Come sarà il Rome Chamber Music Festival

In Eventi by Matteo Macinanti0 Comments

Anche quest’anno lo spettacolare Salone Pietro da Cortona all’interno di Palazzo Barberini in Roma ospiterà l’attesissimo Rome Chamber Music Festival, giunto ormai alla tredicesima edizione.

Tante le sorprese in programma che verranno presentate al pubblico in una quattro giorni (26, 28, 29 e 30 Giugno) davvero ricca e variegata.

Si parte con la serata inaugurale di Domenica 26, interamente dedicata a Mendelssohn e ad alcune sue composizioni per archi.
In particolare verranno eseguiti il Quintetto per archi in si bemolle maggiore op.87 e il celeberrimo Ottetto in mi bemolle maggiore op.20.

Queste due composizioni, scritte a distanza di 20 anni esatti, mostrano l’evoluzione della raffinatezza compositiva di Mendelssohn.
Se l’autore dell’Ottetto è un giovane sedicenne giunto anzitempo ad uno stadio avanzato della sua maturazione, e, al contrario, il Quintetto appartiene all’ultima fase dello stesso compositore (morirà solo due anni dopo), si può dire che l’anima elegiaca di Mendelssohn non abbia subito nel tempo grandi variazioni.

Protagonisti della serata saranno Lawrence Dutton, violista dell’Emerson String Quartet, e Robert McDuffie, i quali capitaneranno delle giovani promesse, tra i vincitori delle selezioni Young Artist, interne al Festival.

La serata di Martedì 28 presenta invece due opere molto distanti tra loro nel tempo: Mozart, con il suo Quartetto per pianoforte e archi in si bemolle maggiore, K. 493, e un compositore ungherese, che di Mozart fu appassionato esecutore, Ernő Dohnányi.

“Altri pezzi si reggono anche se mediocremente eseguiti; questa composizione mozartiana invece non si può proprio ascoltare suonata da superficiali dilettanti.”
Questa fu la reazione di un giornale tedesco dopo l’esecuzione della composizione cameristica di Mozart.
La formazione d’archi, violino, viola e violoncello, sarà sostenuta in questa occasione dal pianoforte di Elizabeth Pridgen, apprezzata esecutrice di musica da camera.
Del compositore successivo in programma, invece, ebbe a dire il grande Bartók: “Si può riassumere tutta la musica ungherese in una sola parola: Dohnányi”
Nel sestetto in questione, per violino, viola, violoncello, clarinetto, corno e pianoforte, si staglia l’ombra di un Brahms deformato, e l’impasto sonoro, particolarmente atipico, si presenta particolarmente suggestivo all’ascoltatore.
Oltre ad altri giovani emergenti, il pubblico avrà il piacere di ascoltare il primo corno di Santa Cecilia, Pellarin, e la pianista Elena Matteucci, più volte ospite del Festival.

Il programma di Mercoledì 29 presenta un programma davvero accattivante: oltre al Trio per archi in si bemolle maggiore, D. 581 di Franz Schubert (del quale il musicologo Einstein ebbe a dire: “un affascinante piccolo lavoro in cui si mescolano con un risultato di estremo interesse lo stile italiano dei primi due movimenti con quello haydniano degli ultimi due”), e alla “di volta in volta lirica, briosa, fantastica e violenta” Sonata per due violini in do maggiore, op. 56 di Prokofiev, lo spettacolo principe della serata è l’Histoire du Soldat di Stravinskij.
Quest’ultimo merita un’introduzione più dettagliata.

Composta nel 1918, in pieno clima bellico, l’Histoire du Soldat rappresenta un ammirevole esempio di come il genio di Stravinskij abbia saputo adattarsi alle varie situazioni contingenti, senza per questo sminuire lo spessore artistico.
Il nuovo lavoro che lui e il suo amico librettista Ramuz avevano intenzione di scrivere doveva essere il più possibile facile da allestire, richiedere un organico misurato e godere di un respiro internazionale, capace di arrivare a tutte quelle popolazioni che, nel periodo della Grande Guerra, si erano incontrate o addirittura scontrate.
Il prodotto che risultò da questo calderone di fervide idee fu una riproposizione in chiave moderna di un nuovo Faust in miniatura.

Il cast della serata è davvero eccezionale: oltre alla regia di Enrico Stinchelli, le parti recitate saranno interpretate da Roberto Zibetti (Narratore), Alessia Patregnani (Soldato) e Paolo De Vita (Diavolo) e inoltre la ballerina Chiara Giancaterina (Principessa).
Il direttore Carlo Rizzari dirigerà un ensemble davvero composito, formato da nomi senza dubbio significativi: Yoon Kwon, tra i primi violini dell’Orchestra dell’Opera del Metropolitan di New York, Alessandro Carbonare, Francesco Bossone e Enzo Turriziani, rispettivamente primo clarinetto, primo fagotto e primo trombone dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia; Aurelio Scudetti, attivo come percussionista nelle maggiori orchestre italiane, Alfonso Gonzalez Barquin, tromba dei Duisburger Philharmoniker e infine e il giovane contrabbasista Reed Sarusa Tucker.

 

La serata conclusiva di Giovedì 30 tiene in serbo una sorpresa a dir poco piacevole.
La prima parte del programma prevede l’esecuzione del celeberrimo
Quartetto per archi in fa maggiore, op.96, “Americano” di Antonín  Dvořák.
Quando Dvořák compose questo quartetto, nel 1893, ricopriva il ruolo di direttore del neonato Conservatorio di New York.
Il sottotitolo “Americano” richiama i numerosi accenni al folclore nordamericano, con il quale il compositore ceco, trovandosi insieme a molti altri boemi immigrati a Spilville, entrò in contatto rimanendone assai colpito.
È possibile, infatti, ritrovare sin da subito richiami alle melodie americane, come quella del primo movimento.
Il secondo tempo, Lento, presenta un’ulteriore faccia del compositore ceco, quella malinconica ed elegiaca, che, tuttavia, subisce un cambiamento di atmosfera nei due movimenti seguenti.
Qui infatti ritorna infatti la piacevole vivacità del mondo contadino, con le sue danze briose.

A condurre i giovani strumentisti sarà questa volta Antonio Lysy, violoncellista di fama internazionale.

Dopo l’intervallo, il Festival presenterà la vera novità di questa tredicesima edizione: un’insospettata impronta rock.
Illustre ospite della serata sarà infatti Mike Mills, bassista e compositore di molti brani della nota rock band R.E.M., il quale presenterà al pubblico del Rome Chamber Music Festival il suo nuovo Concerto per violino, rock band e quintetto d’archi.
Ad accompagnarlo in questa nuova composizione sarà il suo amico violinista di lunga data, Robert McDuffie.
Con questa, certamente interessante e stimolante performance si chiuderà questa edizione di uno dei festival estivi di Roma più attesi.

Matteo Macinanti

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Matteo Macinanti

Romano di nascita e per passione. A 8/9 anni ho ascoltato per la prima volta Giovanni Sebastiano Ruscello e da quel dì non ho più ho smesso di essere musicopatico. Sono diplomato in Clarinetto al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e studio Musicologia a Roma e a Parigi.