipartita di Webern, avvenuta all’età di 62 anni, fu infatti dovuta ad un banalissimo ma verosimile incidente, occorso nei giorni in cui ancora si avvertivano gli ultimi strascichi dell’ultimo conflitto mondiale. Ritiratosi da Vienna a Mittersill, nei pressi di Salisburgo, con l’intento di mettersi salvo dall’Armata Rossa, Webern perse la vita durante l’Occupazione alleata dell’Austria. Circa mezz’ora prima dell’entrata in vigore di un coprifuoco, il compositore si recò nel giardino della propria abitazione con l’intento di fumare una sigaretta all’aperto, per non recare disturbo al nipote che dormiva nella casa. Un soldato americano, che mai ammise con chiarezza se si trattò di un vero e proprio errore, gli sparerà tre colpi, uccidendolo all’istante.

Charles-Valentin Alkan (30 novembre 1813 – 29 marzo 1888)

Pianista assai rispettato e d’innato virtuosismo, il parigino Charles-Valentin Alkan deve oggi la propria fama alle numerose composizioni lasciate per pianoforte solo, alcune di rara difficoltà ma di pregevole gusto melodico. D’origine ebraica, Alkan si impadronì di una sopraffina tecnica pianistica già dall’età di cinque-sei anni, guadagnandosi le ambite amicizie di Chopin, Hugo, Sand, Liszt, Kalkbrenner, d’Indy. Dopo una vita divisa tra magnifiche esibizioni nei migliori salotti di Parigi e intere giornate di studio e traduzioni di testi religiosi, Alkan morì all’età di 74 anni in maniera alquanto bizzarra.

Secondo le prime fonti biografiche, pare che il vecchio Alkan avesse perso la vita schiacciato sotto la sua libreria, nel futile tentativo di raggiungere un’edizione del Talmud posata sullo scaffale più alto. A parziale vantaggio della memoria di Alkan, tale versione dell’evento fu confutata e sostituita da un’altra tuttavia altrettanto ricca di curiosità: il compositore parigino rimase in realtà intrappolato sotto un portaombrelli, per poi essere ritrovato privo di vita solo qualche giorno più tardi. Alkan è sepolto oggi nella capitale francese, nel cimitero di Montmartre.

Aleksandr Borodin (12 novembre 1833 – 27 febbraio 1887)

Compositore – ma anche chimico ed esperto scienziato – fu Aleksandr Borodin. Nato e cresciuto nei pressi di San Pietroburgo, dedicò gran parte della propria vita ad esperimenti nell’ambito della chimica, risultando uno dei pionieri in Europa in numerosi ambiti scientifici. A tale predisposizione, accompagnò una secondaria esperienza musicale, concretizzatasi nella composizione, tanto del libretto quanto delle musiche, dell’opera che lo ha reso celebre, Il principe Igor. Tale lavoro fu portato sul palcoscenico dopo la morte di Borodin, grazie all’impegno dei suoi due amici (e più noti compositori) Nikolaj Rimski-Korsakov e Aleksandr Glazunov.

Assieme alla passione per la chimica ed alle spiccate doti musicali, Borodin fu costretto a convivere per tutta la vita con continui problemi cardiaci e con le conseguenze di un’infezione di colera contratta in età adulta. Furono proprio tali caratteri a porre le basi per la curiosa morte che il compositore russo incontrò all’età di 54 anni. Invitato a partecipare ad un ballo nella sua Accademia, si lasciò travolgere dall’entusiasmo e dalla musica. Colto da infarto sulla pista da ballo, Borodin si accasciò tra lo stupore e il silenzioso rispetto dei presenti. Nonostante i soccorsi, per l’uomo di scienza russo non vi fu nulla da fare.

Enrique Granados (27 luglio 1867 – 24 marzo 1916)

Esponente della corrente nazionalistica in rappresentanza della sua Spagna, Enrique Granados fu compositore, pittore e pianista di buon successo. Tutte le sue composizioni, dalla prima all’ultima, risultano permeate dei tratti caratteristici della musica della penisola iberica, come testimoniano le Danze spagnole o l’opera Maria del Carmen. Granados, seppur non tra i più prolifici compositori ispanici, fu tra i maestri e le fonti d’ispirazione di celebri maestri quali De Falla o Casals. Particolarissima, e non poteva essere altrimenti, fu la vicenda che accompagnò la sua precoce dipartita, all’età di 49 anni.

Intenzionato a tornare in Spagna, Granados perse la nave sulla quale era intenzionato a viaggiare a causa di un banale ritardo. Decisosi a imbarcarsi così verso la Francia, salì assieme alla moglie sul Sussex. E’ bene sottolineare come le acque internazionali, nel marzo 1916, non fossero uno dei luoghi più sicuri in cui transitare, pochi mesi dopo il termine del primo conflitto mondiale. Granados ebbe modo di accorgersene quando il Sussex prese a colare a picco, silurato da un sottomarino tedesco nella traversata della Manica. Da sempre spaventato dall’acqua, Granados fu costretto a tuffarsi dalla sua scialuppa nel tentativo di salvare la moglie, tuffatasi anch’ella in preda al panico. Tale eroico gesto gli costò la vitaIronia della sorte, la cabina in cui alloggiava Granados non andò mai a picco, rimanendo asciutta sino al momento del salvataggio del resto dell’equipaggio.

Fabio Valente


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