Ritratto in concerto – Angela Hewitt

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Martedì 2 Febbraio 2016 la serata della stagione concertistica della IUC ha avuto come protagonista la ben nota pianista canadese Angela Hewitt, la quale ha presentato al suo affezionato pubblico romano dell’Aula magna della Sapienza un programma piuttosto omogeneo diviso in due parti: sei sonate di Domenico Scarlatti (in re minore K. 9, do maggiore K. 159, si minore K. 87, la maggiore K. 24, si minore K. 377, re maggiore K. 96) insieme alla partita n.2 in do minore BWV 826 di Bach per la prima, e la sonata in mi bemolle maggiore n. 23 op. 81a “Les Adieux” di Beethoven, preceduta da altre cinque sonate del compositore napoletano (do maggiore K. 513, fa maggiore K. 82, la minore K. 109, re minore K. 141, fa minore K. 481), per quanto riguarda la seconda parte.

Nonostante qualche leggera distrazione su alcuni passaggi particolarmente brillanti e virtuosistici di Scarlatti, la Hewitt, con la sapiente disposizione dei pezzi in programma, ha saputo creare l’atmosfera calda e vivace che richiedono queste sonate più vivaci.
E’ proprio qui che la pianista riesce ad evocare in modo chiaro la doppia natura iberico-partenopea della quale partecipano molte delle 555 sonate di Domenico Scarlatti pubblicate in parte col nome dichiaratamente pedagogico di “Essercizii per gravicembalo”.

Un esempio lampante di come Scarlatti faccia confluire nella sua musica l’ambiente in cui si muove lo si può udire distintamente nella sonata in la maggiore K 24: è infatti possibile ritrovare dei giri armonici tipici della musica andalusa e in particolar modo delle tecniche proprie della stessa musica flamenca, come i numerosi rasgueos nella linea di basso, che la pianista ha saputo sottolineare con la dovuta virulenza propria di questo genere musicale.



Il programma però prevedeva altresì l’esecuzione delle sonate più cantabili e lente del corpus scarlattiano, come l’elegiaca sonata in fa minore K 481: è qui che la Hewitt riesce a far emergere la sua femminilità, attraverso un tocco delicato e ben calibrato che contribuisce a creare l’atmosfera più intimista delle sonate lente in tonalità minore.

Ma la vera perla della serata non poteva che arrivare con la parte di programma dedicata a Bach, di certo l’autore più vicino alla pianista canadese (pare giusto ricordare in questa sede l’incisione completa delle composizioni di Bach per tastiera in 14 dischi affidata alla Hewitt dall’etichetta discografica Hyperion Records): la partita n.2 di Bach, ossia una delle sei composizioni che costituiscono l’opera Clavier Übung (esercizio per tastiera) dove si può assistere alla nobilitazione dello spirito galante di gusto francese allora predominante per le musiche di danza.
La Hewitt, inoltre, è riuscita in particolar modo a rendere bene la scherzosità propria degli ultimi due movimenti, il rondeau e il capriccio.

“La più grande interprete di Bach della nostra epoca”, come è stata definita da The Guardian, ha saputo anche in questo concerto, dimostrare la sua capacità nel calibrare perfettamente le varie voci del contrappunto di Bach, dando la possibilità, anche al pubblico meno esperto, di entrare all’interno del fitto gioco di incrocio di voci proprio delle fughe bachiane.
Non è un caso che la Hewitt abbia saputo confrontarsi in modo magistrale con l’aspetto più propriamente “danzabile” della musica, dal momento che, come riconosce lei stessa, lo studio della danza in età giovanile le ha permesso di rendere bene il ritmo delle musiche di danza del ‘700.

Prima di concedere il bis, la Hewitt ha voluto concludere la sua performance con la sonata “Les Adieux” di Beethoven, composta, come ben si sa, per la partenza forzata dell’amico Rodolfo d’Asburgo.
Anche qui, il pubblico ha avuto il piacere di confrontarsi con un’esecuzione davvero pregevole di questa composizione oltremodo nota. Di particolare rilievo il finale, reso ad una giusta velocità e con la giusta potenza che si addice a questa pagina.

La risposta del pubblico, come già nelle altre performances della Hewitt, è stata entusiastica, e la pianista, fermandosi ad autografare i propri CDs al termine del concerto, ha potuto rinsaldare il legame con gli spettatori.
Inoltre nella giornata di oggi, mercoledì 3 Febbraio, Angela Hewitt ha partecipato all’incontro all’interno dello spazio “Musica Pourparler”, dove ha potuto confrontarsi con semplicità anche con le domande del giovane pubblico delle scolaresche romane.

Matteo Macinanti

 

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Matteo Macinanti

Romano di nascita e per passione. A 8/9 anni ho ascoltato per la prima volta Giovanni Sebastiano Ruscello e da quel dì non ho più ho smesso di essere musicopatico. Sono diplomato in Clarinetto al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e studio Musicologia a Roma e a Parigi.