5 ascolti per incontrare Haendel

In Compositori by Lorenzo Papacci0 Comments

George Friedrich Händel nacque ad Halle il 23 Febbraio 1685 in un famiglia che oggi diremmo piccolo-borghese. Il padre Georg era un barbiere-cerusico e aspirava per il figlio degli studi di legge, ma Händel sin da bambino manifestò un grandissimo interesse ed un precoce talento per la musica e fu subito chiaro che la sua vita doveva essere dedita a quest’arte. Fino all’età di venti anni si spostò in varie città della Germania tra le quali Berlino e Amburgo dove ebbe i suoi primi approcci con l’opera scrivendo l’Almira e contribuì a realizzare quel teatro nazionale tedesco che si stava cercando di instaurare ad Amburgo. Il giovane Georg partì poi per l’Italia dove visitò Firenze, Roma, Venezia e Napoli, qui ebbe modo di far rappresentare alcune sue opere e conobbe musicisti di spicco come Corelli, Pasquini e Alessandro Marcello, strinse un’importante amicizia con Domenico Scarlatti che poi andrà avanti quando egli si trasferirà a Londra.

Da buon tedesco, inizialmente il nostro odiava il modo di fare opera degli italiani ma poi venendo in Italia ne rimase estasiato. Nel 1709 ottenne la carica di Kappellmeister nella città di Hannover, ma ben presto fu oggetto di forti richieste dei suoi ricchi ammiratori londinesi che gli chiedevano di trasferirsi in Inghilterra e nel 1710 si recò a Londra dove ottenne la protezione della regina Anna e fece rappresentare l’opera Rinaldo che ottenne un gran successo. Händel rimase stabilmente in Inghilterra dal 1717 e diverrà direttore del teatro Haymarket, dove cominciò a dedicarsi anche alla creazione di oratori oltre che alla produzione operistica, ma la sua posizione diventò in breve tempo difficile poichè cominciò a essere visto di cattivo occhio dal re Giorgio I e dalla sua corte e si ritrovò a dover fronteggiare la concorrenza di Giovanni Battista Bononcini nella  produzione operistica. In seguito Bononcini dovette farsi da parte in questa disputa, poichè venne scoperto un plagio clamoroso a suo carico che ne minò la credibilità. Handel dovette poi “fronteggiare” Johann Adolf Hasse e Nicola Porpora: nonostante le sue opere avessero successo Handel passò fasi di grande impopolarità, il problema era che il pubblico inglese non accettò mai totalmente l’opera italiana e il diletto che se ne traeva veniva visto come “esotico” e “irrazionale” per usare le parole di Samuel Johnson, questo portò perfino, nel 1732, Aaron Hill ad invitare Handel a liberare l’opera inglese dalla “servitù italiana” e “dimostrare che l’inglese è abbastanza duttile per l’opera”. Händel, allora, si rifugiò negli oratorio date le delusioni che l’opera gli aveva portato e compose in questo periodo i suoi più grandi capolavori in questo ambito come il “Messiah” (1742).

Händel fu contemporaneo di Bach e le loro musiche vengono spesso paragonate: si usa solitamente dire che Händel guardava intorno a sé, mentre Bach guardava dentro di sé. Questo per dire che Bach possiede un approccio più riflessivo e interiore e sintetizza la musica che lo ha preceduto nella sua, mentre Händel viaggiò molto e conobbe le varie tendenze del gusto europeo, nonché gli stili dei vari compositori che incontrò personalmente, egli fu figlio del suo tempo e conobbe il successo in vita mentre nel caso di Bach la sua musica fu rivalutata posteriormenteHändel fu un artista “alla moda” nel senso buono di questo termine e forse oggi sconta la poca concordanza con il nostro tempo per via della sua grande attualità con la sua epoca. Per chiudere è difficile trovare di meglio che le parole del musicologo William Henry Hadow, il quale sostenva che: “Di regola, la melodia di Handel è la più diretta, quella di Bach la più riflessiva: una più interessata all’immediata presentazione del suo tema, l’altra alla meditazione sul suo contenuto. Handel pensa armonicamente e usa la sua maestria nel contrappunto per rilevare e decorare uno schema concepito in termini armonici; Bach pensa contrappuntisticamente e la sua ricchezza di colore armonico sorge in gran parte dal gioco interno e mobile delle parti”.

Se non siete degli esperti di Händel, rimarrete probabilmente stupiti dall’età a cui compose questa ricchissima composizione. Il giovane Georg Frederich compose Il Salmo Dixit Dominus a soli 22 anni durante il suo primo soggiorno italiano, ed è anche la prima composizione di cui è conservato ancora oggi il manoscritto originario. Si tratta di una delle prime composizioni a carattere sacro di Händel (dedicatario dell’opera, secondo James Hall, è il cardinale Carlo Colonna). Eppure, nonostante l’argomento impegnativo, la composizione è forte e briosa al tempo stesso, e spicca in particolare la forte voce dell’orchestra che non viene mai “schiacciata” dal coro.

Le suite per clavicembalo sono uno dei grandi must del repertorio solistico di Händel. Ciascuna di queste suite presenta una propria particolarità, dimostrando la ricchezza dell’idea formale dietro a tutte le composizioni del musicista di Halle. Quella in re minore fa parte del gruppo delle nove (HWV 434-442), e sebbene non sia forse quella con la struttura più originale, come la ciaccona numero 435, è diventata la più famosa grazie alla celebre Sarabanda che è stata utilizzata come colonna sonora del film Barry Lindon di Stanley Kubrick.

La suite 430 invece è diventata celebre per la sua Aria conclusiva, che ha reso famosa la suite come il “Fabbro Armonioso”. Secondo alcuni la composizione sarebbe stata concepita da Händel ascoltando il battere ridondante del martello di un fabbro che gli aveva offerto rifugio durante una tempesta. Da questo battito avrebbe ripreso l’ostinato della mano destra della prima variazione.

Händel è considerato un compositore quasi Inglese per la sua lunga permanenza alla corte del Re Giorgio I. Fu proprio il Monarca della famiglia Hannover a commissionargli una musica da suonare nelle sue passeggiate acquatiche lungo il corso del Tamigi. Da questa richiesta sono nate le tre suite oggi note come “Water Music”, e furono di fatto eseguite per la prima volta durante una di queste passeggiate. Il “Daily Courant” all’epoca raccontava di due barche con cinquanta musicisti sopra che raggiunsero l’imbarcazione reale suonando la musica del tedesco, attirando attorno al fiume uno stormo di curiosi che furono allietati dalle note trionfali dei cinquanta musicisti per un pomeriggio intero, in una sorta di grande concerto pubblico.

Chiudiamo la nostra selezione con la celebre Passacaglia per Arpa e Orchestra, tratta dalla settima suite, un vero e proprio inno del barocco e di Händel. La musica, organizzata secondo un nucleo tematico in sol minore enunciato la prima volta dall’orchestra e ripreso in un crescendo di virtuosismo e abilità tecnica dal solista con l’Arpa. In Italia il brano è divenuto celebre perché utilizzato come musica degli intervalli del carosello di Rai3.

Filippo Simonelli

Lorenzo Papacci


 

 

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Lorenzo Papacci

Nato nel 1994, studio lettere ad indirizzo musicale all'università "La Sapienza". Melomane convinto e polemico amante di Verdi e Puccini. Se vedo un pianoforte penso a Liszt, degli strumenti ad arco a Vivaldi e un'orchestra a Mozart e Bruckner. Profondamente convinto che la semplicità e l'eleganza in musica portino lontano.