5 ascolti per incontrare Brahms

In Compositori by Filippo Simonelli2 Comments

Fare una selezione di cinque ascolti brahmsiani è stata una sfida ben più ardua del previsto. Per quanto infatti il catalogo del maestro di Amburgo comprenda solo 122 composizioni, non ce n’è una, dalla Sonata in Do Maggiore op. 1 agli 11 corali per organo op. 122, che non sia degna di una attenzione speciale, quella stessa che un maniaco perfezionista come Johannes Brahms amava porre in ciascun suo lavoro. Nell’affrontare questa modesta playlist è bene tener presente che non si tratta in alcun modo di una classifica, ma è semplicemente una selezione frutto di una scelta difficile ma necessaria per cercare di mettere in luce aspetti differenti di un repertorio estremamente variegato. Sono stati applicati dei tagli dolorosi, dolorosissimi, a cui verrà presto posto rimedio, si spera, ma intanto, si spera che il lavoro possa essere apprezzato così com’è.

Valzer Op.39 n.15

Quando Brahms, attorno alla metà degli anni ’60 dell’ottocento viveva a Vienna, fu stregato, letteralmente, dal Valzer , che in quel periodo aveva conquistatao la capitale dell’impero e dominava incontrastato in tutte le serate di gala. Le cronache dell’epoca narrano addirittura che ad una di queste serate, a cui Brahms partecipava talvolta, venne corteggiato da una ammiratrice. Giunto al momento del congedo, donò alla donna un ventaglio con le prime note del “Bel Danubio Blu” di Strauss, aggiungendo di suo pugno le parole “Leider Nicht von mir, Johannes Brahms” (purtroppo non di Johannes Brahms). Ma la sua infatuazione per il valzer non rimase senza note felici. Nel 1865 infatti pubblicò una propria raccolta di Valzer, l’Opus 39, per pianoforte a quattro mani, che ebbe talmente tanto successo da essere poi ripubblicata in due versioni (semplificata e completa) per pianoforte solista.

Sinfonia n.1, Un poco allegretto e grazioso (terzo movimento)

La prima sinfonia è forse il lavoro che ha più angosciato il musicista Brahms. I primi schizzi di una sinfonia in re minore risalgono al 1854, ma il grosso del materiale poi finì per confluire nel primo concerto per pianoforte. La sinfonia, poi riscritta in do in omaggio alla tradizione Beethoveniana e completata ben ventuno anni dopo, assunse un aspetto grandioso ma forse a tratti ancora non maturo del tutto, ad eccezione dello Scherzo.

Di tutte le pagine sinfoniche brahmsiane il terzo movimento è quello più cameristico e ordinato. Alla prima sezione, guidata da un tortuoso tema del clarinetto, si contrappone un classico trio più tempestoso e dove invece sono gli archi a farla da padrone. Eppure questo movimento, che ad un primo ascolto può addirittura apparire transitorio tra tutti gli altri movimenti ben più ingombranti, è proprio quello che offre un saggio ideale del Brahms che verrà.

Quartetto per pianoforte op. 60

Il quartetto per pianoforte op. 60 di Brahms, iconicamente denominato quartetto “Werther”, è uno dei lavori più fortemente romantici del compositore. Scritto nel 1875 come ultimo di una serie di tre quartetti, è pieno di riferimenti a Clara Schumann, la donna che più ha segnato l’animo solitario di Brahms. Già a cominciare dal tema del primo movimento si avverte una trasposizione di uno dei più celebri “Temi di Clara”, scritto da Schumann come parte dei Bunte Blatter op. 99 (e in questo caso trasposto per adattarsi alle esigenze del pezzo); ma al tempo stesso si sentono in maniera evidente i tributi ai maestri Mendelssohn e Beethoven, come nell’apertura del quarto movimento.

Quintetto per Clarinetto op. 115

Quando Brahms conobbe il clarinettista Richard Muhlfeld, nel 1891, meditava da tempo di abbandonare la composizione. Eppure il musicista, presentatogli da Fritz Steinbach, ravvivò in lui il desiderio di comporre. Fu così che trascorse l’estate dello stesso anno a comporre musica pensata per quel talento. Dalla sua ritrovata produttività nacquero il trio per clarinetto, il quintetto in parola e successivamente le sonate per clarinetto. Questa composizione in particolare servì a Brahms per ricapitolare gran parte della letteratura precedente per clarinetto, da Mozart (che venne usato come modello per la struttura) a Weber e al suo concerto in Fa, da cui vennero mututati alcuni passaggi.

Se mi è concesso uscire per un attimo dai ranghi, c’è proprio da dire che è una fortuna che i due si siano incontrati.

Wiegenlied op. 49, n.4

La fama di Brahms è divenuta universale grazie a questo Weigenlied, che altro non è che il nome tedesco della più celebre ninna nanna del mondo. Sia il testo che la melodia appaiono nella tradizione tedesca a cui il musicista faceva costantemente appello. Il testo appare nella raccolta “Das Knaben Wunderhorn” di Georg Scherer, divenuta celebre per essere stata poi utilizzata anche in un ciclo eponimo di Lieder Mahleriani, mentre la melodia appartiene al folklore tedesco e verrà ripresa da Brahms stesso nella sua sinfonia in re maggiore.

La composizione di questo brano in particolare risale all’occasione della nascita del secondo figlio di Bertha Faber, amica ed in passato anche amore del compositore, e secondo gli studiosi brahmsiani (tra cui Swafford) nella sua tessitura fa riferimento ad una melodia che Bertha avrebbe cantato a Brahms in gioventù. Per paradosso, a dire il vero, la prima esecuzione dal vivo di questo lied fu tenuta proprio da Clara Schumann.

Al di la del gossip rimane comunque un’ottima ninna nanna, in verità. O no?

Filippo Simonelli


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Filippo Simonelli

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Chitarrista di formazione. Devoto a Johannes Brahms, ho sviluppato col tempo una passione per la musica britannica e per Aaron Copland. Mentre ero alle prese con una laurea in Relazioni Internazionali ho deciso di fondare Quinte Parallele.