5 ascolti per incontrare Mendelssohn

In Compositori by Filippo Simonelli0 Comments

207 anni fa nasceva Felix Mendelssohn Bartholdy, pianista, direttore e compositore ma soprattutto figura cardine del primo romanticismo tedesco. Nipote del filosofo Moses Mendelssohn e di religione nascita, fu un enfant prodige estremamente prolifico fin dalla più tenera età: il suo capolavoro probabilmente più noto, l’Ouverture per lo Shakespeariano “Sogno di una notte di mezza estate” vide la luce nel 1820, quando aveva appena 17 anni.Se siete pianisti avete certamente incontrato Mendelssohn e le sue romanze fin dai primi anni dello studio, se siete cultori della storia e degli aneddoti che circondano il mondo della musica sarete a conoscenza della grande amicizia che lo legò a Schumann e della rivalità che invece lo legò a Wagner. Se siete musicisti non potete comunque rimanere indifferenti di fronte alla grande eredità che questo splendido genio amburghese ci ha lasciato, al suo dono melodico o più semplicemente alla sua splendida musica. Abbiamo provato a raccogliere 5 ascolti irrinunciabili del suo repertorio, qui.

Concerto per violino in mi minore

Mendelssohn è stato per tutta la sua carriera di compositore un grande costruttore di melodie. L’intero primo movimento di questo delizioso concerto è interamente costruito sulla prima frase enunciata dal violino, con cui gioca per tutto il resto della composizione. Nel successivo Andante Mendelssohn non rinuncia alla forma tripartita tipica delle sue romanze, tanto da cancellare qualsiasi dubbio e consegnare questo concerto al romanticismo più puro. Nel terzo movimento il tanto amato tema iniziale torna, ancora in forma nuova. Piccola curiosità : si dice che questa concerto abbia ispirato un giovane Jean Sibelius a prendere il violino. Serve altro? Si. Se vogliamo, possiamo instaurare un parallelo molto credibile tra la felice e gioconda melodia saltellante del terzo movimento del suo concerto e quella del terzo movimento del Concerto per violino di Tchaikovsky.

Ouverture al “Sogno di una notte di mezza estate”

Quando Mendelssohn concepisce questo capolavoro non ha ancora raggiunto la maggiore età. Eppure può annoverare nel suo catalogo decine e decine di opere compiute. L’opera completa verrà poi conclusa nel 1843, ma la magia sta nel’Ouverture infantile di un Mendelssohn che, imbevuto della mistica romantica che scaldava i cuori della gioventù romantica del suo tempo, ricrea a colpi di organico orchestrale tutti i colori della commedia di Shakespeare. La prima dello spettacolo fu anche il suo debutto pubblico, che lo consegnò già alla sua giovanissima età all’olimpo della musica. E a tutte le chiese del mondo, vista la incredibile popolarità della sua marcia nuziale.

Sinfonia N. 3, detta Scozzese e N.5 , detta Riforma

Come tutti gli eredi di Beethoven, anche il Mendelssohn più maturo avverte la necessità di misurarsi con il genere più alto, la sinfonia. E nonostante al giorno d’oggi non siano le sue opere più famose, anche le sinfonie meritano di essere ascoltate ed ammirate.

La quinta, nonostante la numerazione, è precedente alla terza. Nacque infatti nel 1830, come celebrazione dei 300 anni dalla riforma protestante. Mendelssohn che si era convertito assieme alla famiglia alla nuova religione aggiungendo il nuovo cognome Bartholdy, scelse di celebrare la ricorrenza con una sinfonia che Michel Chion ha definito “vigorosa”. Nonostante non abbia avuto grande fortuna, tanto da venire rifiutata dalla Società dei concerti del conservatorio di Berlino, l’opera è risultata essere una pietra miliare per il modo di comporre sinfonie dopo Beethoven, in una forma capace di svincolarsi dalle vestigia del maestro di Bonn. Anche formalmente introduce una peculirità tipica delle sinfonie di Mendelssohn, ovvero l’inversione di Scherzo e Andante che tornerà nella scozzese.

La terza sinfonia fu concepita durante un viaggio in Scozia, lo stesso in cui nacque anche la splendida Ouverture “Le Ebridi”. Fin dalle prime battute in la minore del primo movimento salta all’occhio il carattere dolente e tremendamente romantico dell’opera, che risente chiaramente dell’influsso dell’epica scozzese di Ivanhoe e dei canti di Ossian. Notevole è l’utlizzo del clarinetto nel secondo movimento ad imitazione della cornamusa, tipicamente scozzese. L’opera non ottenne in verità un gran riscontro dalla critica all’epoca, con l’eccezione vistosa di Richard Wagner che, dimenticando o semplicemente mettendo da parte l’ostilità per l’amburghese la elesse a modello per le creazioni future, proprio in virtù dei suoi accenni all’epica e alla leggenda.

 

Piano Trio in re minore, op. 49

Non poteva mancare il Mendelssohn cameristico alla nostra breve lista. Se le Romanze senza parole, croce e delizia del giovane pianista, meritano un discorso a parte, questo splendido trio può entrare di diritto nella serie degli irrinunciabili. Con esso non a caso si guadagnò la stima di un certo Robert Schumann, che gli dedicò parole di giubilo sulla sua Neue Zeitschrift für Musik. Il primo movimento presenta la tipica forma sonata, mentre nel secondo Andante la melodia del pianoforte è divisa equamente tra le due mani del pianoforte, proprio come nelle celebri romanze. Il quarto movimento, che subentra dopo un breve Scherzo, è il più complesso dell’intera opera, in quanto presenta almeno due forme nettamente distinte tra loro, prima la sonata e poi il Rondò. Tra i musicologi è diffusa l’idea che Brahms si sia ispirato a questo accorgimento per molti dei suoi lavori cameristici.

Mendelssohn è stato capace dunque, inconsapevolmente, di riunire nella sua opera due personaggi così incredibilmente distanti come Brahms e Wagner. Stavolta forse non occorre davvero altro se non augurare il miglior compleanno possibile al signor Felix…

Filippo Simonelli

 

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Filippo Simonelli

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Studente di composizione al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, chitarrista di formazione. Laureato in Scienze Politiche con tanta voglia di scrivere, direttore di Quinte Parallele.